Big match su Fidel Castro: Montaner contro la caricatura di Gianni Minà

Il copione è più o meno il seguente. Sulla Cuba di Castro Montaner tira fuori dati pesanti come macigni, i cosiddetti "hard facts": la mancanza di libere elezioni, la repressione violenta di ogni voce di dissidenza, le ripetute violazioni dei più elementari diritti umani (qui e qui per farsi un'idea), il totale fallimento del progetto economico collettivista, la trasformazione dell'isola in un avamposto del narcotraffico e molta altra roba ancora. Ramonet sostiene che la colpa di tutto - indovinate - è degli Stati Uniti, che il metro del gradimento di Castro è dato dal fatto che a Cuba non si registrano contestazioni degne di nota al suo regime (il fatto che decina di migliaia di dissidenti siano stati uccisi o sbattuti in carcere, come gli fa notare Montaner, non gli sembra ragione sufficiente) e che Castro è una sorta di Padre Pio laico perché manda medici cubani in giro per il Terzo Mondo.
Lettura utile, insomma, anche per togliersi ogni illusione sui sedicenti intellettuali di riferimento della sinistra europea. La povertà di argomentazioni di Ramonet, il suo luogocomunismo sono gli stessi che possiamo attenderci da qualunque segretario di sezione dei Comunisti italiani. Più che il direttore di Le Monde Diplomatique, Ramonet sembra la caricatura di Gianni Minà. Del resto, a Minà Ramonet contende il titolo di biografo di corte di Fidel, e col dittatore cubano il direttore di Le Monde Diplomatique ha pubblicato di recente un libro-intervista in cui molte risposte erano un copia-incolla dei comunicati ufficiali del regime.
Comunque, quali che siano le opinioni del sottoscritto, come sempre la cosa migliore è leggere il testo originale e farsi un'opinione di persona. Qui il testo in inglese, qui il testo in spagnolo.