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Avatar e i suoi nemici

di Fausto Carioti E poi pretendono di non essere noiosi. È dal 1977, anno di uscita di Guerre Stellari, che ad ogni grande produzione americana che arriva sugli schermi i registi de noantri ripetono le stesse cose. Cioè che questi film sono tutti effetti speciali e niente sostanza, che Hollywood vince al botteghino solo perché può permettersi budget inarrivabili, che il cinema italiano rischia di essere strozzato da questa concorrenza sleale (e quindi, sottinteso, deve essere aiutato da noialtri contribuenti). Eccetera eccetera. L’ultima pietra dello scandalo è Avatar, pellicola visionaria e fantascientifica diretta da James Cameron (quello di Terminator, Alien e Titanic). In Italia inizierà ad essere proiettata il 15 gennaio, ma già adesso bisogna parlarne male. A farlo per prima ci ha pensato ieri Repubblica , per la penna di Roberto Faenza, il regista che ha diretto la trasposizione cinematografica de “I Vicerè” e film come “Il caso dell’infedele Klara”. Il titolo di prima pagina gi...

Disney & Marvel, primo matrimonio dell'era Obama

di Fausto Carioti L’America liberal e politicamente corretta di Barack Obama ha trovato il grande gruppo multimediale nel quale specchiarsi. Ieri la Walt Disney ha acquistato la Marvel Entertainment (quella dell’Uomo Ragno, i Fantastici Quattro, Iron Man e altri cinquemila personaggi) per quattro miliardi di dollari. I fan delle due sponde già temono di dover assistere a improbabili sfide tra Hulk e Pippo (ipotesi peraltro già smentita dalla Disney) e si chiedono come una simile unione possa essere possibile. Ma la verità è che i due gruppi sono ambedue il riflesso di quell’America democratica, “inclusiva” e multietnica che qualche mese fa è giunta al potere con Obama. Della Disney il grande pubblico sa ogni cosa. Compreso il fatto che il suo fondatore odiasse i comunisti e, a partire dagli anni Quaranta, avesse collaborato con il capo del Fbi, Edgar Hoover, anche segnalandogli alcuni «sovversivi» di Hollywood. La Disney moderna, però, è tutt’altra cosa. Il gruppo, che ha la sede cent...

A proposito di Angeli e Demoni

La vita è breve e quindi mi risparmierò la visione dell'ultimo film di Ron Howard. Anche perché ho già dato: anni fa sprecai qualche ora del mio tempo per leggere il libro di Dan Brown (che non è il seguito del "Codice Da Vinci", ma il libro che l'ha preceduto, per giunta scritto assai peggio. La qualità era tale che nessun editore italiano lo aveva tradotto. Solo dopo il successo internazionale del "Codice Da Vinci" fu portato nelle librerie italiane).  Ne scrissi  una recensione di ritorno da Cannes, dove avevo assistito all'anteprima del "Codice Da Vinci" ( articolo 1 e articolo 2 ). La ripubblico qui. Fosse mai che a qualcuno interessa sapere cosa pensa il sottoscritto del libro da cui è tratto il film. Se pensate che il "Codice" sia anticattolico, aspettate il prossimo film di Fausto Carioti Chi pensa che il “Codice Da Vinci” contenga una quantità ineguagliabile di bufale anticristiane aspetti di vedere il prossimo film tratto ...

Er cinema italiano fa schifo e gli inglesi ce lo dicono in faccia

Er cinema de Stato, er cinema dei cinematografari impegnati e de sinistra, quelli che insorgono e gridano all’emergenza “curturale” se qualcuno gli dà dei marchetteri mantenuti dai politici con i soldi dei contribuenti. Il cinema italiano che da un pezzo non ha più nulla da dire. Eccolo qui, raccontato come si deve dal quotidiano inglese The Guardian : The Italian industry is surely still regarded with envy by many other EU member states - Lithuania, say, or Luxembourg. It boasts a healthy output and an eclectic crop of distinctive directors, ranging from the icy Paolo Sorrentino to the clownish Roberto Benigni and the mercurial Nanni Moretti, who won the 2001 Palme d'Or for his family drama The Son's Room. It is simply that Italian film lacks the impact and the global reach that it enjoyed in the days of Rossellini, De Sica, Antonioni, Bertolucci and the Taviani brothers. (...) Two decades ago, Italians bought twice as many cinema tickets as they did in Spain. Now the Spaniar...