mercoledì, aprile 26, 2006

Contro i talebani della costituzione

di Fausto Carioti
Se laici e “relativisti” usano argomenti da talebano in difesa della sacralità della costituzione italiana e nessuno scoppia a ridere, nessuno alza manco un sopracciglio, è il segno che qualcosa non funziona. È accaduto ieri durante la grande liturgia laica del 25 aprile, i cui officianti stavolta sentivano la sacralità dell’evento più che in passato, vista la coincidenza dell’anniversario della liberazione dai nazifascisti con l’imminente sgombero di palazzo Chigi da parte del Gran Corruttore di Arcore. Carlo Azeglio Ciampi per primo ha ceduto alla tentazione di fare il Papa laico: «La costituzione», ha detto nel suo appello al dialogo, «è stata e rimane la mia Bibbia civile, il testo su cui ho riflettuto in ogni momento difficile». Se Ciampi si è limitato alla forma, altri sono andati dritti alla sostanza. Il dogma della verginità perpetua della Santissima Carta ieri è stato ribadito, tra i tanti, da Dario Fo, il quale ha ammonito i fedeli che «la costituzione va difesa ogni giorno», e da Romano Prodi, per il quale la sacra ricorrenza del 25 aprile «rammenta a tutti noi l’urgenza di difendere la nostra costituzione». Non poteva mancare al salmo Fausto Bertinotti, che già parla come se stesse sull’altare di Montecitorio: «L’Italia ha una sola religione civile, ed è l’antifascismo», così come sancito nella costituzione.
Insomma, pare essere giunta a compimento un’operazione-truffa, fatta apposta per tagliare fuori una parte (la metà) del Paese. Prima si difendevano la democrazia e la libertà, e nell’accettazione o meno di questi due valori correva la linea che separa il buono dal cattivo. Ora che democrazia e libertà trovano d’accordo (almeno) il novantacinque per cento degli italiani, la frontiera è stata spostata più in là: la distinzione tra il bravo democratico e il nemico del popolo passa per la sottoscrizione integrale della costituzione. Senza riserve. Democrazia e libertà possono essere declinate in mille modi diversi, ma uno solo, per la sinistra, oggi va bene: quello scritto nella carta del 1948. Che è stata così assolutizzata, diventando, appunto, la “Bibbia civile”, il luogo del nuovo credo laico.
Come ogni libro sacro, essa va oltre i valori che difende, per regolare la vita del fedele nei dettagli. La Bibbia, quella vera, non dice solo «ama il prossimo tuo come te stesso»: questo è molto importante, ma non basta a fare un cristiano. Allo stesso modo la costituzione, elevata al rango di Bibbia laica, non si limita a dire che «la sovranità appartiene al popolo», ma impone, ad esempio, che la democrazia non possa essere attuata su base federalista, e i suoi sacerdoti, scesi in piazza ieri gridando al sacrilegio, sono qui per impedirlo.
Perché poi, come ogni libro sacro, la costituzione è immutabile. Non può essere riscritta: ogni tentativo di metterci mano è un’eresia, un abominio intollerabile. Come ha detto ieri - misurato come sempre - Marco Rizzo, europarlamentare dei Comunisti italiani, ricordando a tutti chi sono gli eretici e chi i sacerdoti: «La Casa delle Libertà in questi anni ha tentato di distruggere la costituzione, per questo dobbiamo difenderla». La linea del Piave, dunque, non sono più i principi che ispirarono i costituenti (sui quali, pure, sessant’anni dopo sarebbe più che lecito discutere), ma tutte le parole che furono scritte nella costituzione, una dopo l’altra, nell’ordine esatto in cui furono vergate. Pretendere di cambiare una frase sarebbe come sostituire alla Bibbia una versione apocrifa, nella quale il giorno da santificare non è più la domenica, ma il martedì, e questo i sacerdoti non possono permetterlo.
Eppure gli stessi costituenti scrissero apposta l’articolo 138, che prescrive le procedure con cui la costituzione può essere modificata. Così come avviene, senza guerre di religione, in ogni grande democrazia del mondo: le società si evolvono e con esse mutano i rapporti tra gli individui, e le leggi debbono stare al passo con questi cambiamenti. Ma nemmeno i costituenti potevano immaginare che, sessant’anni dopo, dalle pagine del loro testo sarebbe nata questa nuova religione, difesa da una casta sacerdotale illiberale e intollerante.

© Libero. Pubblicato il 26 aprile 2006.

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