mercoledì, gennaio 18, 2006

Ratzinger pessimista sull'evoluzione dell'Islam

Chi temeva - o sperava di trovare - un Benedetto XVI incline a toni critici nei confronti dell'Islam si è dovuto ricredere. Quali che siano le idee di Joseph Ratzinger in proposito, sinora abbiamo dovuto ricavarle da quanto ha scritto e detto prima dell'ascesa al Soglio. Di certo, sia come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede sia come Papa, il teologo tedesco ha preferito criticare il relativismo della vecchia Europa e le debolezze dei cristiani, piuttosto che puntare l'indice sulle altre religioni. Per questo è importante l'intervista rilasciata il 5 gennaio scorso al programma radiofonico Hugh Hewitt Show da Padre Joseph Fessio, che insegna teologia alla Ave Maria University di Naples, in Florida. Amico e allievo di Ratzinger, Fessio era presente a un seminario a porte chiuse sull'Islam che lo scorso settembre i teologi allievi di Ratzinger, assieme allo stesso loro maestro, hanno tenuto a Castel Gandolfo, la residenza estiva di Benedetto XVI. Intervista che qui, su Radio Blogger, è stata interamente trascritta.
Fessio racconta ciò che disse Ratzinger sull'Islam in quella occasione. Racconta di un Papa interessatissimo dall'argomento, al punto da voler intervenire subito dopo la lettura del relatore della giornata, il gesuita Christian Troll, esperto di Islam in Europa, senza aspettare, come suo solito, di far parlare prima gli allievi per poi riservarsi l'intervento finale.
Troll, nel suo intervento, aveva detto che l'Islam può entrare nella modernità se il Corano viene reinterpretato e adattato ai nostri tempi, specie alla voce "dignità della donna". Ratzinger si è detto subito contrario a questa tesi. «Spiegò che nella tradizione islamica», sono le parole di Fessio, «Dio ha dato la Sua parola a Maometto, ma è una parola eterna. Non è la parola di Maometto. E' qui per l'eternità così com'è. Non vi è possibilità di adattarla o interpretarla, mentre nel Cristianesimo e nell'Ebraismo il processo è completamente differente, perché Dio ha lavorato attraverso le Sue creature. Quindi non è solo la parola di Dio, è la parola di Isaia; non è solo la parola di Dio, ma la parola di Marco». In sostanza «vi è una logica interna nella Bibbia, che permette e richiede di essere adattata e applicata a nuove situazioni». A domanda se il Papa sia pessimista sul cambiamento dell'Islam, perché richiederebbe una radicale reinterpretazione del Corano, il suo allievo risponde: «Sì, questa reinterpretazione è impossibile, perché è contraria alla vera natura dell'Islam così come è inteso dai musulmani». E questo rende anche impossibile una Riforma dell'Islam.
Per inciso, l'intervista è anche una lettura interessantissima per capire le relazioni umane e intellettuali che legano Ratzinger ai suoi allievi.

"Father Joseph Fessio, a student and friend of Pope Benedict XVI, on the problems Christianity, especially in Europe, faces with the spread of Islam", su Radio Blogger.

Sullo stesso tema:
"The Pope and the Koran", di Daniel Pipes (qui la versione italiana), che esprime il suo «deferente disaccordo» nei confronti di Ratzinger perché, a suo dire, «il Corano può essere interpretato».

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