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Ma quale "eversivo"

di Fausto Carioti Che Silvio Berlusconi abbia un’idea di democrazia diversa da quella prevista dalla Costituzione italiana è fuori di dubbio. Lo si è visto anche ieri. Lui stesso, ormai da tempo, non fa nulla per nascondere il proprio grande progetto: svecchiare le istituzioni per rendere più rapida l’azione del governo, rafforzando il legame diretto tra il premier e gli elettori. Ma si tratta pur sempre di un’idea di democrazia legittima, simile a quella di democrazie ben più solide e datate della nostra. Cosa che la sinistra finge di non sapere, accusando Berlusconi di voler creare «una democrazia plebiscitaria» (Walter Veltroni), di «eversione» (Luigi Zanda), di «fascismo» (Antonio Di Pietro, ovviamente). «Vista da dentro, l’attività del governo e del Parlamento nel fare leggi è un inferno. Abbiamo un’architettura istituzionale che rende difficilissimo trasformare i progetti in leggi compiute, concrete e operanti», ha attaccato ieri il presidente del Consiglio, scatenando il diluvio...

Le ragioni di Sarkozy e l'ingerenza di Obama

di Fausto Carioti Viva Nicolas Sarkozy che dice «no» all’ingresso della Turchia nella Ue. Il presidente francese è l’unico che ha il coraggio di mettersi contro il multiculturalismo, ultima fede rimasta alla élite continentale, e di opporsi all’ingerenza americana. Perché di questo si tratta: un’intromissione negli affari nostri, e se fosse stato un leader diverso da Barack Obama a varcare l’Atlantico per venirci a dire che gli Stati Uniti «sostengono fortemente» l’arrivo della Turchia nell’Unione perché serve ad «allargare e rafforzare» le nostre fondamenta, a sinistra e nei governi europei tanti avrebbero rispettosamente chiesto allo yankee di non mettere il naso nelle nostre vicende. Invece il messaggio è venuto da Obama nell’alto dei cieli, impegnato a costruire un mondo più giusto per tutti. E a uno così non sta bene porre obiezioni. È toccato a Sarkozy dirgli la frase più vera e più banale: «Trattandosi della Ue, spetta ai Paesi membri decidere». Che nella lingua di Obama si legg...

Leader morale cercasi. Astenersi perditempo e Franceschini

di Fausto Carioti «AAA schieramento politico in stato di grave crisi cerca figura di riferimento. Qualunque curriculum è bene accetto. Astenersi perditempo e Franceschini». E poi dicono che in Italia non si trova più lavoro. Guardate il centrosinistra: è pronto a offrire la leadership morale a chiunque dica mezza parola contro Silvio Berlusconi. E in mancanza della mezza parola va bene anche un gesto, una smorfia, un inarcamento di sopracciglio: tutto fa brodo. Il dramma è che ormai, per trovare qualcosa di simile in una figura credibile, debbono rivolgersi a personaggi che vengono da storie opposte rispetto alla loro. Solo nelle ultime settimane hanno provato ad adottare la regina d’Inghilterra e Nicolas Sarkozy. Il fior fiore del conservatorismo europeo, insomma. E ognuno di loro, a modo suo, li ha lasciati con il due di picche in mano. Ora sperano in Gianfranco Fini, ed è facile prevedere che anche con lui finirà allo stesso modo. Sua Maestà li aveva illusi, per un attimo, di essere...

Belle figure

E adesso chi glielo dice a queste  e a questi che la verità è questa ?

Nucleare: vincitori e sconfitti dell'intesa Berlusconi-Sarkozy

di Fausto Carioti È quello che succede agli sprovveduti. Poche settimane fa la sinistra italiana aveva scelto Nicolas Sarkozy come nuova luminosa guida dell’ambientalismo mondiale. Il presidente francese aveva appena frenato il tentativo italiano di allentare gli insostenibili vincoli europei che impongono la riduzione del venti per cento dei “gas serra” entro il 2020. Roberto Della Seta, capogruppo del Pd in commissione Ambiente, veltroneggiava felice: «Bravo Sarkozy, le sue parole sul pacchetto-clima sono una lezione di buon senso per la destra italiana». Pure la leader dei Verdi Grazia Francescato applaudiva commossa: «Sarkozy si è assunto con decisione il ruolo di paladino delle politiche ambientali». Cadeva vittima del mal francese persino il segretario rifondarolo Paolo Ferrero: «Sarkozy ha ragione e Berlusconi ha torto. Non vi è nessuna ragione perché la crisi economica modifichi gli impegni dell’Europa sul clima». A chi conosce un po’ la faccenda veniva da ridere. Sarkozy, infa...

Quel che resta dell'Unione europea

Non ha avuto il coraggio di ammettere che le sue radici affondano nel pensiero giudaico-cristiano. Una constatazione talmente banale che grandi laici come Benedetto Croce e Norberto Bobbio sottoscrivevano a occhi chiusi. Non ha mai avuto una politica estera comune. Basta vedere, di recente, l'atteggiamento dei Paesi europei nei confronti della Russia, della Georgia e dei progetti per sfuggire alla dipendenza dal gas di Vladimir Putin. O davanti al progetto statunitense di collocare lo scudo antimissile americano nell'est Europa. Ognuno per conto suo. Non ha mai avuto un esercito comune. Col risultato che quando nei Balcani (a un'ora di volo dal cuore dell'Europa) si mettevano in piedi enormi macellerie a cielo aperto, le cancellerie continentali dovevano pietire aiuto alla deprecata "iperpotenza" statunitense perché facesse quello che l'Unione europea non era capace di fare. Salvo ricominciare a sputare sull'unilateralismo a stelle e strisce appena il ...

Cesare Battisti, Redentore dell'Umanità

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di Fausto Carioti Ecco cosa succede quando un assassino viene difeso dal governo francese e da quello brasiliano, trasformato in una bandiera della libertà da intellettuali à la page come Bernard-Henri Lévy e Gabriel García Márquez, vezzeggiato dalla première dame Carla Bruni Sarkozy, messo a libro paga da case editrici centenarie del calibro di Gallimard, osannato dal solito migliaio di imbecilli che sul web mischiano ignoranza crassa a criminalità politica. Succede che l’assassino si mette a parlare come se fosse il Redentore. Che da volgare macellaio, quale è, si trasforma nel Salvatore dell’umanità. Se riesce a sfangarla lui, in questo mondo buio c’è ancora un barlume di luce. Se lo sbattono in prigione e gettano via la chiave, come merita, tutto è perduto. Cesare Battisti è arrivato a questo livello. Se si tratti di delirio o paraculaggine, se insomma ci faccia o ci sia, non è dato saperlo, né ha molta importanza. Le sue parole, però, meritano di essere studiate bene, per capire q...

E sotto la ciliegina, 59 reattori nucleari

In inglese si chiama "cherry picking". E' l'abitudine, molto paracula, di prendere la ciliegina dalla torta ignorando tutto il resto. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, non sa l'inglese, ma fa fa cherry picking lo stesso. Succede che Nicolas Sarkozy frena il tentativo italiano di allentare gli insostenibili vincoli europei sulla riduzione delle emissioni di gas serra. A Ferrero non pare vero. Acchiappa la ciliegina al volo e scrive sul suo blog (e invia alle agenzie di stampa ) la seguente dichiarazione : Il presidente francese Sarkozy ha ragione, sul clima, e Berlusconi ha torto. Il presidente di turno dell’Unione europea ha spiegato proprio oggi, davanti al Parlamento europeo, che non vi è nessuna ragione perché la crisi economica modifichi gli impegni dell’Europa sul clima, il contrario della proposta italiana, sempre più isolata, in Europa. A parte la commozione nel vedere un comunista dire che un esponente di destra ha ragione, resta da vede...

Il lupo non c'è più

di Fausto Carioti Crederci è stato bello. Ma l’idea che a guidare la Francia ci fosse un conservatore liberale che si comporta come tale, e non come il sommo sacerdote del compromesso (tipo Jacques Chirac, per capirsi) era troppo rivoluzionaria per essere vera. Le ultime illusioni sono appena tramontate: Nicolas Sarkozy, lo strano gollista atlantista che si era fatto eleggere all’Eliseo promettendo la «rupture», il taglio netto con i suoi imbalsamati predecessori, non c'è più. L’uomo che nel maggio del 2007 il filosofo André Glucksmann votò e paragonò a «un grande lupo cattivo» per la sua capacità di fregarsene del politicamente corretto e dividere l’opinione pubblica, sembra essersi accucciato felice. Ora, con la sua decisione di non estradare in Italia la terrorista rossa Marina Petrella - condannata all’ergastolo per l’omicidio del commissario Sebastiano Vinci, per l’attentato al vice questore Nicola Simone e per il sequestro del giudice D’Urso - Sarkozy è riuscito a farsi appl...

La farsa del governo dei migliori

di Fausto Carioti Siccome fantasticare a voce alta non costa nulla, in questi giorni politici e osservatori si sbizzarriscono a ipotizzare scenari surreali di due tipi, riconducibili sotto l’etichetta di “governo dei migliori”. Il primo tipo è la variante preferita dai cosiddetti “poteri forti” e da quella parte della sinistra che, pur di evitare il voto in primavera, sarebbe pronta a mandare persino Gianni Letta a palazzo Chigi. Un gruppo di “illuminati” (di norma personaggi che non vincerebbero un’elezione manco in un’assemblea condominiale, ma fa niente) prende nelle mani le redini del Paese, vara quella mezza dozzina di riforme ovvie e sagge (niente di complicato, basta trovare uno che sappia l’inglese: le hanno già scritte per noi l’Economist e il Financial Times), risolve il problema dei rifiuti in Campania, trasforma l’Italia nel paese occidentale con la più alta crescita economica e quindi, tra un annetto, riconsegna il Paese - ripulito, splendente ed efficiente - alla classe p...

Think Different

Hai voglia a dire che la storia è lotta di classe, che la differenza la fa il gap il tecnologico tra una civiltà e l'altra e così via. La storia la fanno gli uomini, la differenza la fanno gli uomini. Pochi uomini, spesso. Ed è bellissimo leggere lo storico Victor Davis Hanson quando spiega come tre individui che hanno avuto il coraggio di rompere i vecchi schemi, tre "eretici", oggi siano in grado di cambiare il corso della storia. Il presidente francese Nicolas Sarkozy, che, da solo, ha ristabilito l'amicizia della Francia con gli Stati Uniti e vuole lanciare l'economia francese nella sfida del libero mercato. Il generale David Petraeus, comandante dell'esercito statunitense in Iraq, il quale ha cambiato la strategia adottata sino ad allora contro i terroristi e ha insegnato a tutti i pessimisti che la sfida irachena può essere vinta. La olandese di origini somale, adesso rifugiata in America, Ayaan Hirsi Ali , grande nemica dell'Islam fondamentalista, ...

Silenzio: a Parigi c'è l'Intifada

di Fausto Carioti Puntuale, l’autocensura è scattata pure stavolta. A leggere i giornali - anche quelli italiani - e a guardare i servizi televisivi, uno si fa l’idea che in Francia gruppi di non meglio precisati «giovani» stiano mettendo a ferro e fuoco i sobborghi parigini per motivi alquanto confusi. Insomma, stanno cercando di vendercela come una «rivolta generazionale», una replica del maggio parigino in versione proletaria e suburbana. Piccolo dettaglio: dei rivoltosi delle banlieues, due su tre si chiamano Mohammed. Sono giovani, certo, ma in grandissima parte sono anche musulmani. I giornali lo sanno, gli operatori televisivi lo sanno, i politici lo sanno. Ma tutti, al di qua e al di là delle Alpi, si affannano a imitare le tre scimmiette: meglio non vedere, non sentire e non raccontare. È diventato politicamente scorretto persino fotografare la realtà e trarne l’ovvia conseguenza. E cioè che quello che sta andando in scena nelle banlieues queste notti è il fallimento dell’inte...

Quello che Human Rights First non dice

Si è molto letto e scritto , in questi giorni, di Hate Crimes , il rapporto dell'organizzazione non governativa Human Rights First su antisemitismo, islamofobia e omofobia in Europa ( qui il sommario ). Quello che il rapporto non dice è che gli immigrati musulmani nel continente hanno un doppio ruolo: vittime dell'islamofobia, certo, ma anche carnefici di ebrei e omosessuali. Emblematico il caso di Ilan Halimi, il giovane (23 anni) figlio di immigrati marocchini rapito nel 2006 da un gang nei sobborghi di Parigi, torturato per tre settimane e ucciso nel modo più barbaro perché ebreo. Il suo è il nome che appare più spesso nel rapporto, proprio perché quell'omicidio scosse l'opinione pubblica francese (nella banlieue dove era tenuto prigioniero tutti sapevano che lui era lì, ma tutti furono complici degli assassini. Alcuni vicini di casa dei suoi sequestratori furono persino invitati ad assistere alle torture). Il rapporto di HRF, però, si scorda di dire una cosa essenz...

Gente di facili costumi

di Fausto Carioti Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Nel dubbio su chi scegliere, la sinistra italiana va con tutti. Pasionarie socialiste e machos destrorsi, celoduristi padani e timidi professori di diritto costituzionale, parrocchiani devoti e anticlericali blasfemi: con ognuno di loro i leader dell'Unione riescono a trovare un motivo buono per fare un giro insieme. Insomma, stavolta non è la solita faccenda che dentro l'Unione convivono le voci più dissonanti, dal thatcheriano Daniele Capezzone agli adoratori di Fidel Castro. Questo è uno spettacolo nuovo: dagli schizzi di fango tra compagni si è passati alla schizofrenia clinica, dalle molte personalità si è arrivati alla personalità multipla. Tipo quella di Romano Prodi. Prima ha tirato la carretta per Ségolène Royal, la candidata socialista alle elezioni presidenziali francesi, tanto bella e determinata quanto politicamente inconsistente. Nei giorni cruciali della campagna elettorale lui le ha inviato un messaggio di a...

Dopo lo champagne 2 (di Giovanni Orsina)

di Giovanni Orsina L’ascesa di Nicholas Sarkozy alla presidenza della Repubblica Francese dimostra una volta di più quanto la nostra sia un’epoca «di destra». Storicamente stiamo ancora vivendo nella stagione, apertasi circa un quarto di secolo fa, della reazione all’ondata progressista degli anni Sessanta e Settanta. Politicamente, i temi oggi in cima all’agenda sono quasi tutti tali da favorire un approccio in senso lato liberalconservatore alla sfera pubblica: innovazione economica e imprenditoriale, riduzione dei costi del welfare, controllo dei flussi migratori, sicurezza, terrorismo internazionale e scontro di civiltà, difesa del tessuto sociale. Non per caso, come pure le elezioni presidenziali francesi hanno mostrato, le forze di sinistra stanno oggi sempre più intensamente riflettendo sull’opportunità di spostarsi verso il centro, consapevoli di come i loro strumenti culturali siano spesso inadatti ad affrontare le necessità dell’ora. Allo stesso tempo, malgrado i tentativi di...

Dopo lo champagne

Bene. Abbiamo bevuto ottimo champagne, ci siamo fatti un paio di giorni in un piacevole stato d'ebbrezza, abbiamo riso vedendo la sinistra italiana incapace di capire come mai le sue proposte facciano schifo anche ai francesi e ancora stamattina abbiamo goduto leggendo Rossana Rossanda incavolata con la Francia , che nel giro di un week end si è trasformata da patria dell'ideale giacobino in uno stato gemello del Vaticano (nientemeno). Ora, però, è giusto dirci le cose come stanno. E cioè che uno come Nicolas Sarkozy - pur con tutti i suoi difetti, e presto saremo costretti a contarli - qui ce lo scordiamo. E che la corsa degli esponenti della Cdl a dire «il Sarkozy italiano sono io», per quanto prevedibile, ce la saremmo risparmiata volentieri, tanto è goffo il risultato. Nel centrodestra italiano non si vede nessuno che abbia lo stesso coraggio di Sarkozy nel dire cose politicamente scorrette. Come il suo "no" all'entrata della Turchia nella Ue. O i giudizi, dur...

Sarkozy, "la rupture"

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Bella, ciao. E' fatta. Frantumata Ségolène Royal, confermatasi alla prova dei fatti candidata di mediocre profilo, vittima anche lei delle solite formule vuote di una sinistra sempre più in cerca d'autore. Terza sconfitta consecutiva per la gauche alle elezioni presidenziali francesi. La più bruciante. Perché il trionfo di uno strano gollista atlantista come Nicolas Sarkozy, un "uomo nuovo" con una visione del mondo, una cultura e una strategia della politica antitetiche rispetto a quelle della sinistra continentale, fa senza dubbio più male della vittoria di un "tattico" cinico come Jacques Chirac. E poi perché la partecipazione al voto in questo secondo turno è stata altissima (registrata l'affluenza più elevata dal 1981, quando vinse per la prima volta il socialista François Mitterrand), e ora a sinistra non hanno nemmeno la scusa dell'astensionismo. Spuntare le unghie dei sindacati; ridurre il carico fiscale, ridimensionare lo Stato sociale e il ...

Allons enfants de la patrie

Prepariamoci ad assistere al consueto (ma non per questo meno divertente) kamasutra semantico e politico di chi, a sinistra, cercherà di spiegarci (e soprattutto di spiegare a se stesso) perché la Francia ha detto no al fantastico modello multiculturalista e socialista incarnato da madame Royal. Ultimi sondaggi prima del voto decisivo per l'Eliseo. Nel sondaggio commissionato da Le Monde ( splendido grafico interattivo ) Nicolas Sarkozy è al 53%, Ségolène Royal al 47% (rilevazione del 4 maggio). Secondo il sondaggio pubblicato da Le Figaro ( qui testo integrale ), Sarkozy è al 54,5%, la Royal al 45,5% (rilevazione del 3 maggio). Le prime proiezioni, a urne ancora aperte, confermano : Sarkozy è avanti di 6 punti. E l'affluenza ai seggi è da record. Post scriptum. Come si vede, in Francia, patria della democrazia progressista e di tutto il resto, i sondaggi vengono svolti e sono consultabili anche nell'imminenza del voto. Mica come in Italia, dove la legge liberticida varata...

E Ségolène va peggio di Hillary

Non solo negli Stati Uniti . Anche in Francia la candidata di sinistra, subito adottata da Repubblica , conferma l'andazzo internazionale: quello che piace al salottino buono non piace agli elettori (ultimi casi clamorosi riscontrati: qui e qui , ma per poco non succedeva anche qui ). In quello che sarà il probabile ballottaggio tra i due, Ségolène Royal, candidata socialista all'Eliseo, viaggia oggi dieci punti dietro a Nicolas Sarkozy, ministro dell'Interno e candidato dell'Ump: al secondo turno solo il 45% degli elettori francesi è pronto a votare per la candidata socialista, mentre il 55% sceglierebbe il teocon "Sarkò". E' il risultato del recentissimo sondaggio Csa per il quotidiano "Le Parisien" . Il distacco è in aumento: rispetto all'ultima rilevazione realizzata dalla stessa Csa, Sarkozy ha guadagnato un altro punto. E chiuderebbe in testa anche il primo turno: il 33% dei voti a lui, il 27% alla Royal e il 14% a Jean-Marie Le Pen. ...

Sistemi operativi del tutto incompatibili

Elie Barnav i, ex ambasciatore israeliano in Francia, dopo aver insegnato alla Sorbona, oggi insegna Storia moderna dell'Occidente all'università di Tel Aviv. A ottobre ha pubblicato il libro " Les Religions Meurtrieres ", "Religioni assassine". Ci tiene molto a precisare il suo punto di vista: «Io non parlo da una posizione di destra, ma da una posizione di sinistra democratica. Io sono un socialdemocratico». Come chiunque abbia occhi per vedere, si interroga su ciò che sta accadendo in Europa. Per essere più precisi: si interroga su ciò che sta accadendo all 'Europa. Intervistato dal quotidiano israeliano Haaretz , che riporta anche alcune frasi e concetti chiave del suo libro-pamphlet, Barnavi spiega che oggi in Occidente «il fatto stesso che della gente possa uccidere in nome della religione è spaventoso. La società occidentale è incapace di comprendere il fenomeno, di afferrarlo, figuriamoci di combatterlo. (...) La società occidentale sta cercando ...