giovedì, maggio 25, 2006

Perché la Juventus tifa Borrelli

Impossibile comprendere cosa significhi l'arrivo alla guida dell'ufficio indagini della Federcalcio di Francesco Saverio Borrelli, ex procuratore generale di Milano e capo del pool Mani pulite, senza aver prima capito cosa c'è dietro il caloroso benvenuto che gli ha dato Franzo Grande Stevens, avvocato di fiducia degli Agnelli e sino a poche ore fa presidente della Juventus. «Borrelli è una persona di prim'ordine, mi levo il cappello. Sono sicuro che farà bene», ha detto Stevens. Il quale ha anche invocato «tempi normali» per la giustizia, e non procedure d'emergenza: «Almeno sei-otto mesi».
Così, mentre Silvio Berlusconi e i suoi si disperano (parla per tutti Maurizio Gasparri quando dice che «se fossi un tifoso milanista mi preoccuperei»), la squadra sinora più coinvolta nello scandalo che è stato ribattezzato Calciopoli, in evidente assonanza con quella Tangentopoli che vide Borrelli protagonista assoluto, applaude all'arrivo del Grande Inquisitore. Il paradosso, però, è solo apparente.
Intanto la Juventus non pare avere più molto da perdere. La paura principale, in casa bianconera, era semmai che si punisse uno per educarne cento. L'arrivo di Borrelli rende molto difficile che questo accada. Tutti passeranno sotto la sua lente. E non ci si limiterà alle telefonate di Lucianone Moggi, ma si esamineranno anche i bilanci dei club, alla ricerca di contratti in nero (indovinate quale sarà il primo club sulla lista di Borrelli). Si esamineranno gli "imbellettamenti" che tutte le grandi squadre, nessuna esclusa, hanno fatto ai bilanci grazie al giochino delle plusvalenze e degli ammortamenti. Portieri della primavera ceduti a valutazioni da campioni, terzini scambiati da una parte all'altra di Milano per poi tornare in prestito alla squadra di partenza: tutte queste operazioni saranno valutate con estrema attenzione. Se passa il principio che una valutazione gonfiata per ottenere una plusvalenza rappresenta una forma di falsificazione del bilancio, non si salva nessuno. I tempi della giustizia sportiva poi, essendoci di mezzo simili indagini, rischiano di essere lunghi. E tutto questo alla Juventus - va da sé - non può che fare piacere.
Ma soprattutto, a pesare, ci sono i precedenti che gli azionisti principali della Fiat hanno con il pool milanese. Gli Agnelli non hanno certo da lamentarsi per il trattamento ricevuto a suo tempo dagli uomini di Borrelli, i quali misero nel mirino Francesco Paolo Mattioli e Cesare Romiti, oltre a una serie di manager di secondo livello, e tennero la famiglia fuori dal mattatoio giudiziario, in cambio di una certa "collaborazione" da parte dell'azienda. Così non c'è da stupirsi se nel 2002, quando nasce Libertà e Giustizia, associazione espressione di una certa sinistra (area Carlo De Benedetti, per capirsi) che intende appoggiare l'operato dei magistrati (in particolare quelli di Magistratura democratica) e fare da baluardo contro la "eversione berlusconiana", insomma un'associazione che secondo i garantisti del centrodestra ha un forte sapore forcaiolo, tra i fondatori e i garanti di essa figuri proprio il vicepresidente della Fiat, Franzo Grande Stevens. Si tratta di un'operazione obbligata.
In questa strana partita in cui tanti presunti garantisti invocano giustizia sommaria, non c'è quindi da stupirsi se i presunti colpevoli applaudono all'arrivo del magistrato inflessibile. L'impressione è che l'arrivo di Borrelli significhi che l'inchiesta è appena iniziata e che il meglio, cioè il peggio, debba ancora venire. Resta solo da capire se per un garantista juventino questo sia il momento buono per piangere o per iniziare a sperare.

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