domenica, febbraio 11, 2007

Sistemi operativi del tutto incompatibili

Elie Barnavi, ex ambasciatore israeliano in Francia, dopo aver insegnato alla Sorbona, oggi insegna Storia moderna dell'Occidente all'università di Tel Aviv. A ottobre ha pubblicato il libro "Les Religions Meurtrieres", "Religioni assassine". Ci tiene molto a precisare il suo punto di vista: «Io non parlo da una posizione di destra, ma da una posizione di sinistra democratica. Io sono un socialdemocratico».

Come chiunque abbia occhi per vedere, si interroga su ciò che sta accadendo in Europa. Per essere più precisi: si interroga su ciò che sta accadendo all'Europa. Intervistato dal quotidiano israeliano Haaretz, che riporta anche alcune frasi e concetti chiave del suo libro-pamphlet, Barnavi spiega che oggi in Occidente «il fatto stesso che della gente possa uccidere in nome della religione è spaventoso. La società occidentale è incapace di comprendere il fenomeno, di afferrarlo, figuriamoci di combatterlo. (...) La società occidentale sta cercando motivazioni razionali per spiegare un fenomeno che è fondamentalmente irrazionale. Essa vede gente che uccide in nome di Dio, ma cerca di capire le motivazioni religiose stando al di fuori del contesto religioso». Sbagliando così analisi e correndo il rischio di commettere errori di portata epocale.

Siamo davanti, infatti, a due sistemi di pensiero non opposti, ma piuttosto incapaci di comunicare l'uno con l'altro, essendo fondati su valori reciprocamente incomprensibili. L'errore peggiore che possa commettere l'Europa è, nell'ennesimo tentativo di abusare della propria ragione, pretendere di capire l'altro - in questo caso, chiaramente, il mondo islamico che lancia la sfida - illudendosi che questo usi le stesse nostre categorie razionali.

E' esattamente l'errore madornale che commette Jacques Chirac (uno di quelli che la sinistra italiana si diverte a contrapporre a Silvio Berlusconi come prototipo di grande e serio leader di destra: ancora complimenti, compagni) quando, a microfoni spenti, dice ai giornalisti che il possesso di armi nucleari da parte dell'Iran di Mahmoud Ahmadinejad non rappresenterebbe «una grande minaccia», poiché se Israele fosse attaccata reagirebbe in modo violentissimo, e anche Teheran verrebbe distrutta, e quindi non converrebbe a nessuno lanciare la prima testata.

Chirac non è certo il solo a pensarla così: si tratta di un'idea vigliacca che nelle cancellerie europee sta conquistandosi un certo credito, anche se non ancora in modo palese: se Israele ha l'atomica, perché non deve averla anche l'Iran, il suo grande rivale? Del resto, Stati Uniti e Unione Sovietica per mezzo secolo hanno convissuto senza dichiararsi guerra proprio perché farlo sarebbe stata la fine di entrambi.

Ma la tentazione, oltre che vigliacca, è imbecille, perché fondata su un sillogismo falso. La deterrenza basata sulla "mutual assured destruction" funziona quando nessuno dei due è disposto a morire per togliersi la soddisfazione di uccidere l'altro. Quando, cioè, ognuno ha rispetto, se non della vita in genere, almeno della propria vita. Un rispetto che i sovietici senza dubbio avevano, e che quindi rendeva legittime certe aspettative razionali sul loro comportamento. Ma quando ti trovi davanti fanatici disposti a uccidere e a morire in nome del loro dio, pronti a scambiare senza pensarci due volte la loro vita con quella di un ebreo o di un infedele occidentale, ogni discorso razionale è impossibile.

Non occorre che la pensino così tutti gli iraniani, o la maggioranza di costoro. Basta che la pensino così le due o tre persone che hanno la responsabilità di schiacciare il bottone rosso. La mutual assured destruction, in questo caso, non è più garanzia di deterrenza, ma certezza di suicidio.

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