lunedì, marzo 27, 2006

Dramma a sinistra: ora si aggrappano alle leggende metropolitane

Vogliono farci credere che Silvio Berlusconi, in questi anni di governo, abbia visto il suo patrimonio aumentare in modo spudorato. Ovviamente grazie a commistioni assai poco trasparenti tra affari e politica. E' un argomento che potrebbe influenzare alcuni elettori alla vigilia del voto. Solo che, dati alla mano, è una menzogna clamorosa: Berlusconi era molto più ricco quando faceva il leader dell'opposizione. Però loro ci provano lo stesso, nella convinzione - magari fondata - che qualcuno alla fine abboccherà.
Da qualche tempo, ad esempio, gira sul web e per le strade una finta lettera di Berlusconi agli italiani. Il sito dei Giovani per l’Unione l’ha messa a disposizione di chi vuole farne il download. Anche se l’impaginazione è ricalcata sul format dei veri volantini forzisti e in fondo alla lettera appare la firma del premier, una persona mediamente intelligente capisce subito che si tratta di un falso. Nella lettera, in sostanza, Berlusconi chiede i voti agli italiani per diventare ancora più ricco. Fin qui, niente di strano e nemmeno niente di male: lo sfottò fa parte delle armi della campagna elettorale. Quello che però il lettore non capisce, perché il volantino è fatto apposta per ingannare chi lo legge, è la totale scorrettezza dei dati (citati con tanto di fonte) che sono in esso contenuti, e presentati come veri.
Una cialtronaggine che trova sfogo in due modi diversi. Il primo modo (la chiameremo “cialtronaggine di tipo A”) consiste nel nascondere parte importante dei dati, in modo che alla fine il lettore ne ottenga un’impressione del tutto falsata, opposta a quella che avrebbe se i numeri fossero presentati nella loro interezza. Il secondo modo, più diretto (“cialtronaggine di tipo B”), consiste nell’inventarsi le cose di sana pianta.
Cialtronaggine di tipo A: l’uso (molto) distorto dei dati. “Amico elettore, amica elettrice”, si legge nella finta lettera di Berlusconi, grazie al tuo voto ho potuto raggiungere l’obiettivo concreto di raddoppiare il mio patrimonio in soli due anni”. Patrimonio così conteggiato: “2003 - 5,9 miliardi di dollari; 2004 - 10 miliardi di dollari; 2005 - 12 miliardi di dollari”. Il tutto citando la fonte: la rivista americana Forbes, che è la "bibbia" in fatto di patrimoni dei nababbi. Resta però da raccontare l’altra parte della verità, quella degli anni 2001, 2002 e 2006. Volutamente omessa per ingannare il lettore. Bene, secondo la stessa classifica di Forbes, nel 2001, quando Berlusconi ha iniziato la sua avventura da presidente del Consiglio, il suo patrimonio ammontava a 10,3 miliardi di dollari. Cifra scesa a 7,2 miliardi nel 2002. E nel 2006 (altro dato mancante) la ricchezza di Berlusconi stimata da Forbes ammontava a 11 miliardi di euro. Ora che abbiamo ricostruito la serie storica completa possiamo trarre la morale: dal 2001, primo anno da presidente del Consiglio, al 2006, ultimo anno della legislatura, la ricchezza del premier si è accresciuta di 0,7 miliardi di dollari, pari appena al 6,8% in cinque anni. Un rendimento di poco superiore all’1% l’anno: roba da titoli di Stato, più che da imprenditore di successo.
Cialtronaggine di tipo B: l’invenzione dei dati. Qui siamo alla menzogna pura. Col chiaro intento di muovere il lettore al disgusto verso il miliardario, nella lettera messa gentilmente on line dai giovani dell’Unione si legge: “Ora io sono il 25esimo uomo più ricco del mondo. Pensa, nel 2001 ero solo il 48esimo!”. Solo che è falso. Nel 2001 Berlusconi era il 29° uomo più ricco del mondo (e non il 48°, come scritto nella lettera), ed è sceso al 35° nel 2002, al 45° nel 2003, per risalire al 30° nel 2004, al 25° nel 2005 e ripiombare giù al 37° nel 2006. Dunque, in questi anni di governo, Berlusconi non ha guadagnato 23 posizioni nella classifica dei ricchi del mondo, come vogliono farci credere, ma ne ha perse 8.
Non basta. A sinistra si guardano bene dal dire che nel 2000, ultimo anno passato da Berlusconi all'opposizione, la sua ricchezza era valutata dalla stessa Forbes in 12,8 miliardi di dollari (cifra mai raggiunta in seguito), tanto da collocarlo al 14° posto nella lista mondiale dei miliardari (posizione mai più riconquistata). Mentre nel 1996, quando iniziò la legislatura governata dall'Ulivo e lui era leader dell'opposizione, Berlusconi stava messo assai peggio: era al 35° posto, con un patrimonio stimato da Forbes in 5 miliardi di dollari.
Volendo quindi trovare un indice di correlazione tra le fortune di Berlusconi e la sua attività politica, se ne ricava che il proprietario di Mediaset si è arricchito solo stando all'opposizione. Però non va detto, perché sennò il teorema della sinistra si smonta e si scopre che quella che hanno in mano non è niente più di una leggenda metropolitana.
Nessuno, ovviamente, qui crede che Berlusconi si sia rovinato con la politica. Ma sostenere che la sua ricchezza attuale sia frutto dei cinque anni passati al governo - come vogliono farci credere anche molti parlamentari di sinistra - è smentito dagli stessi indicatori con cui la sinistra pretende di dimostrare il contrario, e quindi “contraddice il principio di realtà”, per usare il linguaggio di Piero Ostellino. Ovvero è una cazzata colossale. Possibile che a sinistra siano così a corto di argomenti contro Berlusconi da dover manipolare e inventare i dati? Qual è il loro problema? Semplice mancanza di intelligenza o drammatica carenza di argomenti migliori?

La classifica di Forbes del 1996
La classifica di Forbes del 2000
La classifica di Forbes del 2001
La classifica di Forbes del 2002
La classifica di Forbes del 2003
La classifica di Forbes del 2004
La classifica di Forbes del 2005
La classifica di Forbes del 2006

Etichette: