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Primo miracolo di Obama: la riabilitazione di Bush

di Fausto Carioti La riabilitazione di George W. Bush sta avvenendo prima di quanto si potesse prevedere. E il merito è tutto del suo successore, Barack Obama. Il Messia che avrebbe dovuto rivoluzionare le nostre vite sinora è riuscito solo a cambiare la percezione che gran parte del consorzio umano aveva di Bush. Il quale, neanche un anno dopo l'addio alla Casa Bianca, sta dimostrando di avere azzeccato almeno la sua scommessa più grossa: il conflitto in Iraq. In Mesopotamia parlare di pacificazione in atto, e quindi di missione in via di riuscita, oggi non è più un azzardo. Mentre Obama, sino ad adesso, in politica estera non è stato baciato dal successo. A partire dall'altra guerra, quella in Afghanistan, nella quale ha investito tutta la sua credibilità senza produrre, sinora, alcun risultato. Mentre Israele e i Paesi dell'est europeo, in teoria i più interessati a un rapporto stretto con gli Stati Uniti, scrutano con inquietudine crescente le mosse della Casa Bianca. B...

Obama bombarda come e più di Bush. Ma stavolta la sinistra sta zitta

di Fausto Carioti Se la sinistra italiana è regredita all’età infantile e l’unico argomento di cui riesce a parlare è «papi», la colpa non è solo di Silvio Berlusconi. Il premier ha fatto tutto quello che ha potuto per rimbecillire i suoi avversari, ma è arrivato sino a un certo punto. Il resto lo ha realizzato - senza fare nulla: basta la sua presenza - il presidente statunitense Barack Obama. Dopo otto anni passati a sbraitare contro la “sporca guerra” di George W. Bush, a contare una per una le vittime militari e civili delle campagne belliche americane, a chiedere il ritiro dei soldati italiani da tutte le missioni volute dalla Casa Bianca, i compagni con la bandiera arcobaleno adesso assistono con l’elettroencefalogramma piatto alle stragi compiute da quegli stessi soldati. Mentre i tantissimi parlamentari del Pd che, pur senza accodarsi a Gino Strada, giudicavano «scellerate» le scelte militari di Bush, ora che alla Casa Bianca comanda un presidente democratico fanno a gara a chi...

La sceneggiata di Arturo

Scene da teatro dell'assurdo. Ma non è Eugène Jonesco: è Arturo Parisi. L'uomo su cui ricade la responsabilità politica della presenza militare italiana in Afghanistan, nella provincia di Herat, quello che dovrebbe spiegare alla nazione ciò che stanno facendo i nostri soldati laggiù, insomma il ministro della Difesa, non solo non ne sa nulla, ma fa sapere a tutti di brancolare nel buio. Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, è «preoccupato per un eventuale coinvolgimento» dei militari italiani in Afghanistan in «azioni estranee alla missione autorizzata dal Parlamento». Lo riferisce il portavoce del ministro, Andrea Armaro, con riferimento all' offensiva condotta dalle forze Usa e afgane nella provincia di Herat . A questo riguardo, il ministro «ha chiesto con urgenza informazioni più dettagliate al nostro Stato maggiore». Come fa Parisi a parlare di «eventuale» coinvolgimento, a non sapere se e perché i nostri soldati stanno sparando? Perché si dice «preoccupato» da ciò...

Gino Strada smentisce Gino Strada

Gino Strada 1. E' il 3 novembre 2006. Il fotoreporter Gabriele Torsello è stato appena liberato dai talebani. Strada è intervistato da Repubblica . «Questo epilogo premia il nostro modo di stare in Afghanistan. (...) E' stata premiata la credibilità che Emergency si è costruita in Afghanistan in tanti anni di lavoro». «Si parla di riscatto», azzarda l'intervistatore. Risposta di Strada: «Non ne so nulla, noi ci siamo occupati di tenere aperto il dialogo, non della mediazione». Gino Strada 2. E' il 9 aprile 2007. Adjmal Naqeshbandi, l'interprete del giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, è stato appena decapitato dai talebani. Strada è intervistato da Sky Tg24 : Il governo italiano pagò due milioni di dollari per la liberazione di Gabriele Torsello, il fotoreporter italiano rapito nel sud dell’Afghanistan nell’ottobre del 2006 e rimasto per 23 giorni nelle mani dei sequestratori. Lo ha detto a Sky Tg24 il fondatore di Emergency Gino Strada, che ha aggiunto ...

Una vita in cambio di una vita

«Lei mi ha salvato la vita», diceva Daniele Mastrogiacomo a Romano Prodi scendendo dalla scaletta dell'areo che lo aveva riportato a Ciampino dopo due settimane trascorse nelle mani dei talebani. Oggi Adjmal Naqeshbandi, l'interprete di Mastrogiacomo, è stato decapitato dagli stessi macellai che avevano rapito il giornalista di Repubblica e sgozzato il suo autista, Sayed Agha (ancora complimenti a chi è riuscito a festeggiare in pubblico). E Prodi non può prendersi il merito politico di avere liberato Mastrogiacomo senza accollarsi anche l'intera responsabilità politica della morte di Naqeshbandi. L'uno si porta appresso l'altra, perché l'uccisione di Naqeshbandi è figlia diretta della liberazione di Mastrogiacomo e delle modalità con cui essa è avvenuta. Naqeshbandi è stato ucciso perché il prezzo di cinque terroristi pagato al tagliagole Dadullah in cambio di Mastrogiacomo dal governo Karzai su richiesta (o minaccia) del governo Prodi ha rappresentato un pr...

Al Senato hanno perso i nostri soldati

Tra un governo che ormai, sistematicamente, non riesce più ad avere la maggioranza dei suoi senatori e un centrodestra che dal punto di vista tattico si è giocato la partita della votazione sul rifinanziamento della missione militare in Afghanistan come peggio non poteva (colpa della volontà di Pier Ferdinando Casini di smascarsi a tutti i costi da Silvio Berlusconi e di ritardare il più possibile la fine della legislatura, ma non solo), chi perde davvero alla fine sono i nostri duemila soldati in Afghanistan. I quali, nello stesso giorno, perdono l'appoggio formale di gran parte del centrodestra e, per volontà del centrosinistra, non ottengono le certezze necessarie dal punto di vista degli armamenti e delle regole d'ingaggio. L'ordine del giorno di Roberto Calderoli, che «impegna il Governo a promuovere tutte le iniziative finalizzate a garantire la sicurezza del nostro personale militare e civile presente sul territorio afgano», anche se approvato, ha una formulazione ta...

L'Italietta prodiana vista dal New York Sun

Nella pagina degli editoriali del New York Sun l'Italia governata da Romano Prodi appare per quello che è. Un alleato da operetta, come tale pericoloso per chi le combatte accanto. L'Italia è criticata per il rilascio di cinque combattenti talebani in cambio di un giornalista italiano che era stato catturato, ma il governo che ha materialmente rilasciato i guerriglieri è quello afghano. (...) Se il governo afghano continua su questa strada, quella di rilasciare i nemici catturati in modo che possano uccidere altri americani, sarà difficile trovare qualche americano favorevole a spedire i nostri soldati là per aiutare il governo afghano. Sarà anche difficile trovare qualche europeo favorevole a farlo. I ministeri degli Esteri olandese e quello inglese hanno criticato il rilascio dei combattenti talebani. Da come stanno andando le cose, il governo di Kabul rischia di poter contare solo sull'Italia, il che sarebbe una cosa pericolosa, visto che oggi gli italiani sono gli obie...

Mastrogiacomo: due o tre talebani liberi in più non fa differenza

Si attendono smentite, e confidiamo che arrivino. La versione online del Times di Londra, dove non è abitudine pubblicare la prima cosa che passa, riporta la dichiarazione che un'agenzia tedesca attribuisce a Daniele Mastrogiacomo . Frase chiave: «I talebani sono cinquemila. Rilasciarne due o tre non fa alcuna differenza». Alla faccia dei nostri soldati che rischiano la vita per mettere fuori combattimento i terroristi islamici. From The Times March 22, 2007 Reporter defends Taleban deal Richard Owen The Italian journalist who spent two weeks as a Taleban hostage defended the prisoner exchange that led to his release, despite a storm of international controversy. Daniel Mastrogiacomo, 52, was seized in Helmand province on March 3 and was forced to watch his Afghan driver being beheaded. The Repubblica correspondent told a German news agency: “The Taleban control three quarters of southern Afghanistan. There’s 5,000 of them. Releasing two or three prisoners wouldn’t make any differe...

C'è qualcuno che vuole guardare in faccia quel morto?

Per carità, finché non ci troviamo nel momento della grande prova siamo tutti bravi a parlare. Però, a freddo, scrivo che mi sarei vergognato ad esultare per un solo istante, dopo aver causato - pur senza volerlo - la morte - una morte così orrenda - di un altro essere umano. Sayed Agha, l'autista del giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, è stato decapitato venerdì dai macellai islamici gratificati nei giorni successivi dallo sbrago totale del governo Prodi e del quotidiano di largo Fochetti . E' morto per aver aiutato un giornalista italiano a fare il suo mestiere. E' un morto di guerra, è morto per quella libertà d'informazione con cui tutti ci riempiamo la bocca, e andrebbe considerato a tutti gli effetti un morto italiano. Ma il suo è un cadavere imbarazzante, e tutti fanno a gara per non vederlo. Imbarazza perché ricorda a tutti che, ad essere uomini, non ci sarebbe proprio nulla da festeggiare. Di sicuro non così, non in pubblico. Imbarazza perché la m...

La domandina

Adesso la domanda è: cosa racconterà il governo Prodi quando i talebani, che intanto festeggiano i risultati del ricatto all'Italia , inizieranno a sparare sul serio sui nostri soldati in Afghanistan? Come spiegherà a quelli che finiranno nel mirino dei jihadisti, e alle loro famiglie, che tra quelli che sparano ci sono Ustad Muhammad Yasir , che già promette di «riprendere il Jihad per cacciare gli invasori e combattere gli apostati», e gli altri quattro tagliagole fatti ufficialmente liberare dal governo afghano su richiesta insistente di Romano Prodi e Massimo D'Alema? Come giustificherà che alcune vite sono state ritenute meno preziose di altre? Il povero ministro Arturo Parisi, che già sprofonda nell'imbarazzo , cosa si inventerà quel giorno? Quanto al ministro degli Esteri italiano, che dice «non credo che le truppe italiane siano in una buona situazione. Stiamo andando ad affrontare momenti difficili», non c'è motivo di dubitare della sua sincerità - anche perc...

Quando Repubblica titolava: "Non si tratta con i terroristi"

Oggi, 20 marzo 2007. Il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, ringrazia Romano Prodi e Massimo D'Alema «per aver voluto e saputo premere su Karzai, il presidente dell'Afghanistan, perché nella sua autonomia rispondesse alle richieste che a lui rivolgevano i rapitori taliban». Ventinove anni fa. L'Italia è spaccata in due fazioni. Repubblica è capofila del partito della fermezza: nessun accordo con i terroristi che tengono prigioniero Aldo Moro. Costi quel che costi. Perché «non c'è terza via: c'è la via della trattativa pura e semplice tra il governo e i terroristi. La pretesa terza via è una menzogna con la quale si cerca di nascondere il negoziato». La linea la illustrava questo editoriale - tranchant sin dal titolo - apparso sul quotidiano di Eugenio Scalfari mercoledì 3 maggio 1978. Editoriale non firmato, e come tale attribuibile al fondatore-direttore di Repubblica. NON SI TRATTA CON I TERRORISTI Qualcuno, con una rozzezza morale e politica sulla quale non c...

La grande bugia afghana

di Fausto Carioti Poi dicono che gli italiani perdono interesse per la politica. Sarebbe strano il contrario. Il balletto che governo e Parlamento stanno facendo da giorni attorno ai duemila militari italiani in Afghanistan non solo è moralmente indecente - di mezzo ci sono le vite dei nostri soldati - ma anche incomprensibile agli occhi di una persona normale. È bastato che le agenzie di stampa spagnole mettessero nero su bianco l’indicibile, e cioè che i soldati italiani, assieme a quelli inviati da Madrid e alle truppe regolari afghane, stanno combattendo da lunedì «la più imponente offensiva contro il movimento talebano dall’inizio dell’anno», per sollevare il velo di ipocrisia e mandare nel panico tutte le marionette del teatrino. Tutti sanno che laggiù i nostri soldati sparano e partecipano alle operazioni militari della Nato. Lo sanno il governo e la maggioranza, ma non lo possono ammettere in pubblico per non mettere in imbarazzo l’ala sinistra dell’Unione. Lo sanno Rifondazion...

Si spara, ma non si dice (sennò Prodi cade)

Citando fonti del ministero della Difesa di Madrid, le maggiori agenzie di stampa spagnole stamattina hanno annunciato che truppe italiane e spagnole già da lunedì stanno combattendo in una vasta operazione militare al confine sudoccidentale dell'Afghanistan, per «impermeabilizzare la frontiera». Si tratta della maggiore offensiva contro i talebani dall'inizio dell'anno. L'agenzia Europapress è la più dettagliata, e fa anche il nome del comandante che ha ordinato l'intera operazione: «El general italiano Antonio Satta». Trattandosi di spagnolo, si spera che la traduzione non serva. MADRID, 14 Mar. (EUROPA PRESS) - Tropas españolas e italianas participan en la zona oeste de Afganistán --su zona de responsabilidad-- en una operación en colaboración con el Ejército Nacional Afgano y la Policía en apoyo de la denominada 'operación Aquiles', la mayor ofensiva contra el movimiento talibán de todas las desplegadas este año e iniciada el pasado 5 de marzo con unos...

Come difendere i soldati italiani e affondare Prodi

di Fausto Carioti Come spesso accade, l’idea migliore è venuta alla Lega. Mettere il governo Prodi e la sua scassata maggioranza dinanzi alla scelta più difficile: uscire dalle ambiguità e rifinanziare la missione militare in Afghanistan, ma riconoscendo che siamo in guerra e dotando i nostri soldati delle armi e delle regole d’ingaggio necessarie; oppure continuare a fare finta di niente e sperare che basti promettere più oppio per tutti per tenere i compagni talebani lontani dai nostri militari. Nel primo caso, il governo voterebbe assieme al centrodestra, lacerando irrimediabilmente la propria maggioranza. Nel secondo la Cdl potrebbe scegliere la strada dell’astensione, che al Senato vale come voto negativo, e il governo, anche se dovesse spuntarla, si assumerebbe da solo tutte le responsabilità di quanto accadrà nelle prossime settimane, quando le pallottole fischieranno molto vicino agli elmetti dei nostri soldati. Come altrettanto spesso succede, però, il resto della Cdl non ha c...

Il grande piano del fine stratega D'Alema

di Fausto Carioti Ricordate il Massimo D’Alema che in Senato guardava gli avversari negli occhi e rivendicava strafottente la «discontinuità» della “sua” politica estera rispetto al governo Berlusconi? Avete presente il Romano Prodi che, appena due giorni fa, annunciava che in Senato «c’è l’autosufficienza sotto tutti gli aspetti, anche senza senatori a vita»? Scherzavano. E per capirlo bastava leggere ieri l’Unità, che in prima pagina svelava la geniale « mossa di D’Alema ». In realtà, una resa su tutti i fronti, anche se i compagni, ormai ai saldi di fine stagione, provano a spacciarla come un capolavoro di finezza politica. La «mossa» raccontata al quotidiano di Antonio Padellaro dagli uomini di D’Alema è composta da tre fasi. Prima fase: riconoscere pubblicamente che la missione in Afghanistan è in «oggettiva continuità» con la politica estera degli ultimi anni. L’avesse detto in Senato il 21 febbraio, il ministro degli Esteri si sarebbe risparmiato un bel po’ di rogne. Contradd...

I segreti della lettera di D'Alema alla Rice

di Fausto Carioti L’appello dei sei ambasciatori è stato un’iniziativa «irrituale», certo. «Inopportuna». Ma anche - e questa è una novità - «condivisibile nei suoi contenuti». Condivisibile al punto che il governo italiano si considera «impegnato» a tutti gli effetti in Afghanistan, al fianco degli alleati, senza “se” e senza “ma”. Sorpresa. Libero ha potuto prendere visione delle sei lettere di protesta inviate il 6 febbraio da Massimo D’Alema ai ministri degli Esteri di Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Olanda, Romania e Australia. Nel complesso, i toni sono duri e corrispondono in gran parte agli annunci pubblici fatti dal responsabile della Farnesina. In gran parte, ma non del tutto. Un passaggio, in particolare, fa capire in modo molto chiaro che l’irritazione di D’Alema è dovuta alla formula pubblica usata dal capo della diplomazia statunitense a Roma, Ronald P. Spogli, e dagli altri cinque ambasciatori, ma non al contenuto della loro richiesta, la cui sostanza D’Alema assicur...

Non illudiamoci

L’importante è non illudersi, non credere davvero che il governo peggiore che l’Italia ricordi possa cadere sul rifinanziamento della missione militare italiana in Afghanistan. Il decreto dovrà essere approvato dal governo entro il 2 febbraio, dopo inizierà l’iter in Parlamento, e l’appuntamento cruciale, ovviamente, sarà la votazione al Senato. Ma queste settimane serviranno per trovare un’intesa con la sinistra cosiddetta estrema, la quale, se non si fosse capito, non chiede altro che un pretesto per votare la missione senza perdere troppo la faccia davanti ai propri elettori. In primavera ci sono le amministrative e la partita vera, anche all’interno della maggioranza, adesso è quella: chi ne esce meglio, o meno peggio, avrà più peso politico nelle trattative per la definizione del partito democratico (partito che dovranno almeno provare a fare, anche se sarà una jattura, perché non provarci a questo punto sarebbe una jattura peggiore) e della “cosa rossa” che inevitabilmente appari...

Prodi davanti al rompicapo afghano

Riassumendo. Se Romano Prodi non mette la fiducia sul decreto che rifinanzia la missione italiana in Afghanistan e aumenta il contingente militare italiano (prezzo da pagare per scappare dall'Iraq e mantenere rapporti decenti con Washington, se non si fosse capito), ufficializza la fine politica della sua maggioranza, perché alcuni senatori dell'Unione voteranno contro il decreto. Che comunque passerà grazie al voto favorevole dell'Udc. Sarà la certificazione del fatto che la politica estera può essere gestita solo da una maggioranza diversa da quella con cui Prodi è andato al governo. E' la soluzione più probabile, perché è anche la meno rischiosa: Prodi perde la faccia (tanto...), ma non la poltrona. Se Prodi invece mette la fiducia sul provvedimento, fa rientrare, mugugnanti, buona parte dei dissidenti (facendo accrescere le tensioni dentro l'Unione ben oltre i livelli di guardia), ma rischia comunque di perderne per strada un pugno, e tanti bastano a cambiare gl...

L'apostata afghano è uno schiaffo per i progressisti

L'importante come sempre è non prendersi in giro e, per dirla laicamente con Joseph Ratzinger, preferire la verità alla tentazione di «sedersi comodi nella storia». La "soluzione" con cui l'apostata afghano Abdul Rahman sarà riconosciuto infermo di mente e quindi graziosamente salvato dalla pena di morte per essere estradato in un Paese più civile (tradotto: non islamico) è una enorme presa in giro. E dà uno schiaffo ai conservatori e uno (più forte) ai progressisti. Ai conservatori interventisti il ceffone arriva perché l'Afghanistan "liberato" dai mullah grazie all'intervento della coalizione filoamericana sarà pure una democrazia, sarà anche nemico del terrorismo, trafficherà assai meno in papaveri da oppio e senza dubbio è meno incline al fanatismo del regime dei talebani. Tutte cose importantissime, per carità. Però se pensavamo che fosse diventato un posto civile, in cui gli individui hanno più o meno le stesse libertà che per noi occidentali s...

Intanto i Ds applaudono all'Afghanistan "amerikano". Aspettando l'Iraq

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Non date retta alla copertina, con quel titolo - “Le bimbe di Kabul” - che fa tanto rapporto annuale di organizzazione non governativa femminista stampato su carta riciclata. E non fatevi ingannare manco dal nome dell’autrice, Elena Montecchi, oggi vicecapogruppo Ds alla Camera e ai tempi dell’Ulivo sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il libro appena scritto dalla deputata dalemiana in realtà è uno spot contro il «medio evo» islamico e in favore di quel tanto di buono che la coalizione creata dagli Stati Uniti è riuscita a realizzare a Kabul e dintorni dopo che i B-52 hanno raso al suolo i covi dei talebani. Soprattutto, quelle 120 pagine sono uno spot in favore di quel gran figone di Hamid Karzai, presidente afghano che - possiamo scriverlo senza tema di smentita - ha fatto breccia nel cuore della bella parlamentare. Le qualità morali, innanzitutto (a sinistra, come noto, sono più interessati alla bellezza interiore). Karzai, scrivono le biografie ufficiali che la Montecchi...