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Visualizzazione dei post da Luglio, 2006

A Conservative Summer 2

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Appuntamento attorno al 7-8 agosto. Più o meno. Per i pochi che ci saranno. A tutti gli altri, l'augurio di una vacanza felice e spensierata.

Se i deputati si vergognano di quello che fanno

Quando lo scrutinio non è segreto è giusto che la decisione del parlamentare sia trasparente e resa nota a tutti, in modo che gli elettori possano giudicare i loro rappresentanti, più che dalle promesse, che valgono quello che valgono, da ciò che senatori e deputati hanno fatto concretamente sul proprio "posto di lavoro". Da come hanno votato. Sembra logico, sembra democratico e liberale, ma non lo è. Almeno non per tutti.

Antonio Di Pietro (uno per il quale qui non si stravede, tanto per essere chiari) ha annunciato che scriverà sul proprio sito come ogni singolo deputato ha votato in materia di indulto. Sembra una cosa normale, tanto più che lo stesso sito della Camera, nei resoconti di seduta, riporta come si sono espressi i singoli deputati in ogni votazione. Gli intenti dell'ex pm sono chiari, i suoi modi sono quelli che sono, ma l'operazione non fa altro che apportare trasparenza. In aula si è invece gridato allo scandalo. Il presidente della Camera Fausto Berti…

Confessioni di un interista sincero

«Uno scudetto totalmente sprovvisto di qualunque charme, di qualunque ricordo di sport: uno scudetto cadavere, che neanche il bocca a bocca leggermente fanatico del tifo può riuscire a rianimare. Solo un matto potrebbe festeggiare...».«Un falso scudetto, una specie di premio di consolazione che ha lo stessissimo sapore acido di tutto il resto».«Quello che Massimo Moratti, secondo me, non riesce a capire, è che uno scudetto a tavolino, questo scudetto a tavolino, non solo non riesce a staccarsi dal panorama compromissorio e ambiguo che lo genera, ma ne è parte integrante».«Moratti non può ignorare che questo scudetto virtuale è pura carta bollata in un mare già illeggibile di scartoffie, intercettazioni, sentenze già monche. Che è parte integrante del collasso morale del gioco del calcio. Fa ancora in tempo a rifiutarlo, rimandando un concetto impegnativo come "vittoria" a tempi migliori. Noi tifosi gliene saremmo eternamente grati».
Michele Serra, interista, su Repubblica.

Sgretolamento lento

Romano Prodi non vive sulla Luna, anche se a volte dà l'impressione di avervi lasciato tre quarti dei propri neuroni. E' che non ha alternative, anche se tutto ciò che gli sta intorno gli sta crollando addosso. Pezzo dopo pezzo.

Primo. Anna Finocchiaro (Ds) gli manda un avvertimento che più chiaro non è possibile. Gli dice che «non si può andare avanti a colpi di fiducia», che occorre «trovare la cifra del lavoro comune con le opposizioni», che la situazione che vivendo l'Unione al Senato non è «sexy», come millanta Prodi, ma «da infarto». Per la cronaca: la Finocchiaro è la capogruppo dell'Ulivo al Senato. E' lei, cioè, il "generale" incaricato di coordinare e mobilitare i senatori della maggioranza in tutte le votazioni, specie quelle di fiducia. In altre parole, è la persona cui i leader della sinistra hanno affidato la sopravvivenza politica di Prodi e del suo governo. Può stare simpatica o meno, ma è donna con gli attributi, non certo facile ai piagni…

Calciopoli, elogio di chi se ne va

In una società in cui abbandonare la propria famiglia di punto in bianco è considerato una rispettabilissima scelta di vita, fa ridere che gli ultimi a vedersi affibbiato l'epiteto di "traditore" siano i professionisti che di mestiere fanno i calciatori. Niente di nuovo, per carità: però lo scandalo ribattezzato Calciopoli ha, come logico, incentivato la transumanza dei pedatori e, di conseguenza, le proteste dei tifosi.
Eppure i campioni che scappano dalle rispettive squadre che affondano, Juventus in testa (e chi scrive è juventino), hanno mille buone ragioni. Il loro è uno dei lavori più strani del mondo: strapagati sino ai 30 anni, al massimo sino ai 34. Prima dei 40, quando molti italiani devono ancora decidere quale sarà la loro prima vera professione, gli ex omini delle figurine Panini hanno già fatto quanto di più importante potevano fare nella vita. Davanti a loro, mezzo secolo da inventarsi, spesso senza avere le spalle abbastanza larghe per costruirsi una vita …

Convergenze parallele

Dall'ultimo, imperdibile notiziario del Campo Antimperialista: «Suona male dovere dire "Viva Andreotti", ma egli e’ stato il solo, in questo Parlamento fetente, a dichiarare: "Se fossi nato in un campo profughi, anch’io sarei diventato un terrorista!". Un’affermazione che vale Cento Bertinotti, Diliberti, Menapaci, Turigliatti o Carusi».

Back in action

Benritrovati.

A Conservative Summer

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Questo blog entra in meritata pausa estiva. La riapertura è prevista per il 24 luglio (giorno più, giorno meno). Auguri di buone vacanze - col cuore - a tutti coloro che partiranno nel frattempo.

La Leni Riefenstahl di Guevara e Castro

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Ogni regime che si rispetti, anche il più crudele (specie il più crudele) ha la sua iconografia. E quindi ha chi si assume il compito di tramandarlo alla Storia tramite immagini plastiche, corpi belli, giovani e forti come le statue di Fidia. Immagini false, ovviamente, che come il ritratto di Dorian Gray servono a nascondere il marcio che c'è dentro al regime. «Spot», verrebbe da dire, se non fosse che dietro allo spot al massimo trovi una merendina che sa di poco, dietro alla propaganda delle dittature trovi i cadaveri. Questo ruolo di cosmesi del volto orrendo del nazismo fu svolto per conto di Adolf Hitler, come noto, soprattutto da Leni Riefenstahl, fotografa e regista dalla grandissima abilità tecnica, scomparsa nel 2003 all'età di 101 anni. Sino ai suoi ultimi giorni è stata definita la "fotografa di regime" per eccellenza, la regista che nelle sue opere riuscì a fare apparire bello e nobile persino il Terzo Reich. Una macchia che si è portata appresso per tut…