lunedì, novembre 17, 2008

Solidarietà femminile interreligiosa

Lei si chiama Nagla Al-Imam. E' un'avvocatessa egiziana. Suggerisce ai giovani arabi di molestare sessualmente, in qualunque modo, ogni ragazza israeliana che incontrano. Come nuovo strumento di resistenza contro Israele. Dice anche che le ragazze israeliane importunate non hanno alcun diritto di reagire.

Ovviamente, Al-Arabiya l'ha intervistata. Questo, grazie al Middle east media research institute, è il testo sbobinato dell'intervista:
Interviewer: Egyptian lawyer Nagla Al-Imam has proposed that young Arab men should sexually harass Israeli girls wherever they may be and using any possible method, as a new means in the resistance against Israel.
[...]
Interviewer: We have with us the lawyer Nagla Al-Imam from Cairo. Welcome. What is the purpose of this proposal of yours?
Nagla Al-Imam: This is a form of resistance. In my opinion, they are fair game for all Arabs, and there is nothing wrong with...
Interviewer: On what grounds?
Nagla Al-Imam: First of all, they violate our rights, and they "rape" the land. Few things are as grave as the rape of land. In my view, this is a new form of resistance.
Interviewer: As a lawyer, don't you think this might expose Arab youth to punishment for violating laws against sexual harassment?
Nagla Al-Imam: Most Arab countries... With the exception of three or four Arab countries, which I don’t think allow Israeli women to enter anyway, most Arab countries do not have sexual harassment laws. Therefore, if [Arab women] are fair game for Arab men, there is nothing wrong with Israeli women being fair game as well.
Interviewer: Does this also include rape?
Nagla Al-Imam: No. Sexual harassment... In my view, the [Israeli women] do not have any right to respond. The resistance fighters would not initiate such a thing, because their moral values are much loftier than that. However if such a thing did happen to them, the [Israeli women] have no right to make any demands, because this would put us on equal terms – leave the land so we won't rape you. These two things are equal. [...]
I don’t want young Arab men to be interrogated. I want these Zionist girls with Israeli citizenship to be expelled from our Arab countries. This is a form of resistance, and a way of rejecting their presence.
Bontà sua, l'avvocatessa si limita a invocare per le donne israeliane le molestie sessuali. Non lo stupro. E poi dicono che il mondo islamico non si sta evolvendo. Il video dell'intervista è qui.

Etichette: , ,

mercoledì, novembre 05, 2008

Another Planet

Visto da Roma, sembra un racconto di fantascienza. Ma è tutto vero. La democrazia americana è anche questo, soprattutto questo.

Questo è John McCain che, appreso il verdetto delle urne, zittisce i suoi fan che fischiano e attaccano Barack Obama e dice di lui: «Era il mio rivale, adesso è il mio presidente». Meraviglioso.



Questo, invece, è il discorso con cui George W. Bush ha reso onore al vincitore. Un assaggino, tanto per capire la differenza con i Walter Veltroni e i Silvio Berlusconi de noantri:
«No matter how they cast their ballots, all Americans can be proud of the history that was made yesterday. Across the country, citizens voted in large numbers. They showed a watching world the vitality of America's democracy, and the strides we have made toward a more perfect union. They chose a President whose journey represents a triumph of the American story -- a testament to hard work, optimism, and faith in the enduring promise of our nation».
Quanto al mio personalissimo parere su Obama, l'ho scritto qui qualche mese fa, e lo ri-sottoscrivo in pieno.

Etichette: ,

mercoledì, ottobre 29, 2008

That's what friends are for



Thank you babe ;-)

Etichette: , ,

martedì, settembre 02, 2008

Gustav e i suoi tifosi



di Fausto Carioti

Un cataclisma da qualche centinaio di morti, qualche migliaio di case distrutte? E che sarà mai. Tutto fa brodo, a sinistra. Anche le tonnellate d’acqua dell’uragano Gustav che ieri si sono abbattute sul sud degli Stati Uniti. Prendete il regista Michael Moore. Piaccia o meno, il simpatico ciccione è uno che sa il fatto suo. Riesce a fare soldi a palate grazie ai gonzi che si mettono in fila al botteghino per assistere agli spot che confeziona per il sistema sanitario cubano, ovvero per la dittatura dei fratelli Castro. In questo modo Moore è riuscito persino a diventare un punto di riferimento per i tanti convinti che l’unico responsabile di tutti i mali del mondo sia il presidente americano George W. Bush. Ovviamente è soprattutto su questo lato dell’Atlantico che Moore viene preso sul serio, perché sull’altra sponda, quella di casa sua, lo trattano come una simpatica macchietta, buona per quelle polemiche fast-food che sono la specialità della televisione. I giornalisti adorano i tipi che le sparano grosse pur di conquistarsi un titolo, e Moore, bontà sua, quando c’è da dire una cavolata davanti a una telecamera non si tira mai indietro. Domenica scorsa l’emittente Msnbc lo ha invitato a commentare l’arrivo dell’uragano Gustav, che dopo aver fatto 85 morti nei Caraibi sembrava pronto a replicare la tragedia di Katrina, che tre anni fa quasi cancellò New Orleans dalla carte geografiche e solo negli Stati Uniti causò oltre 1.800 vittime. Moore ha esordito così: «Stavo giusto pensando che questo Gustav è la prova che esiste un Dio nei cieli. Dovrebbe puntare dritto su New Orleans il primo giorno della convention repubblicana a Minneapolis-St Paul, sul fiume Mississippi».

Questo è il livello: se per togliere un paio di decimali alle percentuali di consenso di John McCain e aumentare le chances di vittoria di Barack Obama occorre passare su qualche cadavere, beh, pazienza, le avanguardie del pensiero progressista sono disposte a farsene una ragione. Resosi conto di essersi spinto un po’ troppo in là persino per i suoi standard, Moore ha poi balbettato l’augurio che stavolta nessuno rimanga ferito. Ma è solo riuscito a rendere ancora più evidente la gaffe appena commessa.

Le imitazioni italiane, poi, riescono a essere persino più divertenti dell’originale a stelle e strisce. Vittorio Zucconi, inviato di Repubblica, in questi casi dà il meglio di sé. Tre anni fa scrisse che l’uragano era una «vendetta della natura» contro il presidente Bush, il quale si era rifiutato di firmare il trattato di Kyoto, e così facendo aveva contribuito al surriscaldamento globale e quindi aveva reso possibili simili disastri. Qualcuno lo prese sul serio e gli fece notare che gli uragani giganti sono in diminuzione da diverso tempo (ci sono i dati del National Hurricane Center americano a testimoniarlo). Lui però fece finta di niente, e ogni volta che da qualche parte negli Stati Uniti piove Zucconi scrive sul quotidiano della sinistra intelligente che la colpa è di Bush.

Adesso l’uragano Gustav l’ha ringiovanito di tre anni, e soprattutto gli ha dato modo di riscrivere lo stesso articolo di allora, appena rimaneggiato qua e là. Se Katrina era la «vendetta della natura», Gustav è la «vendetta della realtà contro la finzione della propaganda». Non si capisce se non si vergogni di farcelo sapere o se la gioia sia tanta che la mano sfugge alla ragione e scrive da sola. Di sicuro, mentre batte sulla tastiera cose prive di senso e di rispetto per la lingua italiana, tipo «per le gerarchie di un partito che aveva trovato nella spumeggiante signora dei ghiacciai e del petrolio, in quella governatrice dell’Alaska che sembra nata da un incrocio fra una Bibbia e un musical anni ’50 tipo “Anna prendi il fucile”, la coincidenza con l’uragano non potrebbe essere più devastante», l’inviato di Repubblica è un uomo felice. Michael Moore è in buona compagnia.

© Libero. Pubblicato il 2 settembre 2008.

Etichette: , , ,

sabato, marzo 29, 2008

Fitna è ancora visibile. Qui

video

Etichette: , ,

giovedì, marzo 27, 2008

Fitna. The Movie. Here

video

Eccolo, appena pubblicato su Internet. E' Fitna, il film sull'islam di Geert Wilders, che ha raccolto a modo suo il testimone lasciato cadere da Pym Fortuyn. Se ne discuterà molto. Presto ne parleremo anche qui.

Update del 28 marzo, ore 21.40. Il sito Live Leak è stato costretto a togliere Fitna dai suoi server. Incidentalmente, ne avevo salvato una copia sull'hard disk. L'ho uplodata (scusate l'orrido neologismo) su Blogger, ed è quella che vedete adesso qui sopra. Chi vuole leggere le ragioni per cui Fitna è stata tolta da Live Leak, le trova qui.

Etichette: , ,

giovedì, febbraio 14, 2008

La tv dei piccoli (kamikaze)



Non so voi, ma io non sono molto ottimista sul fatto che il trascorrere del tempo, e l'irrompere sulla scena delle nuove generazioni, possano facilitare l'evoluzione dei rapporti tra palestinesi e israeliani.

Etichette: , ,

sabato, gennaio 19, 2008

A proposito di qultura

video

«Chi glielo avesse detto, a Eufronio, che si sarebbe trovato dentro al Tg1, 2.500 anni fa!». Francesco Rutelli, ministro per i Beni Culturali, al Tg1 delle ore 20 del 18 gennaio 2008.

Etichette: ,

mercoledì, dicembre 19, 2007

Trentotto anni dopo

Chiedo scusa per la digressione. Ma, per come la vedo io, poche cose riescono a dare meglio l'idea della fine delle illusioni, dell'addio all'età dell'innocenza, di come si cambia, di cosa è davvero la vita, insomma di tutta questa roba e di molto altro ancora, che ci si potrebbero riempire migliaia di libri, della differenza che passa tra questo e questo.

Etichette:

venerdì, novembre 02, 2007

La sicurezza secondo Walter

di Fausto Carioti

Sono di sinistra. «Ma anche» di destra, ora che nella città governata dal loro candidato premier c’è scappata la vittima. Sono contro i «razzisti» che ce l’hanno con gli immigrati romeni. «Ma anche» contro gli immigrati romeni, adesso che hanno capito di cosa sono capaci molti di loro. La maggioranza assomiglia sempre più al suo nuovo leader, Walter Veltroni. Il quale, a sua volta, assomiglia sempre più all’imitazione che ne fa il comico Maurizio Crozza: è tutto quello che ha sempre detto di essere, «ma anche» il suo esatto opposto, se solo serve. Con la stessa superficialità con cui, da anni, il sindaco della capitale va in giro a dire che entrò nel partito comunista italiano perché era un «anticomunista» (che è come dire che uno si è fatto sacerdote perché ateo), con la stessa faciloneria con cui Piero Fassino giura che aderì al Pci perché era «contro il comunismo» (stessa coerenza di uno che entra nel Ku Klux Klan per combattere il razzismo), ora dicono che loro sono per l’immigrazione controllata. All’improvviso, sgombrare i campi rom con la forza non è più roba da leghisti nazistoidi, ma diventa un esempio di buon governo. Tutto d’un tratto, notare che alcune nazionalità d’immigrati, statistiche alla mano, hanno un tasso di delinquenza maggiore di altre, non è più becero razzismo, ma la risposta a quella sana esigenza di sicurezza e trasparenza che viene dalla società civile.

Veltroni-Crozza è la metafora della sinistra che è giunta troppo tardi, e in modo troppo goffo, su posizioni che sino a ieri ha ritenuto indecenti. L’immigrazione romena in Italia ha prodotto una lunga scia di sangue. Parlate a microfoni spenti con qualunque ufficiale dei carabinieri o della polizia, e avrete sempre la stessa versione: quello che più colpisce, della malavita romena e di quella albanese, non è tanto il numero dei reati, che pure è molto alto, specie in rapporto al numero di immigrati di queste nazionalità presenti in Italia. Ma è il livello di brutalità, il tasso di violenza usato per compiere la più piccola rapina. Per levarti cinque euro sono disposti a pestarti a sangue. Anche se la situazione peggiora di pari passo con l’aumentare degli stranieri in Italia, il fenomeno è evidente da anni. Eppure Veltroni, sino a poco tempo fa, dava del razzista a chi puntava il dito contro i romeni. Nel giugno del 2006, davanti ai suoi concittadini preoccupati per l’aumento dei crimini commessi da questi immigrati, il sindaco buonista sfoderava il suo sermoncino: «Vorrei invitare tutti a non fare la cosa più semplice, a non diventare razzisti, perché quando c’è una rapina si dice: “Un romeno fa una rapina”». E invece no, non bisognava dirlo: nella Roma di Veltroni, «inclusiva» e «solidale», era politicamente scorretto indicare la nazionalità del delinquente.

C’è voluto il corpo massacrato di Giovanna Reggiani per far uscire il sindaco dal suo sogno rosa confetto e fargli capire che avevano ragione “gli altri”, quelli che lui chiamava razzisti. Poche ore dopo che la donna era stata ridotta in fin di vita, Veltroni ha detto l’indicibile, ha ammesso che i romeni sono peggiori degli altri immigrati: «Quando il 75% degli arrestati proviene da un solo Paese, e tutti gli episodi hanno la stessa modalità, ovvero aggressione violenta, furto, stupro e omicidio, esiste un problema specifico», ha riconosciuto con qualche anno di ritardo.

E fa pena vedere Romano Prodi, che resta a palazzo Chigi solo perché Veltroni ha ancora bisogno di tenerlo lì per un po’, battere i pugni sul tavolo e dire che «quanto si doveva, è stato fatto». Se il “pacchetto sicurezza” approvato per decreto mercoledì sera era «cosa dovuta», perché il suo governo ha agito solo dopo l’aggressione della donna? Perché, sino a quel momento, il suo esecutivo e la sua maggioranza hanno fatto di tutto per rendere il più lassista possibile la politica nei confronti degli immigrati? Il bello di Veltroni, Prodi e compagni è che riescono a fare tutti questi contorcimenti senza pentirsi né arrossire. Senza sentirsi in dovere di dare uno straccio di spiegazione. Anzi, lo fanno con la spocchia di sempre, fingendo di essere in perfetta coerenza con quanto fatto sino a ieri e continuando a dire che il cialtrone parolaio è Silvio Berlusconi.

La verità è che hanno dovuto fare la faccia da duri e dare un giro di vite in fretta e furia perché l’omicidio è avvenuto in un momento delicatissimo per la sinistra e nella città governata da Veltroni, quella che il leader del partito democratico propone come modello per il resto d’Italia. Non scordiamolo: il 21 agosto scorso un romeno e due albanesi, imbottiti di cocaina, avevano massacrato e ucciso Lucia Comin e Guido Pellicciardi, dopo essere entrati nella loro abitazione. Un delitto duplice che, quanto a efferatezza, regge benissimo il confronto con quello di Roma. Anche in quel caso, gli assassini erano immigrati. Ma allora non ci fu nessuna riunione straordinaria del consiglio dei ministri e nessun provvedimento venne varato d’emergenza. Perché la violenza era avvenuta a Treviso e in un momento in cui la sinistra non si stava giocando la sua sopravvivenza.

Stavolta, invece, all’omicidio di Tor di Quinto tutti gli italiani collegano la faccia del sindaco Veltroni, leader del primo partito della sinistra, impegnato in un difficilissimo recupero di consensi. Sul tavolo del segretario del partito democratico era appena planato qualche sondaggio un po’ meno deprimente del solito. Ora, quanto avvenuto nella sua città rischia di vanificare la campagna autopromozionale che si era preparato con tanta cura. È toccato a Prodi - destino ingrato - cercare di tappare la falla. Perché a sinistra dicono che l’opposizione sta usando l’omicidio della Reggiani per lanciare un’aggressione politica al governo, e ovviamente è vero. Ma il cinismo di Gianfranco Fini e degli altri leader del centrodestra non è diverso da quello che ha spinto Prodi e Veltroni a fare quello che non avevano voluto fare due mesi fa, dopo la mattanza di Treviso.

© Libero. Pubblicato il 2 novembre 2007.

Etichette: , , ,

mercoledì, settembre 05, 2007

Ripresa parlamentare e autunno caldo: video intervista a Schifani e Vito

Lunedì 3 settembre, a Frascati, alla Summer School della Fondazione Magna Carta, il sottoscritto ha fatto una lunga intervista pubblica ai due capigruppo di Forza Italia, Renato Schifani (Senato) ed Elio Vito (Camera). Il tutto è stato registrato, come al solito, da Radio Radicale. Si è parlato, tra le altre cose, di: tenuta del governo Prodi, partito democratico, referendum, legge elettorale e possibili accordi con la sinistra, Michela Vittoria Brambilla, partito delle Libertà, Finanziaria, tesoretto, riconteggio delle schede.

Chi proprio non ne può fare a meno fa clic qui sotto e si segue l'intero confronto.

video

Qui per vedere il video dal sito di Radio Radicale.

Qui per la versione solo audio.

Il materiale è messo a disposizione da Radio Radicale secondo quanto previsto dalla licenza Creative Commons 2.5 Italy.

Etichette: ,