Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Legge elettorale

Benito Berlusconi e i suoi complici del Pd

di Fausto Carioti Nel manicomio della politica italiana mancava solo lo schizofrenico. Ci ha pensato il Partito democratico a colmare la lacuna. Al momento, infatti, di Pd ne esistono almeno due. Il primo, che è facile incontrare sui titoli dei giornali, è quello che minaccia di rivolgersi al Tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità ogni volta che Silvio Berlusconi apre bocca. È il partito del Walter Veltroni che paragona il premier oggi a Vladimir Putin e domani a Benito Mussolini. E intanto denuncia, fremente di sdegno, «il disegno scellerato e autoritario» di un governo che «minaccia la democrazia». È il Pd di Dario Franceschini che sale sulle barricate perché se il premier vincerà pure le elezioni europee «quello che potrà fare dal giorno dopo è inimmaginabile». Del capogruppo al Senato Luigi Zanda, convinto che Berlusconi voglia decretare «la fine della divisione dei poteri». Poi c’è l’altro Pd, di cui però si parla poco. Meno affascinante, forse, ma di sicuro molt...

Il prezzo da pagare per non aver ucciso l'Udc

di Fausto Carioti In politica l’efficacia è tutto. Una delle poche regole dell’ambiente dice che, se non puoi ammazzare chi ti leva i voti, almeno prova a fartelo amico. Silvio Berlusconi a fare fuori l’Udc ci ha provato sul serio. Ci è anche andato molto vicino. Ma non ci è riuscito. Il progetto di cambiare la legge elettorale per le Europee, che introduceva una soglia di sbarramento al 5%, doveva servire proprio a spedire al parlamento di Strasburgo solo il Pdl e il Pd, e tutt’al più la Lega e l’Italia dei valori. Per il partito di Pier Ferdinando Casini sarebbe stata la mazzata finale. Inesistente al Senato, ininfluente alla Camera, se l’Unione di centro fosse stata estromessa pure dal parlamento europeo sarebbe diventata un partito-fantasma, tipo Rifondazione Comunista. Ma il presidente del consiglio aveva sopravvalutato la tenuta di Veltroni e dei suoi. Ai quali una simile legge elettorale sarebbe andata benissimo, ma non volevano metterci la faccia sopra. E siccome Berlusconi non...

Se perdono loro non vale

di Fausto Carioti Se perdiamo non vale. Così, storpiando Julio Iglesias , le macerie dell’Unione rotolano verso quella che si preannuncia come una batosta senza precedenti. Sono a picco nei sondaggi, anche in quelli dei quotidiani amici: secondo Repubblica, nell’ipotesi più plausibile, quella che vede il centrosinistra diviso e la Cdl candidarsi unita, il centrodestra conquista il 53,7% dei voti e l’attuale maggioranza arranca a quota 46%. Altre rilevazioni fotografano un divario ancora più ampio e, nelle regioni più popolate del Nord danno il centrosinistra sotto di venti o trenta punti. Sono lacerati al loro interno, assai più di quanto appaia a prima vista. Marco Damilano, sull’Espresso, ha appena raccontato l’applauso da stadio scattato alla fondazione del cinema per Roma quando il Senato ha staccato la spina al governo Prodi: a spellarsi le mani erano i fedelissimi di Goffredo Bettini, il braccio destro di Walter Veltroni. Quanto a Massimo D’Alema, forse annunciando la sua idea d...

Veltroni è pronto a uccidere la bozza Bianco

di Fausto Carioti Nel momento più delicato della legislatura, una persona sola ha il cerino in mano: Walter Veltroni. Glielo hanno messo Romano Prodi e Silvio Berlusconi, e non hanno alcuna intenzione di levarglielo. In questa settimana si capirà se il leader del Pd si brucia le mani o è in grado di gestire la situazione. Il presidente del consiglio ieri, da Bologna, gli ha dato carta bianca: «Il mio compito», ha detto Prodi, «è definire la linea di governo, non di partito. Il resto è una decisione degli organi operativi del partito». Tradotto, vuol dire che Prodi rinuncia, almeno formalmente, a difendere i “nanetti” del centrosinistra che puntellano il suo governo, e lascia Veltroni libero di inseguire le sue voglie di bipartitismo. Sia candidando il Pd da solo, senza alleati, come Walter ha detto di voler fare; sia tirando dritto su una riforma elettorale che dia al partito che vince le elezioni il controllo del parlamento. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, infatti, la cosiddet...

Legge elettorale, partenza sbagliata

di Fausto Carioti La sfida che attende Silvio Berlusconi e Walter Veltroni è di semplice lettura. O riusciranno a introdurre una legge elettorale che consentirà al partito che vince le elezioni di governare senza essere appeso ai veti degli alleati. E questo sarà possibile solo grazie a una qualche forma di premio di maggioranza. Oppure avranno perso la partita. Con loro, il paese avrà perso un’occasione storica. E nei prossimi anni, a palazzo Chigi, assisteremo a tante repliche tristi del copione visto sino ad oggi, con i veti incrociati nella maggioranza che bloccano ogni progetto degno di questo nome, dalle riforme economiche alla posa di un semplice binario. Davanti agli alleati si può indorare la pillola finché si vuole, ma non si possono cambiare le leggi dell’aritmetica. Per governare senza essere condizionati dagli altri, i leader dei due partiti opposti e rivali hanno bisogno di avere la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento. Devono, cioè, essere sovra-rappresentati ris...