mercoledì, aprile 26, 2006

Andy Garcia contro Castro e Guevara (c'è una Hollywood che pensa)

E' ufficiale. C'è una Hollywood che non ha mandato il cervello all'ammasso. Che pensa che Fidel Castro Ruz sia un dittatore della peggiore specie, che Che Guevara fosse un macellaio e che quelli che indossano la maglietta con la sua effige siano dei poveri pirla (per sapere come la pensa invece la Hollywood "ufficiale" si consiglia il perfido libro di Humberto Fontova "Fidel: Hollywood's Favorite Tyrant"). L'attore Andy Garcia, uno di quegli esuli cubani che hanno fatto fortuna lontano dal tiranno barbuto, è pronto al debutto come regista e produttore nel suo prossimo film, "The Lost City", ambientato durante il passaggio dal regime di Batista alla dittatura castrista. Assieme a lui recitano, tra gli altri, Bill Murray e Dustin Hoffman.
Garcia racconta tutto alla rivista californiana The Hollywood Reporter. Nella pellicola recita la parte del proprietario di un nightclub convinto di essere apolitico, sin quando la donna che ama lo costringe a schierarsi. «Il film lascia pochi dubbi sulle idee politiche anti castriste di Garcia», scrive The Hollywood Reporter. I distributori, sempre preoccupati dell'impatto che ogni pellicola può avere sulla platea liberal, gli hanno chiesto di tagliare il film. Soprattutto in quel finale politicamente così scorretto, che vede molti protagonisti lasciare Cuba per cercare esilio a Miami, in Florida. Per tutta risposta, Garcia ha aggiunto dieci secondi a un film già lungo 143 minuti. «Io sono in esilio. Mio padre ebbe il coraggio di andarsene con la moglie, sua madre e i tre figli, tutti al di sotto dei dodici anni. Gli ci volle più coraggio per andarsene, per sacrificare ogni cosa per la libertà, di quanto gliene sarebbe occorso per rimanere. Il mio film riguarda l'abbandono della cosa alla quale tieni di più, è un film sull'amore impossibile».
Dice Garcia dei suoi rapporti con la madrepatria: «Non ho mai fatto richiesta di tornare a Cuba. Mi hanno invitato all'Havana Film Festival, ma io sono un oppositore del regime cubano. Avrei voluto tornare sull'isola ogni giorno della mia vita. Ma in onore di tutti quelli che sono morti e hanno sofferto sotto questo regime, mi rifiuto di ripensarci». Ne ha anche per Che Guevara: «La gente indossa la maglietta con il suo volto come un'opera di pop art. Ma non sanno nemmeno chi fosse. Sembra una rock star. E invece fece uccidere moltissime persone senza processo e senza che avessero la possibilità di difendersi».

Il sito ufficiale di "The Lost City"
"Garcia can't go home again - except on film", su The Hollywood Reporter

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