martedì, febbraio 20, 2007

Storia di "cazzoni" e di "bugiardi"

di Fausto Carioti

Sono «cazzoni» e «bugiardi». Per amor di precisione: il «cazzone» è il ministro della Difesa, Arturo Parisi. Il «bugiardo» è Piero Fassino, segretario dei Ds. Il giudizio merita di essere meditato. È un po’ tranchant, certo, ma tutt’altro che superficiale o scontato, visto che viene da Franca Rame, ascoltata senatrice dell’Italia dei Valori, leader della protesta di Vicenza contro l’allargamento delle base Nato. La quale, essendo una che la fiducia a Parisi l’ha votata e trovandosi di casa tra comunisti, post comunisti e compagnia, si presume che li conosca bene.

L’ennesima conferma della concordia che ispira la coalizione prodiana viene da un filmino registrato da un ignoto volenteroso e poi passato a Studio Aperto, il tg di Italia 1, che ovviamente l’ha subito spedito in onda. Mostra la senatrice, assieme al marito Dario Fo, in una casa accanto ad alcuni amici, impegnati a guardare l’edizione del Tg3 trasmessa sabato 17 alle ore 19, dedicata in gran parte alla manifestazione di Vicenza. Sul televisore sfilano le facce dei leader del centrosinistra. Spunta quella del ministro della Difesa e la mano della Rame corre alla fondina. «Eccolo qui, il cazzone. Ha la dentiera nuova», è il commento della moglie di Fo, la quale all’apparire di Parisi ha assunto un’espressione tra il deluso e lo schifato. Il disgusto nel salotto aumenta quando il Tg3 passa la parola a Fassino: «Che bugiardi, bugiardiiii» sbotta lei, mentre il premio Nobel commenta ironico la performance del segretario diessino: «Ma bravo, bravo…».

Per capire meglio il tutto, bisogna procurarsi la registrazione di quell’edizione del Tg3. Si apprende così che il ministro si è preso del «cazzone» proprio mentre nel suo ufficio, con aria convinta e serissima, si accingeva a spiegare che «il governo ha fatto delle scelte che portano a sintesi la valutazione degli interessi del Paese e le preoccupazioni per quello che comporta per la comunità locale, guidato da un solo criterio: l’interesse del Paese». Vista la scorrevolezza della prosa e la chiarezza del ragionamento, il rischio è che qualche milione di telespettatori si sia trovato a pensare del braccio destro di Prodi cose non molto diverse da quelle dette dalla Rame.

Quanto al segretario dei Ds, si è beccato del «bugiardo» proprio mentre spiegava ai telespettatori che «non questo governo, ma il governo precedente ha preso degli impegni per l’insediamento della base a Vicenza, e noi onoriamo l’impegno già precedentemente assunto». Insomma, ufficialmente la senatrice non lo ammetterà mai, ma la pensa tale e quale agli esponenti del centrodestra, i quali da settimane assicurano che non c’è mai stato alcun impegno ufficiale del governo Berlusconi per l’ampliamento di Camp Ederle, e accusano l’Unione di esserselo inventato per non perdere del tutto la faccia dinanzi agli elettori di centrosinistra, già comprensibilmente depressi da questi primi nove mesi di governo.

Registrato il tutto, resta da capire cosa faranno adesso i protagonisti di questa nuova scenetta di Casa Prodi. Su Parisi e Fassino, fare previsioni è facile. Faranno finta di nulla, incasseranno gli insulti della Rame senza battere ciglio e senza sollevare alcuna questione politica. Parisi ha ingoiato un’umiliazione ben più pesante pochi giorni fa, quando in Senato la mozione che approvava la sua relazione sulla base americana di Vicenza è stata approvata grazie ai voti della Cdl, mentre il centrosinistra, cioè la “sua” maggioranza, ha votato contro. Un ministro serio di un governo serio si sarebbe dimesso prima ancora di uscire dall’aula, ma è evidente che non è questo il caso. Quanto a Fassino, è troppo impegnato a tenere insieme i cocci dei Ds per preoccuparsi dei problemi del governo.

Il discorso potrebbe essere diverso per la Rame. Domani a palazzo Madama si vota la relazione del ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, e tra un mese tocca al rifinanziamento della missione militare italiana in Afghanistan. Saranno due ottime occasioni per capire se le cose che pensa davvero, quelle che una videocamera malandrina le ha carpito sabato sera, la senatrice ha il coraggio di sostenerle in aula oppure no. Se anche lei farà finta di nulla, e voterà a favore della politica estera del governo, Parisi e Fassino non saranno gli unici «cazzoni» e «bugiardi» di questa storia.

© Libero. Pubblicato il 20 febbraio 2007. Questa è la versione "uncut". In quella pubblicata su Libero al posto della "o" di "cazzone" appaiono, pudicamente, tre puntini.

Update 1. Qui il video del servizio di Studio Aperto.

Update 2. Qui la lettera di Franca Rame pubblicata oggi sul Manifesto. In cui la senatrice si scusa per l'insulto, se la prende con i giornalisti che hanno girato il video e inveisce un po' contro Berlusconi (trattasi di rituale ormai consolidato: non c'è riconciliazione a sinistra che non passi attraverso venti schiaffi al Cavaliere. E' l'unica cosa che riesce a metterli d'accordo). Ma ribadisce tutto il senso politico delle sue accuse.

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