mercoledì, settembre 21, 2005

Tutte le bugie della sinistra sul mercato del lavoro

In Italia c'è una-cosa-una che funziona: è il mercato del lavoro. Merito della Legge Biagi, ma anche del cosiddetto "Pacchetto Treu" varato all'epoca dal governo dell'Ulivo e del quale la sinistra oggi si vergogna. I dati diffusi ieri dall'Istat, nella rilevazione relativa al secondo trimestre del 2005, dicono che il tasso di disoccupazione è sceso al 7,5% e che il numero degli occupati è arrivato a 22.651.000, in aumento di 213.000 unità - cioè dell’1% - rispetto allo stesso periodo del 2004. L’aumento del numero dei lavoratori nell’ultimo anno è il risultato della crescita dell’occupazione dipendente (+381.000 unità, pari al 2,4%) e del calo dei lavoratori indipendenti (partite Iva etc.), 168.000 in meno rispetto al 2004.
L'uso di una calcolatrice ci dice poi che, rispetto al secondo trimestre del 2001, cioè al momento del cambio di consegne tra il centrosinistra e il centrodestra, l'aumento degli occupati è stato di 1.183.000 unità, pari al 5,5%.
Siccome per la sinistra è intollerabile che qualcosa in questo Paese oggi vada meno che da schifo, subito dagli esponenti dell'opposizione e dai sindacalisti della Cgil è scattata la campagna di disinformazione, con tanto di corsa a chi la sparava più grossa per smontare la buona notizia. Delle due strade che aveva davanti l'Unione, partecipare alla festa rivendicandone (correttamente) parte del merito e negare che ci sia alcunché da festeggiare, ovviamente hanno scelto quella sbagliata, confidando nel fatto che tanto nessuno va mai a fare le pulci ai numeri.
Cesare Damiano, responsabile lavoro dei Ds, dice che «i dati resi noti dall'Istat confermano quanto abbiamo continuato a segnalare nel corso di questi anni: cresce l'occupazione, precaria, nel centro-nord e diventa sempre più difficile la situazione nel Mezzogiorno e, in modo generalizzato, quella dell'occupazione femminile».
Dice Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil: «Si conferma la fine del ciclo positivo iniziato a metà degli anni novanta, con una situazione sempre più drammatica nel Mezzogiorno e per l'occupazione femminile in generale».
Titola l'Unità: «Aumentano i contratti a termine. Dramma disoccupazione al Sud e per le donne».
Dunque: lavoro sempre più precario, sempre più donne emarginate dal lavoro, Sud messo sempre peggio. I tre luoghi comuni cari alla sinistra. Solo che sono tutti e tre luoghi comuni falsi.

Lavoro sempre più precario?
E' vero che ci sono sempre più lavoratori "precari", cioè assunti a termine? Certo che è vero: il loro numero aumenta, come aumenta quello di tutti gli occupati. E' vero che il lavoro in Italia è sempre più precario? No, perché il numero degli assunti con contratto a tempo indeterminato cresce, e aumenta più di quello dei "precari". Ad oggi i "precari" sono il 12,5% dei lavoratori dipendenti.
Lavoratori dipendenti "precari", cioè con contratto a termine nel secondo trimestre 2005: 2.048.000.
Lavoratori dipendenti con contratto a termine nel secondo trimestre 2004: 1.919.000.
Lavoratori dipendenti con contratto a termine nel secondo trimestre 2001: 1.639.000 (in questo caso il dato omogeneo non esiste, perché nel frattempo è cambiato il criterio di rilevazione, comunque la differenza è minima).
Se ne ricava che dal 2004 al 2005 il numero dei "precari" è aumentato di 129.000 unità, mentre dal 2001 al 2005 è aumentato all'incirca di 409.000 unità. Tenete a mente questi due numeri.
Lavoratori dipendenti "stabili", cioè con contratto a tempo indeterminato, nel secondo trimestre 2005: 14.473.000.
Lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato nel secondo trimestre del 2004: 14.221.000.
Lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato nel secondo trimestre del 2001: 14.020.000 (anche qui il dato omogeneo, cioè calcolato con identica modalità, non esiste).
Se ne ricava che dal 2004 al 2005 il numero degli assunti con contratto "sicuro", cioè a tempo indeterminato, è aumentato di 252.000 unità, mentre dal 2001 al 2005 è aumentato all'incirca di 453.000 unità. Dunque, non solo i posti di lavoro "precari" non sono stati creati a discapito di quelli "stabili", ma non ne hanno nemmeno impedito la crescita, che è stata addirittura superiore a quella dei contratti a tempo determinato. A dimostrazione che il lavoro “flessibile” non blocca la crescita di quello stabile, anzi spesso lo aiuta.

Donne sempre più emarginate dal lavoro?
Una bufala. Il numero delle donne che lavorano nel secondo trimestre del 2005 è stato pari a 8.855.000, in aumento di 77.000 unità rispetto al 2004 (+0,9%) e di 653.000 unità (+6,8%) rispetto al luglio del 2001. Quindi, rispetto all'andamento dell'intero mercato del lavoro (+5,5% nel giro di quattro anni), in questi quattro anni l'occupazione delle donne è cresciuta, in media, 1,3 punti percentuali in più. A sinistra sostengono che se la disoccupazione scende lo si deve solo all'effetto statistico prodotto dalle donne che smettono di cercare lavoro, e quindi sono escluse dal conteggio ufficiale dei disoccupati: torna comodo, perché dà l'idea di un Paese ormai depresso, abbandonato a se stesso che si chiude in casa per lasciarsi morire. A parte l'evidente malafede (se gli italiani stanno alla fame nera come ci vuole far credere la sinistra, si presume facciano di tutto per cercare un lavoro, invece di tirarsi indietro) questo, ovviamente, non spiega come mai i posti di lavoro delle donne siano in aumento.

Sud messo sempre peggio?
E' la bugia più subdola. A sinistra vale il principio per cui se un povero vince una Ferrari e un altro povero ne vince dieci, la situazione del primo è peggiorata perché il suo divario dal secondo si è accresciuta. Stesso discorso. Perché l'occupazione al Sud, in questi anni, non solo non è diminuita, ma è aumentata. Non come al Nord, molto meno, ma è comunque cresciuta. E quindi si sta meno peggio di prima.
Nelle regioni del Mezzogiorno si contavano 6.461.000 occupati nel secondo trimestre del 2005; 6.443.000 nel secondo trimestre del 2004; 6.363.000 nel secondo trimestre del 2001. Dunque, nell'ultimo anno nel Sud si sono creati 18.000 nuovi posti di lavoro (+0,3%), mentre negli ultimi quattro anni i nuovi contratti sono stati 98.000 (+1,5%).

La favola degli immigrati
Non basta. Dice la Cgil: «La stessa lieve crescita dell'occupazione sembra più dovuta al forte aumento della popolazione immigrata regolarizzata, che non ad altro». Da notare il "sembra", a ulteriore esemplificazione di quelle che Karl Popper chiamava "ipotesi ad hoc". E da notare anche il «lieve»: a colpi di 200.000 nuovi occupati l'anno, nel giro di una legislatura fai un milione di posti di lavoro, cioè esattamente quello che per la sinistra non sarebbe mai potuto accadere. Ora, delle due l'una. O questo governo nell'ultimo anno è riuscito davvero a togliere dalla clandestinità e far trovare un lavoro regolare a oltre 200.000 immigrati, numero che sale a oltre un milione se si fa il conto dall'inizio della legislatura a oggi. E allora siamo davanti al più grande caso di integrazione della storia mondiale, e la sinistra farebbe bene ad applaudire al governo e a smettere di piangere sui poveri immigrati disperati (ma a sinistra non dovrebbero essere felici se gli immigrati trovano un lavoro regolare?). Oppure non è vero, e allora quei posti di lavoro sono in buona parte andati agli italiani. E allora tutte le cose che hanno detto ieri sono solo scuse buone per nascondere agli elettori la verità. Farebbero bene a mettersi d'accordo con se stessi.

    Ricapitolando
    Vogliono farci credere che in Italia va sempre peggio, che la situazione è «sempre più drammatica» anche sul fronte del lavoro: occupazione più precaria, donne sempre più emarginate, Sud sempre più indietro. Ma non è così. Anche se alla sinistra dispiace, il numero dei posti di lavoro aumenta: sia di quelli "precari" sia di quelli "stabili", che in valore assoluto aumentano di più. Le donne partecipano sempre più al mercato del lavoro, anche se non quanto sarebbe auspicabile. E il Mezzogiorno continua a muoversi: lo fa col suo passo da lumaca, ma almeno si muove nel verso giusto, e questo nel dopoguerra non sempre è accaduto.
    Ma soprattutto, quello che non ci spiegano è: se la situazione è così drammatica oggi, come vogliamo definire quella di quattro anni fa, all'epoca in cui la sinistra fu costretta dagli elettori ad abbandonare palazzo Chigi, quando c'erano più disoccupati, meno occupati, meno lavoratori assunti a tempo indeterminato, meno donne che lavoravano e meno posti di lavoro nel Mezzogiorno?

    Qui si scarica il comunicato Istat relativo all'occupazione nel secondo trimestre del 2005 (formato Pdf).
    Qui si scarica il comunicato Istat relativo all'occupazione nel secondo trimestre del 2004 (formato Pdf).
    Qui si scarica la serie storica dei dati sul lavoro degli anni precedenti (formato Excel).

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