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Visualizzazione dei post con l'etichetta Lavoro

Gli stipendi da tagliare

di Fausto Carioti Gli schiaffoni rimediati in queste settimane dalla classe politica (ieri, per dire, è stato arrestato per corruzione l’ex sindaco di Gallipoli, incidentalmente dalemiano) hanno già prodotto un risultato: gli stipendi di ministri e parlamentari saranno tagliati, almeno del 5%. Troppi politici ansiosi di rifarsi l’immagine, ormai, si sono sbilanciati a prometterlo sull’onda delle inchieste giudiziarie e della crisi finanziaria, e tirarsi indietro sarebbe imbarazzante persino per gli standard cui ci hanno abituati. Se poi un ministro assennato e vicino al premier come Franco Frattini assicura a Libero (nell’intervista pubblicata domenica) che presto la proposta del taglio degli stipendi sarà fatta propria da Silvio Berlusconi, è il caso di prenderlo sul serio. Anche ammesso, però, che le cose vadano davvero così, resta da capire fin dove si debba arrivare. Vanno tagliati pure gli stipendi dei politici locali? E soprattutto: è giusto ridurre anche le buste paga più pingui...

Napolitano si è rotto di Repubblica

di Fausto Carioti Alle undici del mattino di ieri la notizia è diventata ufficiale: Giorgio Napolitano si è rotto le scatole di Repubblica. È dall’inizio della legislatura che quelli di largo Fochetti lo tirano per la giacca. Su ogni legge approvata dalla maggioranza, su ogni decreto varato dal governo si ripete la solita scena: prima Repubblica scrive che la norma in questione è un attentato alla democrazia, alle libertà fondamentali dell’uomo, alla pace nel mondo o a tutte queste cose messe insieme più altre. Poi assicura che Napolitano è orientato a non firmarla perché la ritiene incostituzionale (confondere la realtà con i propri desideri, e spacciare questa operazione per scoop, è una delle specialità più antiche di casa Scalfari). Però il capo dello Stato, che pure si consulta con dotti giuristi, alcuni dei quali vicini a Repubblica, alla fine decide con la testa sua, non con quella dei confidenti del quotidiano. E infatti, nove volte su dieci, la firma la mette. A questo punto a...

Immigrati e lavoro: cosa c'è scritto davvero nello studio di Bankitalia

di Fausto Carioti Da ieri, nella biblioteca del bravo multiculturalista c’è un nuovo volume. In realtà è uscito un mese fa. Ma le agenzie di stampa e i partiti politici ne parlano adesso perché a metà agosto non accade nulla di interessante e su qualcosa bisogna pur litigare. Il titolo del testo, " L’economia delle regioni italiane nell’anno 2008 ", non è dei più accattivanti. Dentro, però, c’è scritto proprio quello che in molti vogliono sentirsi dire: gli immigrati non tolgono il lavoro agli italiani. E siccome il documento in questione è firmato dalla Banca d’Italia, giornali e commentatori di sinistra (e non solo) ce lo stanno già rivendendo come la conferma ufficiale del fatto che i nuovi arrivati non creano problemi agli italiani, e che la paura di perdere il posto a causa dell’arrivo degli stranieri è infondata. Solo che le cose non stanno proprio così. Non sempre, quantomeno. E basta leggere con attenzione quanto scritto da Bankitalia per capire che c’è un’altra metà ...

Da Draghi un allarme e un invito al governo

di Fausto Carioti Al governo, ieri Mario Draghi ha lanciato un allarme e un invito. Il primo riguarda molto da vicino quaranta milioni di contribuenti: è l’allarme tasse. All’uscita dalla crisi, ha detto il governatore della Banca d’Italia, «vi è il rischio che sull’economia gravi a lungo una pressione fiscale molto elevata». Va da sé che si tratta di un rischio da evitare, visto che le tasse in Italia sono già a livelli troppo alti. L’invito è più sommesso, ma altrettanto importante: il governo può e deve osare di più per aiutare le categorie colpite dalla crisi. In altre parole, se oggi gli ammortizzatori sociali puntano soprattutto a difendere il perimetro degli occupati, mantenendoli legati alle imprese tramite la cassa integrazione, presto dovranno estendersi pure a chi è senza lavoro. Anche perché il tasso di disoccupazione, da qui al termine della crisi, tornerà ad essere superiore al 10%. Chiedere al governo di evitare l’aumento delle imposte e allo stesso tempo di ricorrere al...

I morti della Saras e quelli della Thyssen

di Fausto Carioti Che i padroni non fossero tutti uguali è roba nota. Alcuni sono «a prescindere» più buoni degli altri, anche se il loro stomaco può contare su una voluminosa matassa di pelo. Ma ieri si è scoperto che pure i morti sul lavoro non sono tutti uguali. Certi - come quelli che nel dicembre del 2007 morirono nel rogo torinese della Thyssen - chiedono giustizia immediata, cioè vendetta: sangue chiama sangue. Altre vittime ispirano invece ragionamenti più pacati, decisioni a freddo e procedure molto più garantiste. È il caso dei tre lavoratori della cooperativa di manutenzione Comesa morti martedì nell’impianto sardo della Saras, che fa capo alla famiglia Moratti. Allora, un anno e mezzo fa, giornali, politici, sindacalisti e investigatori dopo poche ore avevano già emesso la sentenza, che era quella di omicidio volontario. «L’azienda sapeva che il pericolo c’era e non ha fatto nulla», era la frase sulla bocca di tutti. Stavolta, leggendo le cronache, l’aria che si respira è i...

La verità di Brunetta e l'ipocrisia della sinistra

di Fausto Carioti A corto di voti e di intelligenze, alla sinistra resta l’indignazione ipocrita verso chi dice verità banali, ma politicamente scorrette. Ieri è toccato a Renato Brunetta. Il quale, tanto per cambiare, non ha fatto nulla per evitarlo. Tanto da trovarsi, a un certo punto, ai ferri corti pure con la sua collega di governo Mara Carfagna. A un convegno sulle pari opportunità, davanti a una platea quasi tutta femminile, Brunetta ha denunciato dal palco una delle principali storture del pubblico impiego, che vede molte donne nella duplice veste di defraudatrici e vittime. «Non voglio più che le donne scappino dai posti di lavoro per andare a fare la spesa e poi tornare a casa alle 13.30 con le buste in mano», ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione mentre si levava qualche fischio. Una sfida alle donne? Per Brunetta è l’esatto contrario: «La lotta all’assenteismo è una lotta di liberazione per le donne. Far finta di essere malate per accudire i mariti, per accud...

Se gli inglesi si rivoltano contro i lavoratori italiani

di Fausto Carioti È lecito, in tempi di crisi come questi, pretendere che i lavoratori nazionali vengano prima di quelli immigrati? In Italia, no. Qui ogni tentativo della manodopera locale di essere presa in considerazione prima di quella straniera è etichettato come inquinamento leghista della coscienza proletaria, e in quanto tale subito represso. I sindacati tappezzano le città di manifesti per dirci che i lavoratori sono tutti uguali, da qualunque parte del mondo vengano. Dalla parità di trattamento, spesso si sconfina addirittura nella “affirmative action”, la disparità in favore dei nuovi arrivati. È così che molte amministrazioni locali sono arrivate a finanziare, tramite prestiti e agevolazioni fiscali, le piccole imprese degli immigrati. Il risultato, ad esempio, è che gli stra-tassati negozianti italiani finanziano, con le loro imposte, i loro concorrenti immigrati, che così riescono facilmente a cacciarli fuori dal mercato. Chi avesse dubbi, vada a fare un giro nelle strade...

Il ceto medio, le famiglie e il governo: intervista a Maurizio Sacconi

di Fausto Carioti Approvato il pacchetto anti-crisi, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, approfitta del giorno di relativo riposo per spiegare a Libero il senso dei provvedimenti appena varati e anticipare i prossimi interventi. Quanto prima, infatti, il governo convocherà le Regioni per cambiare il modo con cui i fondi europei sono utilizzati. L’obiettivo è usare i soldi che arrivano da Bruxelles per finanziare i sussidi e la formazione e per creare nuove infrastrutture, anche allo scopo di mettere in circolazione denaro fresco e dare un po’ di ossigeno all’economia. Appena possibile, poi, l’esecutivo intende tornare al sistema delle deduzioni per carichi familiari (che riducono la base imponibile avvantaggiando le famiglie numerose), «colpevolmente» cancellato da Romano Prodi e Vincenzo Visco. Ministro, è soddisfatto del decreto? «Molto. C’è una visione chiara che tiene insieme la manovra di giugno e quella attuale». Che tipo di visione? «Da un lato la consapevolezza che quest...

Per la faccia di Epifani

di Fausto Carioti Quando Guglielmo Epifani sostiene che, grazie alla sua Cgil, sono stati modificati gli accordi per Alitalia già siglati il 14 settembre da Cisl, Uil e Ugl, millanta. Lo fa per salvare la faccia, o almeno ciò che ne resta. Fa bene Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, a ricordare che quelli siglati ieri dalla Cgil sono gli stessi accordi che pochi giorni fa Epifani si era rifiutato di firmare, e che tutte le altre cose scritte in queste ore sono solo «esigenze mediatiche». A partire proprio dalle “novità” aggiunte ieri. Che non sono affatto «modifiche» dei protocolli di dieci giorni fa, né «integrazioni». Ma solo chiarimenti a quanto già scritto. Ovvietà messe nero su bianco per dare modo a Epifani di spacciarle - con il tacito consenso di tutti, incluso il governo - come grandi conquiste. Niente di nuovo: la politica è fatta anche di certe finzioni. La verità è che Epifani era alla ricerca disperata di una via d’uscita dal vicolo cieco nel quale si era inf...

McDonald’s è meglio del no profit

di Fausto Carioti Mentre la sinistra slow food si agita per il licenziamento del fondatore del Gambero Rosso, Stefano Bonilli, da parte dei nuovi proprietari della testata, quelli che della sinistra dovrebbero essere la base - disoccupati, dipendenti a basso reddito, studenti più o meno squattrinati, immigrati - li trovi in fila nei fast food McDonald’s. Dove con 5 euro e 70 centesimi si mettono in pancia un panino con hamburger doppio, patatine e Coca Cola. Altro che welfare state, altro che enti no-profit: se essere “di sinistra” significa sfamare chi ha bisogno, la multinazionale americana, quotata a New York, Tokyo, Francoforte e altre Borse del mondo, si candida a essere l’istituzione più a sinistra dell’Occidente. Di più: i numeri forniti nei giorni scorsi dall’azienda del Big Mac sulle vendite di agosto dimostrano che nei momenti di crisi economica come quello attuale la grande industria del cibo fondata da Ray Kroc nel 1955 è una delle poche ancore di salvezza rimaste al ceto m...

Riposizionamento

A proposito di Alitalia e dell'operazione Fenice. Sulla prima pagina odierna di Europa , quotidiano del Pd: La fragilità dell’operazione è sotto gli occhi di tutti ma il Pd sa di dover stare attento. Perché un’opposizione “di governo” non può tifare per un crack; e soprattutto perché nessuno può escludere che Berlusconi alla fine ce la faccia. Anzi, quanto più ci si avvicina all’abisso, tanto maggiore sarebbe la gloria di un salvataggio. (...) In definitiva, proprio il fatto che Berlusconi si giochi la faccia fa pendere le previsioni in favore di un accordo pasticciato chiuso in extremis. Ovvero: compagni attenti, che Berlusconi ci frega anche stavolta.

"Effetto Brunetta"

di Fausto Carioti Senza fare nomi, perché l’elenco sarebbe lungo e tanto chiunque può andarselo a vedere sul sito web del governo: ma cosa hanno fatto tutti i ministri della Pubblica Amministrazione, di destra e di sinistra, che hanno preceduto Renato Brunetta? Certo, ognuno di loro ha passato mesi a “concertare” con i sindacati riforme di cui la gente comune non ha capito nulla e che nella migliore delle ipotesi lasciavano tutto come prima. Ma cosa hanno combinato nell’interesse di quello che avrebbe dovuto essere il loro vero interlocutore, il cittadino in fila davanti agli sportelli? È bastato che al loro posto arrivasse uno con le idee chiare, senza sudditanze nei confronti dei sindacati e con la voglia di non farsi imbrigliare da quella che Milton Friedman chiamava «la tirannia dello status quo», che subito la musica è cambiata. Le prime procedure burocratiche sono state snellite. Tutti hanno potuto vedere quanto i nostri amministratori hanno speso negli ultimi anni in consulenze ...

Cgil, operazione suicidio: ora il nemico è l'Ici

di Fausto Carioti C’è una poltrona libera, da qualche giorno: è quella di presidente del Partito democratico. Anche se con un certo ritardo, Romano Prodi ha preso atto che nel Pd non lo voleva più nessuno e che la sua presenza era solo motivo d’imbarazzo. Il successore dovrebbe essere uno tra Rosy Bindi e Franco Marini. Pacatamente, serenamente, ci permettiamo di suggerire un terzo nome: quello di Tafazzi, il personaggio televisivo noto per l’irruenza con cui si percuote i genitali a colpi di bottiglia. Sarebbe un “padre nobile” perfetto. Nessuno riassume meglio di lui il tratto caratteristico della sinistra italiana: la capacità di farsi del male, di insistere nell’errore anche dopo che la “base” ha fatto capire nel modo più chiaro che chi pretende di rappresentarla sta sbagliando tutto. L’ultimo gesto autolesionista l’ha appena compiuto Guglielmo Epifani. Il segretario generale della Cgil ha annunciato che il suo sindacato è contrario all’abolizione dell’imposta comunale sulla prima ...

Le colpe dei camionisti

di Fausto Carioti Certo, ci sono ragioni ideologiche dietro all’arroganza con cui il ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, sino ad oggi ha risposto “me ne frego” alle richieste degli autotrasportatori. Queste ragioni sono tutte racchiuse in quella parola che in bocca alla sinistra marxista, da cui Bianchi proviene, suona come la peggiore delle offese: “padroncini”. Il governo Prodi è abituato a mettersi prono davanti a ogni categoria di lavoratori che scende in piazza. Stavolta però quelli che scioperano, per Bianchi e compagni, non sono lavoratori, ma piccoli imprenditori, cioè nemici della classe operaia. Detto questo, resta da capire se i torti stanno davvero tutti dalle parti di Palazzo Chigi. La risposta, purtroppo, è “no”. Una parte del marcio si annida tra chi sta manifestando in queste ore. Almeno una colpa - enorme - gli autotrasportatori in rivolta ce l’hanno. Ed è quella di usare il peggiore dei metodi di lotta: il blocco forzato, il “picchetto”. Si limitassero a sciop...

Il badante di Romano

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C'era una volta il sindacato che difendeva i lavoratori. Anche e soprattutto dal governo. E diceva al governo: attenzione, che così fai male ai lavoratori. C'era una volta, ma adesso non c'è più. Ora c'è il sindacato che difende il governo dai lavoratori. E dice ai lavoratori: attenti, che così fate male al governo. Il prototipo del nuovo sindacalista è il segretario generale della Cgil, Gugliemo Epifani, che intervistato da Repubblica, con tutti i motivi che dovrebbe avere per chiedere ai lavoratori di votare a favore dell'accordo sul welfare e le pensioni, sceglie il ricatto morale: ragazzi, votate a favore dell'accordo anche se vi fa schifo, perché sennò cade Prodi . E questo spiega le attuali priorità della Cgil meglio di mille commenti. E' anche il segno che pure Epifani ormai ha esaurito tutti gli argomenti, e che la sua stessa base l'ha messo all'angolo. Il che, per inciso, appare anche comprensibile, visto il modo con cui le sigle confederali...

Sindacati complici del governo Prodi, ecco numeri e prove

Certe cose succedono solo con i governi di centrosinistra. Basta mettere in fila pochissimi numeri appena diffusi dall'Istat per capire che ruolo svolgano i sindacati confederali quando al governo ci sono i loro amici. Nel mese di luglio gli stipendi sono cresciuti dell' 1,8% rispetto allo stesso mese del 2006. E' il record negativo degli ultimi anni: è dal 2003 che le buste paga dei lavoratori dipendenti italiani non crescevano a un ritmo così basso (ma allora le conseguenze furono ben diverse, come vedremo tra poco). Sempre a luglio, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo del contratto nazionale è risultata pari al 72,3% (sì, quasi tre su quattro hanno il contratto scaduto), mentre nel luglio del 2006 in questa sgradevole situazione si trovava il 39,3% dei dipendenti. L'attesa media dei lavoratori italiani per il rinnovo contrattuale ora è pari a 8,0 mesi . Anche in questo caso, un anno fa andava decisamente meglio: nel luglio del 2006 i lavoratori dipendenti ...

C'è un altro tesoretto. Sono già pronti a mangiarselo

di Fausto Carioti C’è un nuovo “tesoretto” nelle casse dello Stato. Ammonta a 4 miliardi di euro. Proveranno a vendervela come una buona notizia, ma non è così. Perché quei soldi in più rispetto al previsto vengono dalle tasche dei contribuenti. Perché il loro arrivo nelle mani di Tommaso Padoa-Schioppa e Vincenzo Visco era in gran parte prevedibile, e quindi la coppia da incubo avrebbe potuto evitare di infierire. E perché non un euro tornerà indietro a chi ha pagato più di quanto il governo osasse sperare. Al contrario: le tasse aumenteranno ancora, e il centrosinistra riuscirà a mangiarsi per intero il surplus fiscale attuale e quello che si accumulerà nei prossimi mesi. Il nuovo tesoretto farà così la fine di quello vecchio, volatilizzato tra mance e marchette elargite per ammansire i partitini dell’Unione e le categorie vicine ai sindacati amici. Il meccanismo ormai è collaudato. Lo adottarono una prima volta quando dissero che il governo Berlusconi aveva lasciato i conti pubblici...

Se la legge Biagi licenzia Prodi

di Fausto Carioti E noi che ci avevamo riso sopra. L'avevamo scambiata per una gag da avanspettacolo, e invece si trattava di puro neorealismo. Era il 3 aprile del 2006 e Silvio Berlusconi faceva la sua profezia in diretta tv: «Immagino un tavolo con Prodi che cerca di tenere assieme Vladimir Luxuria che dà gratis gli spinelli, Pannella con su scritto Vaticano talebano, la Bonino con un cartello che dice aboliamo il concordato, Francesco Caruso con il passamontagna e i bulloni, Diliberto che sventola la bandiera di Fidel Castro e D'Alema vestito da marinaretto. Come può pensare di tenerli insieme?». Ecco, ora lo ammettono pure a sinistra: stare insieme è impossibile. Ammainate le scaramanzie, la parola «crisi» oggi è sulla bocca di tutti i sostenitori di Prodi. Ieri i lettori dei giornali vicini all'Unione avevano bisogno di un antidepressivo, che di questo passo presto troveranno allegato al loro quotidiano. Il direttore dell'Unità, Antonio Padellaro, iniziava avverten...

Le ragioni dei cinesi

di Fausto Carioti Eppure siamo tutti cinesi. Guardando ai disordini scoppiati nella Chinatown milanese, imprenditori e contribuenti farebbero bene a realizzare che un po' cantonesi qui in Italia lo siamo tutti, e che spellarsi le mani per applaudire uno Stato che leva l'automobile a un commerciante perché l'ha usata per trasportare qualche scatola di scarpe in negozio è come applaudire il proprio torturatore perché stavolta ha preferito infierire su qualcun altro. Una soddisfazione forse comprensibile dal punto di vista umano, ma di certo alquanto miope: passata la smania momentanea per i cinesi, i prossimi a finire impiccati ai lacci e ai lacciuoli della nostra legislazione torneranno a essere i tartassati italiani. Perché va bene il principio del "rule of law", il rispetto della legge e il fatto che essa debba valere per tutti. Ma se la legge è vessatoria e chi la dovrebbe applicare è forte con i deboli e debole con i forti (almeno a Roma funziona così), incavol...

Come deresponsabilizzare una generazione

Un incentivo (l'ennesimo) al piagnisteo generazionale è appena arrivato dall'Istat. Il cui direttore centrale ha spiegato che i giovani italiani (giovani si fa per dire: si parla di gente più vicina ai 35 anni che ai 25) sono costretti a vivere con i genitori perché sono lavoratori precari e non hanno la disponibilità economica per andare a vivere da soli. Detta altrimenti: se a 34 anni vivo ancora con la mamma la colpa non è mia, ma del pacchetto Treu e della legge Biagi, insomma del mercato del lavoro, insomma della società. Un ottimo modo per rimuovere dalla coscienza di una generazione quel poco di responsabilità che le resta. E basta leggere il raffronto tra un paio di dati italiani ed europei (all'Istat dovrebbero averne una discreta collezione) per rendersi conto che si tratta di una scusa infondata. Primo dato: il tasso di precarietà del lavoratore italiano è del tutto in linea con quello europeo. Anzi, negli altri Paesi della Ue, in media, esso è un po' alto. ...