martedì, dicembre 27, 2005

Alle origini del mal francese

Il "modello sociale francese" marcia allegramente verso l'autodistruzione, e gli incendi delle notti parigine di novembre sono stati i primi segnali d'avvertimento. All'origine dello sfascio, un sistema di studi che nulla a che vedere con la meritocrazia e con le esigenze produttive del Paese (il che spiega, oltre al tasso di disoccupazione giovanile del 25%, anche come faccia la Francia ad avere così tanti intellettuali umanistici sterili e presuntuosi, che vivono nella completa ignoranza di nozioni tecniche basilari, tipo le leggi che regolano l'economia). Il saggio di Anthony de Jasay "Le sommosse delle banlieues e l’autodistruzione del modello francese" (formato pdf), appena messo on line dai soliti benemeriti dell'Istituto Bruno Leoni, descrive bene la situazione transalpina e offre diversi spunti di riflessione (e di preoccupazione) all'Italia.
«La scuola pubblica francese», si legge nel testo, «ha un solo scopo: far superare all’80 per cento degli studenti dell’ultimo anno l’esame di baccalaureat, sostenuto su materie teoriche e astratte. Chi supera l’esame ha diritto ad un posto all’università, mentre chi non riesce ad ottenere un diploma di un qualsiasi tipo viene ritenuto un fallito e un emarginato. Abbassarsi fino ad accettare un lavoro manuale viene considerato un’umiliazione ed equivale a gettare alle ortiche la preziosa istruzione conseguita. L’effetto netto di questo atteggiamento consiste in una marea di psicologi, sociologi e laureati in legge o in materie artistiche, per i quali non è possibile trovare un posto, le cui conoscenze, se ne hanno, non servono a nessuno e che, in gran parte, sono destinati a vivere un’esistenza di disoccupazione e di tedio. [...] I figli degli immigranti di colore hanno ancor meno possibilità di trovare “un posto al sole”. Al tempo stesso, nel paese vi è una cronica carenza di idraulici, elettricisti, muratori, carpentieri, giardinieri, meccanici e lavoratori manuali tuttofare. Gli artigiani non sono disposti ad assumere nuovi apprendisti per paura delle complicazioni burocratiche che ciò comporta e per il timore di non poterli licenziare in caso di bisogno. [...] L’ostilità nei confronti dell’idea stessa di lavoro manuale dimostrata dalle istituzioni scolastiche e dalla“cultura” nella quale esse operano, insieme all’eccesso di candidati senza speranza a carriere intellettuali che la società non può offrire, è un tratto specificamente francese e rappresenta un’evidente causa di amarezza e di instabilità. I giovani arabi e africani di seconda generazione ne risultano particolarmente colpiti, interpretando la propria condizione come l’effetto di una discriminazione razziale».
Il resto si trova qui.

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