mercoledì, marzo 01, 2006

Sassuolo, a sinistra i borghesi tornano a essere mostri

Il fatto che a sinistra la mitica "società civile" esista solo quando dà ragione a loro, e diventi un'accozzaglia di barbari incivili quando va in direzione opposta, è fenomeno che non cessa mai di stupire chi scrive. A Sassuolo, come noto, gli abitanti del Paese si sono schierati con i carabinieri e contro l'immigrato pestato dagli uomini dell'arma. Sassuolo, nel modenese, non è un covo di nostalgici razzisti: è governato da una giunta comunale composta da Margherita, Democratici di Sinistra, Verdi, Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista e Lista Di Pietro-Occhetto. E' un posto che sino a ieri in tanti credevamo essere un esempio della sana provincia emiliana, e che oggi (pagina 19 del Corriere) abbiamo scoperto essere una delle tante banlieues italiane dove le vecchiette vanno in giro con il taglierino nella borsa per difendersi.
Di solito, a sinistra funziona così. Chi scippa, spaccia o manda un aereo sulle Twin Towers, non lo fa perché è uno stronzo. Sarebbe troppo semplice. C'è sempre una ragione altra che in qualche modo spiega le sue azioni: ha difficoltà d'inserimento sociale, è vittima dell'alienazione del capitalismo, è nato in un Paese sfruttato dai cattivi occidentali. Insomma, c'è quello che Leonardo Sciascia chiamava il "contesto", che Karl Popper chiamava "ipotesi ad hoc" e che il sociologo Luca Ricolfi, nel suo libro imperdibile, chiama "abuso di schemi secondari". Ovvero il vizio della sinistra di trovare scuse e appigli per spiegare il fallimento delle loro teorie e far credere a tutti - iniziando da loro stessi - che in realtà hanno ragione. Scuse e appligli che giocoforza debbono essere tanto più complessi quanto più è evidente che hanno torto.
Per gli abitanti di Sassuolo, però, questa giustificazione non vale. Piero Sansonetti, direttore di Liberazione, definisce il loro comportamento «uno scandalo». E scrive che «sono le stesse persone, più o meno, che quando si aprì la crisi di Bologna si schierarono con Cofferati e con la sua idea di legalità. E’ tutta qui la questione: legalità, in fasce non piccole della popolazione - e in settori vasti dell’establishment politico e militare - non significa “regole che garantiscono i diritti di tutti”; significa “regole che garantiscono lo status quo e difendono le persone perbene”».
Non vale dunque, per i cittadini di Sassuolo costretti ad andare in giro con il taglierino in borsa, l'alibi del contesto. E' inutile chiedersi il perché della loro esasperazione e della loro incazzatura, fuorviante pensare che se raccolgono firme per chi ha pestato il delinquente immigrato forse di angherie da parte dei delinquenti immigrati ne hanno subite sin troppe. Sono colpevoli "a prescindere", perché sono, appunto, «persone perbene». Come nei bei film di Dino Risi e Mario Monicelli degli anni Sessanta e Settanta, nei quali il mostro era il borghese, ovviamente "piccolo piccolo". Almeno Risi aveva il coraggio di mettere su pellicola l'episodio del terrorista mediorentale che, con la complicità involontaria di Ornella Muti, fa esplodere un aereo. Impensabile, oggi, una cosa così politicamente scorretta. A fare la parte dei mostri sono rimasti solo i poveri borghesi.

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