lunedì, gennaio 02, 2006

Il libro nero del comunismo cubano (ovvero il conto del macellaio)

Novemiladuecentoquaranta. Di questi, 5.640 fucilati, 1.203 vittime di esecuzioni sommarie, 2.199 morti in carcere (gran parte dei quali, manco a dirlo, prigionieri politici), 198 "desaparecidos". Dei 9.240 uccisi, 216 erano donne (delle quali 11 sono state fucilate e 20 uccise senza processo) e 94 erano ragazzi sotto ai 18 anni (di cui 22 sono finiti dinanzi a un plotone e 32 sono stati liquidati mediante esecuzione sommaria). E' l'elenco - drammaticamente incompleto - delle uccisioni documentate perpetrate dal regime del macellaio Fidel Castro Ruz a Cuba dal primo gennaio 1959 a oggi. A questi vanno aggiunti almeno 77.833 "balseros" morti in mare mentre cercavano la libertà fuggendo dall'isola. Sono i primi risultati del progetto "Cuba Archive", nato per dare un nome, un volto e una storia a ognuna di queste vittime civili (ripeto: civili) del comunismo formato Havana Club.
Per comporre questo elenco, i ricercatori del progetto si attengono alla rigida regola del controllo incrociato: ogni uccisione deve essere provata almeno da due fonti indipendenti. Va da sé che in molti casi questo riscontro è impossibile: i responsabili di Cuba Archive ritengono infatti che il numero reale delle uccisioni sia circa dieci volte superiore a quelle sinora documentate. Chi vuole farsi del male, può leggere le storie delle uccisioni delle donne, alcune delle quali incinte, e dei bambini.
Un capitolo a parte è dedicato a Che Guevara (quello la cui icona adorna le magliette di tanti pacifisti ignoranti) e alle 195 esecuzioni che sinora gli sono state attribuite nella sola Cuba, la grandissima parte delle quali, ovviamente, nel periodo in cui l'apprendista macellaio comandava il carcere della fortezza di La Cabana, dal 3 gennaio al 26 novembre 1959. Discorso a sé anche per Raul, il fratello marcio del dittatore Fidel, e le sue 550 esecuzioni sinora accertate, che presto avranno ognuna un nome e una faccia.
Agghiacciante, poi, la citazione dal rapporto della Commissione Interamericana per i Diritti Umani dell'aprile 1967 che apre l'articolo con cui il Wall Street Journal riferisce gli sviluppi del progetto Cuba Archive: «Il 27 maggio [del 1966] 166 cubani - civili e membri dell'esercito - sono stati fucilati e sottoposti a procedura medica di estrazione del sangue per una media di sette pinte per persona. Questo sangue è venduto al Vietnam comunista a un prezzo di 50 dollari per pinta, con il duplice scopo di ottenere valuta forte e contribuire all'aggressione da parte dei Vietcong comunisti. [...] Una pinta di sangue equivale a mezzo litro. Estrarre questo quantitativo di sangue da una persona condannata a morte produce anemia cerebrale e uno stato di incoscienza e di paralisi. Una volta che il sangue è stato estratto, la persona è portata da due soldati, su una barella, sino al luogo dell'esecuzione».
Quello che sta uscendo fuori dal lavoro di Cuba Archive, insomma, è un vero e proprio Libro nero del comunismo cubano. Come dicono a sinistra: «Per non dimenticare». Anche se gli utili idioti del macellaio fingeranno di non vedere nulla, chiuderanno gli occhi pure davanti a questi morti e alle loro storie e racconteranno a se stessi la solita favola della Cia che si inventa di tutto per calunniare il fantastico paradiso cubano, terra di libertà. E il bello è che alcuni di loro ci crederanno pure.
(Photo from The Real Cuba).

PS: causa ferie, non sono previsti aggiornamenti di questo blog sino al 6 gennaio. Nel frattempo sarà attiva la moderazione dei commenti, che prende il posto del riconoscimento delle odiose letterine.

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