giovedì, febbraio 01, 2007

Tra Silvio e Veronica, chi disgusta di più è una certa sinistra

C'è un pezzo di sinistra italiana che fa davvero ribrezzo. E' quel pezzo di sinistra, moralista a gettone, che ha usato la vicenda dello scambio di lettere tra Silvio Berlusconi e sua moglie Veronica Lario per attaccare politicamente il leader della Cdl.

Le accuse della Lario, infatti, sono accuse pubbliche (e quindi è giusto che se ne discuta in pubblico, vista la modalità con cui il tutto è stato gestito dai protagonisti), ma non sono accuse politiche. La moglie del leader della Cdl non ha scritto una lettera a Repubblica per dire che ritiene giusto pagare più tasse, e che quindi hanno ragione Romano Prodi e Vincenzo Visco. Ha scritto per condannare apprezzamenti galanti che il marito ha fatto ad altre donne. La politica non c'entra nulla in questo giudizio.

E invece la sinistra la politica ce la mette dentro. Il ragionamento è il seguente: Berlusconi fa il galletto con altre donne, quindi è un pessimo individuo, quindi è un leader politico indecente, inaffidabile, impresentabile e tutto quello che ci ripetono ogni giorno da 13 anni a questa parte. In questa gara al ribasso intellettuale si distinguono, come da prassi, Giovanna Melandri, che parla di «totale assenza di valori» in Berlusconi, e Lidia Ravera, che sull'Unità elegantemente si chiede «perché l'ha sposato?», visto che da un tale individuo Veronica Lario non si poteva aspettare null'altro (scusi, signora Ravera, ma sono decisamente cazzi della signora il motivo per cui 27 anni fa lo ha sposato).

Perché la sinistra butta una questione privata in politica? Due i motivi. Uno è il solito riflesso pavloviano: ogni pretesto per attaccare politicamente Berlusconi è buono. L'altra motivazione è ideologica: di norma, non sono in grado di distiguere il piano personale da quello politico. Vecchio retaggio di quando si imbevevano di slogan imbecilli come «tutto è politica». La distinzione riescono a farla solo - e molto bene - quando la cosa torna a loro esclusivo vantaggio.

Usare vicende sentimentali e sessuali per sparare giudizi politici sugli avversari è un giochino facile e divertente, ma non penso che alla sinistra convenga. In Italia non si salverebbe nessuno. L'unico non chiacchierato è Prodi, e basta guardarlo per capire il perché. La Melandri, che adesso fa le prediche con il ditino alzato, fu beccata a scambiarsi tenere effusioni sul Lungotevere con un signore, Nicola Piovani, che non è suo marito. Nessuno, da destra, si permise di accusarla di comportamento indegno da un punto di vista morale, tantomeno di trarne giudizi politici. Adesso, sprofondando nel ridicolo, la stessa Melandri si permette di giudicare il Berlusconi politico per i suoi presunti amoreggiamenti extraconiugali.

La relazione tra Palmiro Togliatti e Nilde Jotti, in quella che era a tutti gli effetti un'altra Italia, e il modo con cui Togliatti trattò suo figlio, non hanno mai influenzato il giudizio politico sui due personaggi. Nessuno valuta il ruolo politico di François Mitterrand per le sue vicende di letto e per la figlia che ha avuto fuori del matrimonio.

E' evidente che a sinistra, soprattutto in certe esponenti, comanda la doppia morale. Condanna etica e politica assoluta per un Berlusconi che fa battute sulle altre donne. Assoluzione completa, separazione netta tra piano privato e piano politico e totale difesa della privacy, invece, quando di mezzo ci sono loro stessi e i protagonisti del loro album di famiglia, anche quando è di tutta evidenza che non ci si è limitati a una semplice battuta. La verità è che vivono nell'ombra di Berlusconi anche quando stanno al governo, sono - come scrisse Valentino Parlato - «i parassiti di Berlusconi». E non perdono occasione per dimostrarlo.

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