domenica, marzo 12, 2006

Per trasformare un liberale in un fascista basta un fascista rosso

Dei fatti di Milano, a una prima lettura (niente agenzie, non ero in redazione, ho appreso il tutto davanti alla televisione e su Internet come tanti), ciò che mi aveva colpito di più non era quanto fatto dai no-global. Da gente che celebra un teppista con il passamontagna che si avventa contro i carabinieri, gente abituata a grufolare nel letamaio delle ideologie, amici dei tagliatori di teste islamici, fascisti rossi tali e quali a quelli neri ai quali pretendono di contrapporsi, e dei quali in realtà sono assai più pericolosi, se non altro per il numero, non puoi aspettarti né più né meno di quello che hanno fatto. Mi aveva colpito, invece, la reazione della gente di Milano. Gente che ne ha viste, metropolitani disincantati, che non dovrebbero stranirsi più di tanto davanti a simili spettacoli belluini. Non al punto da cercare di linciare gli idioti, almeno. Non tanto da spingere persone civili a inseguirli a calci e pugni, gridando "ammazzateli". Il linciaggio è brutto, il linciaggio è fascista, non appartiene al ceto medio milanese. Così pensavo.
Poi, ho letto. Non si sono fermati nemmeno di fronte ai bambini. Anzi, hanno fatto esplodere la loro rabbia e i loro ordigni anche di fronte ai bambini che festeggiavano da McDonald's. E allora, forse, ho capito. Non so se la molla che ha spinto tanta brava gente milanese a cercare di schiacciare i vermi sia stata questa. So per certo, però, che se avessero portato il loro odio, le loro spranghe e le loro bombe carta davanti ai miei figli (ricordi che restano in un bambino) sarei stato in prima fila tra quelli che volevano linciarli. E anche questo gli avrei messo in conto.