sabato, aprile 15, 2006

Quirinale, la prima mossa è di D'Alema

In quella enorme partita a scacchi che è l'elezione del presidente della Repubblica, oggi si registra la prima mossa. Non occorre una mente da fine analista per vederla: se il quotidiano dalemiano il Riformista candida Massimo D'Alema al Quirinale, di fatto è lo stesso presidente dei Ds che lancia la propria candidatura. O quantomeno non si oppone a che essa venga lanciata dal giornale che gli è più vicino: il che, in pratica, è la stessa cosa. D’Alema, si legge nell'editoriale del quotidiano arancione, «può essere legittimamente in corsa anche per il Colle», perché «darebbe la garanzia che non ci siano tentazioni revansciste illiberali nel centrodestra, né altrettanto illiberali giudizi di Dio nel centrosinistra. Perché è il presidente del maggior partito della nuova maggioranza, per quanto risicata essa sia, e per il suo comportamento nel recente passato, dalla commissione per le riforme istituzionali alla presidenza del Consiglio. Insomma, direbbe l’Economist, "he is fit". Finito il fattore K, finisca anche il fattore D». Più chiari di così non si può essere. Pregasi notare il messaggio tranquillizzante lanciato a Berlusconi, al quale viene assicurato che D'Alema al Quirinale impedirebbe «illiberali giudizi di Dio nel centrosinistra».
Una proposta irricevibile per la Cdl? Non è detto. D'Alema non è la prima scelta di Silvio Berlusconi, ma è un nome sul quale il leader del centrodestra potrebbe fare una riflessione. Di certo andrebbe bene a Berlusconi assai più di Prodi. Guarda caso, oggi sul Messaggero Fabrizio Cicchitto, uno dei plenipotenziari del Cav., parlando dell'atteggiamento post elettorale dei due dice che «D'Alema dimostra indubbiamente, e lo sapevamo, una maggiore intelligenza politica di Prodi. C'è nel leader Ds un approccio politico e non arrogante». Del resto fu lo stesso Berlusconi a insediare D'Alema alla guida della Commissione Bicamerale, finita come sappiamo. Insomma, veti forzisti sul presidente dei Ds al momento non ce ne sono. Anche se Berlusconi gli preferirebbe senza dubbio Giuliano Amato (che non può promuovere ora, a rischio di bruciarlo) e sta riflettendo seriamente se chiedere la conferma di Carlo Azeglio Ciampi, alla quale la sinistra non potrebbe dire "no" e che potrebbe essere respinta solo dallo stesso presidente della Repubblica, magari per lasciare la strada libera al suo amico Prodi, che comunque dovrebbe scontare il prevedibile voto contrario di Rifondazione e Comunisti italiani, i quali si sentono garantiti solo se alla guida della loro coalizione c'è Prodi: qualunque altro nome sarebbe per loro sinonimo di fregatura.
L'unica certezza è che D'Alema è uno di quei candidati di sinistra che, se dovessero davvero arrivare alla conta, riceverebbero moltissimi voti contrari da parte dei franchi tiratori del loro stesso schieramento. Nella Margherita, ma anche negli stessi Ds, non è proprio l'uomo più amato: guarda caso oggi Walter Veltroni, sul Messaggero, chiede che sia riconfermato Ciampi. D'Alema avrebbe quindi bisogno di un apporto di voti dal centrodestra. Non è escluso che potrebbe averli da Forza Italia, ma solo se Berlusconi decidesse di puntare su D'Alema per bloccare un candidato della sinistra che riterrebbe troppo pericoloso. Se davvero Prodi è inchiodato alla guida dell'Unione dall'estrema sinistra, altri pericoli Berlusconi non ne vede, almeno per il momento. Ma siamo appena agli inizi. E non è escluso che da sinistra, in nome della pacificazione nazionale e per ottenere la non belligeranza - almeno parziale - della Cdl al Senato, arrivi una di quelle offerte che Berlusconi non potrà rifiutare.

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