domenica, aprile 30, 2006

Chiamiamola festa della busta paga

Ma quale festa del lavoro, ma quale diritto al lavoro. Il diritto al lavoro non esiste. È una presa in giro. Primo: perché se un disoccupato si presenta dinanzi a un tribunale per far valere questo suo "diritto" gli ridono in faccia. Persino in Italia. E non si capisce come potrebbe essere altrimenti. Secondo: perché quello di lavorare è l'unico diritto che possono avere gli schiavi. La differenza tra lo schiavo e l'uomo libero, infatti, non la fa il lavoro, ma la busta paga. È questa, senza retorica e senza ipocrisie, che meriterebbe di essere festeggiata in piazza il primo maggio. Averne la conferma è facile: chiunque accetterebbe di ricevere uno stipendio senza lavorare, nessuno accetterebbe di lavorare senza ricevere lo stipendio. E chi la pensa diversamente o è uno snob pieno di soldi (si consiglia il volontariato, quello duro) o ha seri disturbi (si consiglia uno psichiatra).
Gli slogan sul diritto a lavorare che si sentono il primo maggio riecheggiano con involontaria e tetra ironia quello ("Arbeit macht frei") posto all'entrata di Dachau ed Auschwitz ed altri, molto simili, che ancora adesso fanno mostra di sé nei campi di concentramento della comunistissima Corea del Nord. Quanto agli altri diritti che saranno invocati in piazza, come quello a lavorare in un ambiente che non sia pericoloso e quello di avere un orario sopportabile, sono diritti importanti, ma che molti sono pronti a sacrificare senza problemi sull'altare dello stipendio: ci sono uomini e donne che lavorano sott'acqua per la costruzione di piattaforme petrolifere; altri si caricano di straordinari, o svolgono un doppio o triplo lavoro, per avere più soldi a fine mese. Lo fanno in nome del diritto alla busta paga, non per poter assaporare meglio il piacere del diritto al lavoro.
Anime belle della sinistra, sindacalisti col fucile caricato a luoghi comuni, fatevene una ragione: è il vile denaro che ci rende liberi, non il nobile lavoro in nome del quale scendete in piazza. Liberi di sfamare la nostra famiglia, liberi di andare dove vogliamo, di vestire come ci pare e di comprarci l'automobile che sogniamo da tempo.