mercoledì, dicembre 28, 2005

Dedicato a chi parla di globalizzazione senza saperne nulla

Siccome il mondo si divide in due, in chi conosce le regole dell'economia e nei no-global, fa parte degli scopi missionari di questo blog spiegare, come già fatto in passato in occasione del viaggio di Fausto Bertinotti in Cina (qui e qui), cosa rappresenti la globalizzazione nel suo laboratorio più importante, la Cina.
Da AsiaNews: «La Cina produce circa il 75% dei giocattoli del mondo, che esporta anzitutto nei Paesi industrializzati. Ma si tratta soprattutto di prodotti economici e negli ultimi 2 anni la richiesta è diminuita. [...] “Non è un segreto – spiega C.K. Yeung, vice presidente del Consiglio di Hong Kong per i giocattoli e presidente della compagnia Blue Box Toys – che il margine di profitto nel settore è sottile e che la competizione continua a crescere”. “In 2 anni, i costi per i salari sono saliti di circa il 20%”, prosegue, e quelli per i materiali tra il 20 e il 30%. [...] Qualità, tecnologia e innovazione sono cruciali – dice Ye Yao, presidente del Consiglio cinese per la promozione del commercio internazionale per il Guangdong – per la futura industria dei giocattoli: occorre puntare su prodotti di alta qualità e conformi alle norme di sicurezza estere».
Salari che crescono rapidamente, competizione crescente, qualità della produzione in costante miglioramento, condizioni di vita migliori. Succede ogni volta che un Paese apre le proprie frontiere al libero mercato. E ogni volta c'è chi guarda e proprio non capisce.
PS: come già detto, i motivi per incazzarsi con la Cina sono ben altri.