sabato, novembre 08, 2008

Il gusto democratico per la miseria genuina

Lo scienziato Roberto Defez, su Left Wing, fa doverosamente a pezzetti le balle che Vandana Shiva ha appena raccontato al salone del gusto di Torino, e che il servizietto pubblico d'informazione, tramite l'immancabile Tg3, ha provveduto a rilanciare in tutte le case. Avete presente la storia per cui «semi sterili ogm hanno causato in questi anni centomila suicidi tra i contadini indiani»? Ecco, quella roba lì. Una storia che non sta proprio in piedi. Dimenticavo: Vandana Shiva era uno dei "docenti" invitati alla scuola estiva del Pd. Defez, scienziato serio appartenente alla sinistra moderna, ovviamente no. Ma quant'è evoluto questo Pd.

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mercoledì, dicembre 19, 2007

Ogm, la rivista "Nature" fa a pezzi l'Italia

Per chi non la conoscesse, Nature è una delle più importanti riviste scientifiche del mondo. Nel suo ultimo numero ha dedicato un editoriale alla politica del governo italiano sugli Ogm. L'esecutivo ne esce a pezzi. La vicenda, peraltro, in Italia è già nota da tempo, almeno tra gli addetti ai lavori. Copio e incollo parte della traduzione dell'editoriale di Nature fatta da Dario Bressanini sul suo blog:
Erano disponibili nuovi dati [sugli Ogm] a metà novembre ma, stranamente, sono stati largamente ignorati. (...) La ragione per cui i nuovi dati italiani - dall’unico test in campo di mais Bt in Italia dal 2000 - sono stati ignorati è semplice: mettono gli Ogm in buona luce.

Il test è stato effettuato nel 2005 come parte di quello che si supponeva dovesse essere una panoramica sugli Ogm in Italia. L’Inran (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) ha organizzato e finanziato una serie di attività attorno al cibo Ogm e questioni correlate. Oltre a questo test, ha finanziato attività divulgative e sondaggi di opinione. I risultati dovevano essere presentati al pubblico nel 2006, ma i dati completi del test in campo non furono mai mostrati. Quando fu chiaro che né l’Inran né il Ministro dell’Agricoltura avevano intenzione di pubblicare i dati, un piccolo gruppo di ricercatori ha tenuto una conferenza stampa il 13 novembre.

I risultati del test erano spettacolari. Coinvolgevano quattro campi di 3600 metri quadri, un paio per due varietà di mais Bt Ogm (MON810) e altri due per le corrispettive controparti isogeniche non Ogm [cioè con lo stesso genoma tranne il gene inserito che li rende resistenti alla Piralide]. Il test è stato progettato e condotto non da una cattiva multinazionale, ma da un rispettabile agronomo dell’Università di Milano, Tommaso Maggiore. Egli ha mostrato come nelle condizioni di campo il mais Bt può aiutare a mantenere rese che sono del 28-43% più alte che le controparti non transgeniche. I risultati sono quasi sicuramente atipici perché le condizioni, climatiche e altro, durante il 2005 sono state particolarmente felici per la piralide e particolarmente cattive per i coltivatori italiani di mais. In un anno più tipico, la perdita di resa dovuta all’insetto avrebbe potuto essere solo del 10-15% del raccolto.

A parte i benefici della produttività, il MON810 ha anche surclassato il mais convenzionale in termini di livelli di fumonisine, tossine che sono prodotte da funghi capaci di infettare la pianta attraverso le lesioni causare dalla piralide. Il MON810 contiene 60 parti per miliardo o meno di fumonisine, mentre la varietà non OGM ne contiene 6000, un livello non adatto per il consumo umano per la legge Italiana e Europea. Se fosse stato il mais transgenico MON810 a contenere alti livelli di tossine, l’interesse dei politici, dei media e del pubblico nei dati sarebbe stato probabilmente intenso. Ma la risposta a questi dati sconvenienti è stata poco ricettiva, nel migliore dei casi.
Per saperne di più, qui il post di Bressanini.

Qui l'intero articolo di Nature.

Qui l'articolo di Anna Meldolesi sul Riformista: Invece che alla scienza, danno i soldi a Capanna, a proposito di una vicenda già nota ai lettori di questo blog.

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sabato, dicembre 15, 2007

La denuncia di Defez: per Capanna ci sono i soldi, per i ricercatori no

Dopo l'articolo del sottoscritto, interviene su Libero lo scienziato del Cnr di Napoli Roberto Defez, genetista, coordinatore del Sagri: «Siamo il fanalino di coda per l'investimento in ricerca tra i Paesi più sviluppati, non possiamo pagare gli stipendi ai giovani ricercatori, li facciamo scappare gambe levate all'estero, ma poi troviamo il modo di finanziare fondazioni come quella presieduta da Capanna». Appunto.

Il resto del suo articolo è qui.

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giovedì, dicembre 13, 2007

Ecco come il governo finanzia la campagna anti-Ogm

di Fausto Carioti

Regalo di Natale per Mario Capanna e gli altri nemici delle biotecnologie, impegnati fino a pochi giorni fa a raccogliere firme (loro lo chiamano “referendum”, pure se non c’entra nulla) con l’intento di far perdere all’Italia anche l’ultimo treno della ricerca scientifica. Il regalo lo fanno il governo e il centrosinistra, tramite la Finanziaria. Cioè: lo fanno i contribuenti. Per l’anno 2008, la spesa sarà di 2 milioni di euro. Destinati a un fondo apposito, creato dal ministero delle Politiche agricole, per la «promozione di azioni positive in favore di filiere produttive agricole esenti da contaminazioni da organismi geneticamente modificati». Insomma, sono soldi per finanziare la battaglia contro gli Ogm. A questo fondo, si legge nell’ultima versione della Finanziaria, potranno attingere anche «fondazioni e associazioni indipendenti», come quelle impegnate con Capanna nell’ennesima battaglia di retroguardia. Il coordinamento degli scienziati favorevoli agli Ogm è insorto e ha chiesto al governo di cancellare la norma. Ma è scontato che nessuno li ascolterà.

Il ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, ha mantenuto così la promessa che aveva fatto nelle scorse settimane alla coalizione “Liberi da Ogm”, che comprende, oltre alla sedicente Fondazione dei diritti genetici dell’ex leader sessantottino, anche Greenpeace, Legacoop, Legambiente, Wwf e diverse organizzazioni di consumatori. Dal 15 settembre al 15 novembre tutti costoro avevano inscenato nelle piazze una consultazione popolare per dimostrare che gli italiani sono contrari agli Ogm. La domanda sulla scheda conteneva già la risposta: «Vuoi che l’agroalimentare, il cibo e la sua genuinità siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità, libero da Ogm?». Quesito reso ancora più inutile alla luce di chi aveva organizzato la messinscena e di coloro che erano chiamati a votare. Tutto, infatti, è andato proprio come previsto: sono stati raggiunti i tre milioni di “voti” auspicati e quasi tutti, manco a dirlo, erano favorevoli a bloccare la diffusione degli Ogm.

Ovviamente, una simile iniziativa non può avere alcun valore legale. Fatto sta che De Castro ha apprezzato, schierando ufficialmente il suo ministero accanto alla coalizione di Capanna «sia con sostegno diretto al programma dell’associazione, sia accompagnando progetti di comunicazione». Capanna, che non è tipo da accontentarsi delle parole, gli ha risposto di non aver ricevuto un euro. Dal ministero gli hanno detto di stare tranquillo: i soldi arriveranno, con la Finanziaria.

In realtà, dopo gli strombazzamenti iniziali, lo stanziamento al fronte anti-Ogm è stato concesso con metodi da carbonari. Venerdì 7 dicembre, in serata, la commissione Bilancio della Camera ha riscritto parte della manovra. È nato così, grazie a un emendamento presentato dal relatore, il deputato del partito democratico Michele Ventura, l’articolo 56-bis (poi ribattezzato 56-quater), che istituisce, a partire dal 2008, il fondo “anti-Ogm” e lo finanzia con 2 milioni di euro. Tutto questo, si legge nella nuova versione della Finanziaria, «in coerenza con le richieste dei consumatori», il cui parere non risulta però che sia stato chiesto: né sugli Ogm né sui soldi che il governo vuole dare a Capanna.

Nella stessa circostanza, la commissione Bilancio ha stanziato 3 milioni per un altro fondo, destinato alla «promozione della ricerca e della formazione avanzata nel campo delle biotecnologie», che farà capo al ministero della Ricerca, guidato da Fabio Mussi. Ma nemmeno questa iniziativa trova l’appoggio degli scienziati che difendono le biotecnologie, i quali ritengono «preoccupante» la formulazione della norma che lo ha creato. Il fondo in questione, infatti, è vincolato ad operare «nell’ambito del principio di precauzione», cioè senza poter fare alcuna sperimentazione degna di questo nome, e rischia di diventare anch’esso una fonte di finanziamento per le organizzazioni nemiche degli Ogm, o comunque di essere usato per dare mance a fondazioni e istituti “amici” del governo, al di là di ogni requisito di merito.

Il Sagri, il coordinamento di scienziati e associazioni favorevoli agli Ogm, attacca a testa bassa: «Non si capisce come mai l’esecutivo dovrebbe destinare 5 milioni di euro nel 2008 a iniziative ambigue e scientificamente discutibili sulle biotecnologie». In particolare, avvertono dal Sagri, è chiaro che a beneficiare del primo fondo saranno «le associazioni contrarie alla ricerca e all’innovazione. Forse le stesse che durante la campagna Liberi da Ogm hanno offeso esponenti di spicco della comunità scientifica italiana, costringendo l’Accademia dei Lincei e l’Accademia delle Scienze a invocare più rispetto per la scienza». Proprio Capanna infatti, nei giorni scorsi, ha spiegato che esistono scienziati seri e «scienziati-squillo», e che l’oncologo Umberto Veronesi, colpevole di essere a favore degli Ogm, fa parte della seconda categoria. E anche questo piccolo episodio aiuta a capire meglio che fine faranno i nostri soldi.

© Libero. Pubblicato il 13 dicembre 2007.

Sullo stesso argomento, da questo blog:
La papaya Ogm e gli attivisti anti-Ogm
Gli Ogm e quell'inconfessabile complesso d'inferiorità nei confronti della sinistra
I professionisti dell'anti-Ogm

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lunedì, novembre 12, 2007

La papaya Ogm e gli attivisti anti-Ogm

Gli attivisti anti-Ogm ripetono ossessivamente l’idea che gli Ogm non servono alle colture tipiche. E questo fatto viene spesso ripetuto senza un minimo di ragionamento critico, senza mai chiedersi “perché mai non potrebbero servire?”. Già, perché? Un esempio vale più di mille discorsi, per cui questa volta vi racconto una storia a lieto fine con protagonista una coltura tipica salvata dagli Ogm. Vi parlerò della Papaya delle Hawaii.
Il resto qui, su Scienza in cucina, il blog di Dario Bressanini.

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domenica, ottobre 28, 2007

Gli Ogm e quell'inconfessabile complesso d'inferiorità nei confronti della sinistra

Complice la moral suasion di qualche amico, mi ero quasi illuso sull'evoluzione dei giovani di An. Quasi. Poi ho letto questo.

LIBERI DA OGM - WEEKEND DI MOBILITAZIONE

Azione Giovani aderisce alla Consultazione Nazionale promossa dalla Coalizione ItaliaEuropa Liberi da Ogm, lanciando un weekend di mobilitazione nazionale domani, sabato 27 e domenica 28 ottobre 2007. Nel rispetto della propria tradizione e del suo patrimonio valoriale da sempre legato all’amore per la terra, per l’ambiente, per le eccellenze della nostra nazione, abbiamo scelto di partecipare a questa consultazione attraverso una seria di iniziative che coinvolgeranno oltre 50 città italiane, perchè la difesa della nostra terra non può e non deve essere colpevolmente lasciata all’ecologismo ideologico di una parte della sinistra. Siamo convinti che l’introduzione senza regole del transgenico nel nostro sistema agricolo, da sempre fondato sulla tipicità e sulla qualità dei prodotti più che su un modello estensivo, finirebbe col danneggiare pesantemente la nostra economia recando un forte danno di immagine al ‘made in Italy’. Non è un caso che anche il citatissimo Sarkozy abbia messo il No agli Ogm al centro della sua politica ambientale e agricola, convinto come noi che il patrimonio di qualità e di tipicità dell’agricoltura, di quella francese come di quella italiana non possa venire sacrificato sugli altari degli interessi di alcune multinazionali. La coalizione è composta da 29 tra associazioni dei produttori agricoli, dei consumatori e del mondo ambientalista cui si aggiungono le mobilitazioni di numerose organizzazioni politiche trasversalmente ai due schieramenti. L’obiettivo prefissato è quello di raccogliere entro il 15 novembre prossimo, 3 milioni di firme a sostegno di un modello agroalimentare di qualità, legato al territorio e libero da Organismi Geneticamente Modificati.

In fondo, se mentre io leggevo Karl Popper e Friedrich August von Hayek loro si eccitavano con Ezra Pound e Julius Evola, un motivo c'era. Mi sa che c'è ancora. E viste le loro frequentazioni, sarà bene continuare a mantenere le distanze.

Post scriptum. Qui alcuni di quelli che hanno ragione (e trattano Mario Capanna, Walter Veltroni e Alfonso Pecoraro Scanio per quello che sono): Benedetto della Vedova, Cristiani per l'ambiente, Salmone.org.

Stessa vicenda, su questo blog: I professionisti dell'anti-Ogm.

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lunedì, settembre 10, 2007

I professionisti dell'anti-Ogm

A conferma che la terza narice, nel terzo millennio, ha un inconfondibile colore verdastro, Mario Capanna lancia oggi la sua nuova campagna contro gli Ogm. Al suo fianco, ci fa sapere Repubblica, la Acli, le Coop, Slow Food... Ho scritto "nuova campagna", ma in realtà è quella di sempre: la crociata ambientalista dà modo a Capanna di continuare a mantenere nel mirino le multinazionali, il profitto, lo sviluppo tecnologico, la modernità.

Al di là delle considerazioni politiche, resta un dato di fatto innegabile e importante: la campagna anti-Ogm fa presa su una larga parte della popolazione perché fondata su toni emozionali ("la sicurezza non è mai abbastanza, signora mia"), che attecchiscono anche grazie a una ignoranza diffusa sui temi scientifici. La rubrica "Forse non tutti sanno che..." potrebbe essere riempita per centinaia di pagine dalle lacune che abbiamo noi italiani, anche sui dati scientifici più semplici. Persino riguardo a quello che troviamo sulle nostre tavole.

E qui veniamo al dunque. Per saperne un po' di più, anche sull'uscita di Capanna e dei suoi compagni, qualche lettura può aiutare. Qui, sul sito ecologista Greenplanet, trovate l'intervento "in partibus infidelium" di un giovane scienziato, Dario Bressanini, per demistificare molti luoghi comuni sugli organismi geneticamente modificati e rimediare a un minimo dell'ignoranza diffusa in materia. In fondo alla pagina web ci sono i link ad altri suoi interventi, sempre sul sito Greenplanet, spesso seguiti da obiezioni, repliche e controrepliche. Tutto molto civile e molto interessante (due cose rare). Copio e incollo le sue conclusioni (ma il ragionamento che le precede merita di essere letto per intero):
Se state leggendo questo articolo conoscete a menadito tutte le obiezioni agli Ogm. Provate a fare le stesse obiezioni alle piante mutate: deve valere anche per loro il "principio di precauzione"? Dobbiamo aspettare di essere sicuri al 100% prima di utilizzarle? Come facciamo ad essere sicuri che non facciano male? Possono essere dannose? Sappiamo dove è stato modificato il genoma di una pianta bombardata con raggi Gamma o raggi X? Vi basta la spiegazione un po' imbarazzata che "tanto le radiazioni sono naturali"? La domanda che mi faccio è "perché da parte dei professionisti anti-Ogm non vi è opposizione a queste tecniche?" La risposta è banale: perché non c'è la cattiva multinazionale da combattere, perché non si accresce il consenso politico, perché non conviene, perché non si attraggono fondi. Credete ancora che le varie organizzazioni avversino gli Ogm per proteggere la vostra salute e quella dell'ambiente?
Bressanini è titolare della rubrica "Pentole e Provette" sul mensile "Le Scienze", e questo è il suo blog, dedicato alla scienza in cucina.

Sugli Ogm, lettura consigliata è anche il libro "Verdi fuori, rossi dentro. L'inganno ambientalista", pubblicato da Libero-Free e scritto da due scienziati di primissimo livello: Franco Battaglia, docente di Chimica Ambientale all'università di Modena e vicepresidente dell'Associazione Galileo 2001, e Renato Angelo Ricci, professore emerito all'università di Padova, presidente onorario della Società Italiana di Fisica e presidente dell'Associazione Galileo 2001. Il capitolo sul protocollo di Kyoto lo trovate su questo stesso blog, in tre puntate: 1, 2 e 3.

Merita davvero, infine, il libro scritto per Einaudi dalla brava Anna Meldolesi: "Organismi geneticamente modificati. Storia di un dibattito truccato".

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