giovedì, febbraio 01, 2007

Prima inchiesta nelle moschee italiane: contano su Prodi per islamizzare l'Italia

Alla fine l'inchiesta televisiva "under cover" dentro le moschee italiane, come quella di Channel 4, è stata fatta, e ovviamente non l'ha fatta la Rai. L'ha fatta SkyTg24, e la racconta in anteprima il solito Magdi Allam sul Corriere.

Questi alcuni dei virgolettati carpiti dai giornalisti di Sky ad Abu Imad, imam della moschea milanese di viale Jenner, e riportati sul Corriere di oggi.
«A noi la loro democrazia fa comodo, ci è utile come comunità e come individui. In verità, nella terra dei musulmani, se siamo musulmani, dobbiamo farci governare dalla sharia. Mettiamo che il mezzo per raggiungere la sharia di Allah siano elezioni libere o l’esercizio del potere. Mettiamo che i musulmani in Italia siano d’accordo ad istituire la sharia di Allah. E allora...».

«Vedi, dove la sinistra è forte, come in Liguria e in Emilia, noi stiamo meglio. Ma purtroppo la sinistra in Lombardia è meno forte».

«Il compromesso tra le nostre convinzioni religiose e la democrazia è possibile. La Costituzione è al di sopra di qualunque legge e la Costituzione di questo Paese garantisce la libertà di culto. Perciò una legge che impedisce a una donna musulmana di portare il niqab, il velo integrale, è una legge anticostituzionale. Non venga qualcuno nel nome della libertà a togliermi la mia libertà. Sarebbe contro la Costituzione e i diritti dell’uomo. La poligamia poi, vedi, è un problema risolvibile. Intanto i poligami sono pochi e se qualcuno vuole avere due mogli si può trovare la scappatoia. Per esempio ne sposi una ufficialmente in Comune e l’altra la sposi solo secondo la sharia. Non è un problema».
Parole che confermano quanto detto da Bernard Lewis al Jerusalem Post pochi giorni fa: «Gli europei stanno perdendo le loro convinzioni e la fiducia in se stessi. Non hanno rispetto per la loro stessa cultura». Si sono «arresi» su ogni argomento nei confronti dell'islam, sprofondando nell'«auto-umiliazione», nel «politicamente corretto» e nel «multi-culturalismo».

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