lunedì, aprile 17, 2006

E siamo appena agli inizi

Cronaca di un tranquillo lunedì di Pasqua. Il margheritino Giuseppe Fioroni attacca Piero Fassino dopo che il segretario dei Ds aveva detto all'Unità che la Margherita non ha saputo mantenere i suoi elettori. Fioroni invita Fassino a riflettere sul fatto che «c'è una vasta area di italiani, prevalentemente moderati, che non hanno trovato le motivazioni per dare il consenso al centrosinistra». Vuol dire: "Se di fatto abbiamo perso una partita che sembrava già vinta la colpa è vostra e della Rosa nel pugno", ma non possono dirselo in termini così chiari.
Il Financial Times scrive che la vittoria di Prodi è stata talmente striminzita da mettere in seria crisi la governabilità del Paese, al punto da ritenere probabile l'uscita dell'Italia dall'euro entro il 2015. Il passaggio chiave: «Prodi offre il genere sbagliato di riforme già fallite in altri paesi europei» e la ristretta maggioranza su cui poggia la sua coalizione al Senato «potrebbe non consentirgli di attuare il già insufficiente programma». Ovviamente, tutte queste cose sul programma di Prodi a Londra si erano guardati bene dal dirle in termini così chiari prima del voto. Tradotto in italiano, l'articolo del Financial Times significa che gli ambienti finanziari inglesi fanno il tifo per un governissimo di larghe intese guidato da un tecnico (Mario Monti è il primo della lista), e l'unico che sembra averlo capito, incredibilmente, è Roberto Maroni. Presto il Financial Times sarà imitato dai grandi quotidiani italiani. La sinistra, incredula perché abituata a vedere il quotidiano del gruppo Pearson (stessa casa madre dell'Economist) bastonare sempre e solo Berlusconi, ci resta un po' male. Daniele Capezzone, che evidentemente ha già scordato i rapporti di forza all'interno dell'Unione e il peso dell'estrema sinistra, coglie la palla al balzo per chiedere a Prodi di «puntare su riforme liberali». Rifondaroli e comunisti italiani manco gli rispondono più.
Intanto, dall'altra parte dell'oceano, persino il New York Times, ovvero la versione a stelle e strisce di Repubblica, si domanda a voce alta se Prodi sia un calmo sereno, come a lui stesso piace dipingersi, o, molto più banalmente, un debole bollito, come lo vede una bella fetta del resto del mondo.
Tutto molto prevedibile: come già detto, adesso il compito ingrato di tirare la carretta prendendo gli sputi tocca a loro. E ancora non hanno iniziato a governare, ancora non c'è stato alcun voto al Senato.

Update del 18 aprile. Detto che in un Paese serio se un giornalista scrive le cose che si sono lette ieri sul Financial Times gli unici che gli rispondono sono due portavoce, uno per la maggioranza e uno per l'opposizione, e lo mandano a quel Paese in coro, per passare subito ad argomenti più interessanti, bisogna essere o molto bolliti o molto in malafede per dire, come fa Prodi oggi, che «il Financial Times non sta sparando sul governo Prodi, ma esclusivamente sul governo Berlusconi». Frasi come «Prodi offre il genere sbagliato di riforme già fallite in altri paesi europei» e quella in cui il suo programma è definito «insufficiente» sono rivolte direttamente a lui, e infatti Vincenzo Visco (già linkato sopra) lo ha compreso benissimo. Capisco i problemi di Prodi con l'inglese, ma le traduzioni sui giornali di oggi non mancavano.

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