mercoledì, maggio 10, 2006

Lacrime Napolitane

Tutto come ampiamente previsto. Giorgio Napolitano è stato eletto presidente della Repubblica con 543 voti. E' il primo ex comunista a salire al Quirinale. Numeri alla mano, la sua candidatura non è riuscita a raccogliere consensi nella Casa delle Libertà, anche se è probabile che ci sia stato il solito scambio di franchi tiratori tra i due fronti.
La vittoria di Napolitano, e il modo in cui si è arrivati ad essa, lasceranno una lunga serie di ferite nell'Unione. Giuliano Amato, che la Cdl era pronta a votare, ha capito che i Ds lo considerano un paria, e mastica amarissimo. Massimo D'Alema si prenderà la guida degli Esteri e la vicepremiership del nascituro governo Prodi. Con D'Alema e una folla di pretoriani dalemiani accanto, Romano Prodi appare sin d'ora come il povero Roberto Clagluna, allenatore ufficiale della Roma che serviva a coprire quello che tutti sapevano essere l'allenatore vero, Sven Goran Eriksson. Piero Fassino, che spedito D'Alema al Quirinale contava di sistemarsi alla Farnesina, dovrà baciarsi i gomiti se riuscirà a mantenere il controllo del partito.
Anche nella Cdl questo episodio lascerà un segno profondo. A differenza del suo interlocutore con i baffi, Silvio Berlusconi non ha poltrone di governo con cui "consolarsi". Il Cavaliere ne esce formalmente a testa alta davanti agli elettori, mostrando di aver saputo resistere alla tentazione di ogni inciucio, nonostante glielo chiedessero un po' tutti quelli che gli stavano vicino. Però lui, leader del primo partito italiano, questa partita l'ha sempre giocata di rimessa, in affanno, senza essere capace di proporre alcun candidato credibile. Per di più, ha dovuto subire l'affronto della sfida aperta da parte di Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. Il primo, sbuffando, è rientrato nei ranghi, ma è sicuro che dagli esponenti dell'Udc arriveranno voti a Napolitano. La Cdl ufficialmente è salva ed unita, ma è un'unità fittizia pagata al prezzo di essersi dimostrati sterili.
Quanto a Napolitano, conferma la lunga tradizione italiana per cui al Quirinale possono andare solo le mezze figure della politica: i leader di partito, quelli veri, si bloccano a vicenda per i veti incrociati dovuti a uno spesso strato di ruggini personali e politiche, lasciando così la strada aperta alle seconde e terze file, che non hanno mai dato gran fastidio a nessuno perché non hanno mai fatto nulla di politicamente importante e decisivo.

Post scriptum. Questo post è la "updated version" di quello scritto la notte precedente all'elezione di Napolitano. L'unica differenza riguarda l'incipit, ovvero il primo paragrafo. Quello originale era il seguente:

Solo un gesto improbabile e clamoroso da parte dei franchi tiratori del centrosinistra, a questo punto, può impedire a Giorgio Napolitano di diventare, tra poche ore, l'undicesimo presidente della Repubblica italiana. Nel quarto scrutinio per salire al Colle basta infatti ottenere il 50 per cento dei voti più uno, e i numeri sono tutti dalla parte del centrosinistra, che sulla carta dispone di 549 voti rispetto ai 505 voti necessari. Un margine di tutta sicurezza quindi, che dovrebbe assorbire bene sia il mancato rispetto degli ordini da parte degli orfani inconsolabili di Massimo D'Alema al Quirinale (se ne trovano nei Ds e nell'Udeur), sia i piccoli sgarbi che rischiano di venire da singoli esponenti della Margherita cui, nonostante le dichiarazioni ufficiali, potrebbe solleticare l'idea di far saltare la seconda candidatura diessina in pochi giorni. Ma si tratta di un gioco che, oltre ad aprire una nuova partita al Quirinale, farebbe saltare in aria il governo e la coalizione di centrosinistra. Ipotesi ai limiti dell'impossibile, insomma. Anche perché è scontato che a Napolitano, aumma aumma, arrivi l'aiutino di una parte della Cdl, dove nell'Udc dicono senza giri di parole che a loro il senatore a vita diessino va più che bene. Il fatto che giornali e ambienti del mondo cattolico abbiano fatto capire in tutti i modi che su Napolitano - a differenza che sull'ateo e non battezzato D'Alema - non ci siano veti non fa che aumentare le chances di ciò che ormai appare inevitabile.

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