mercoledì, settembre 07, 2005

Nonostante Fazio

Non ho nessuna simpatia per il keynesiano ciociaro. In quanto keynesiano dice cose che, da liberista, non condivido. In quanto ciociaro dice cose che, da madrelingua italiano, non capisco. Ora, se come pare Antonio Fazio resta in sella (si decide nel giro di 24 ore, il 9 c'è il vertice Ecofin a Manchester), diranno che Berlusconi ha subìto il ricatto della Lega. La verità è un'altra. E cioè che Berlusconi, pur preoccupato dalle possibili dimissioni di Siniscalco, non ha alcuna intenzione di darla vinta all'asse che più detesta e che già una volta l'ha fregato, quello Corriere della sera-magistrati. Perché il punto non è la sinistra che vuole mandare Fazio a casa, né i sindacati, né Ciampi. Ma sono quelli che un tempo si chiamavano poteri forti, e che ora, morto Cuccia, sono solo poteri indebitati. Ma proprio perché indebitati pronti a reagire come belve ferite, sparando con i loro editorialisti ad alzo zero e tirando fuori verbali secretati ad orologeria contro chi, come Fazio, gli si mette di traverso.
Fazio non è il demonio, Fazio è un governatore mediocre, tale e quale a nove decimi di quelli che l'hanno preceduto, se non altro perché la formazione e il brodo di coltura sono gli stessi, pur preferendo Fazio il crocifisso al compasso. Contro di lui ci sono la Confindustria torinese con le sue appendici di governo (vedi Siniscalco), la sinistra che ha già stretto con industriali e banchieri il patto per normalizzare il Paese dopo la "parentesi" berlusconiana, Eugenio Scalfari e il Corriere della Sera più a sinistra dai tempi di Ottone. Per questo, se Fazio dovesse dimettersi, non ci sarebbe niente da gioire. Nonostante Fazio.