venerdì, novembre 25, 2005

Michael Novak mette l'Islam sulla bilancia

Michael Novak, filosofo cattolico ed ex ambasciatore statunitense presso diversi organismi internazionali, ha appena pubblicato sul suo sito il testo della prima "Friedrich Hayek Lecture", da lui tenuta lo scorso maggio al Manhattan Institute. L'argomento è dei più attuali e drammatici: Islam, libertà e democrazia. Novak individua 5-6 motivi per essere pessimisti sull'evoluzione democratica dei Paesi islamici e altrettante ragioni per poter ben sperare. Le schematizzo brutalmente, invitando gli interessati a leggere per intero il testo di Novak.

Le ragioni del pessimismo
1) I terroristi "islamofascisti" non solo odiano noi occidentali e gli stessi islamici indignati dalle loro barbarie, ma hanno abbastanza potere da far saltare in aria l'intero processo di democratizzazione dei Paesi islamici.
2) Nei Paesi islamici, storicamente, le donne sono escluse dalla gran parte delle cariche pubbliche.
3) Fattore demografico: vi è una evidente sproporzione numerica tra maschi e femmine, a vantaggio dei primi, e statisticamente i maschi giovani disoccupati e frustrati sono la causa principale di disordini e violenze.
4) I musulmani, guardando l'Occidente e la sua mancanza di valori spirituali, temono, abbracciando la democrazia, di fare la stessa fine.
5) Il forte risentimento storico, con cui la loro cultura orgogliosa è costretta a convivere, dovuto alle sconfitte militari e culturali subite ad opera dell'Occidente (un fattore, questo, su cui anche il grande Bernard Lewis mette spesso l'accento, NdAcm) .

Le ragioni dell'ottimismo
1) Gli resta solo la democrazia. I Paesi islamici le hanno provate tutte, dal colonialismo al nazionalismo arabo al socialismo al fascismo ai regimi fondamentalisti. Ogni volta i risultati sono stati morte e miseria. Se vogliono cambiare davvero, non resto loro che la democrazia. E' la cosiddetta "via negativa", come la chiama Novak.
2) L'Islam, come il Cristianesimo e l'Ebraismo, è sostanzialmente una religione di premi e punizioni. Come tale, esso è, «implicitamente, una religione di libertà».
3) Oggi più che mai è elevato il numero degli intellettuali musulmani che lavorano all'estero, in Stati democratici. Dove possono imparare che è possibile vivere da bravi musulmani e abbracciare allo stesso tempo le regole della democrazia.
4) Quelli di loro che non vanno all'estero possiedono comunque una televisione. Alcuni saranno offesi dai modelli occidentali che essa propone, altri la useranno per comprendere le loro potenzialità di affermazione individuale.
5) La grandezza di Allah "relativizza" ogni possibile leader politico sulla terra. E', in sé, un fattore di democratizzazione, dal momento che dinanzi alla divinità gli uomini si riconoscono tutti uguali e ugualmente miseri.
6) I musulmani hanno mostrato di avere abilità superiori a quelle di tanti altri nell'uso del mercato e del commercio. Non è condizione sufficiente per arrivare alla democrazia, ma condizione necessaria sicuramente sì.

"Islam Tests Democracy" by Michael Novak.

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