giovedì, ottobre 27, 2005

"Repubblica" si arrende: la democrazia si può esportare

di Fausto Carioti
Travolte le ultime resistenze da dieci milioni di voti iracheni, Repubblica ammaina la bandiera della pace e alza bandiera bianca. Ha vinto George W. Bush con i suoi neocon: la democrazia si può esportare. Persino con le armi, persino nell’Islam, persino in Iraq. La resa ufficiale del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari è arrivata ieri, a firma dell’editorialista Khaled Fouad Allam. In prima pagina, in alto a sinistra, nella posizione nobile del giornale, quella che secondo tradizione “impegna” la testata. Certo, ci sono i “ma” e i distinguo, ma la resa è evidente sin dal titolo, che più chiaro non si può: «È esportata ma è democrazia». Un articolo da leggere, per chi li ha conservati, accanto all’editoriale con cui il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, il 10 maggio del 2004, cavalcando l’indignazione per gli scandali di Abu Ghraib, chiedeva all’Italia di «lasciare l’Iraq per salvare l’Occidente», definendo la guerra «sbagliata», «illegittima» e «un errore dal punto di vista politico». Oppure assieme all’articolo dello scrittore americano Norman Mailer pubblicato sullo stesso quotidiano il 7 marzo del 2003, in cui si leggeva che «dare allegramente per scontato che possiamo esportare la democrazia in qualunque paese vogliamo può servire paradossalmente ad incoraggiare un maggior fascismo in patria e all’estero».
Altro che «maggior fascismo». La partecipazione in massa degli iracheni al referendum per la Costituzione, spiega Khaled Fouad Allam - islamista, intellettuale di origini algerine con un recente passato di militanza nelle file dei Verdi - oltre a sancire la vittoria della «democratizzazione imperiale» americana, mette il centrosinistra italiano davanti all’ennesima crisi di identità e fa risaltare ancora di più il vuoto politico dell’Europa in materia di politica estera (tema, quest’ultimo, tra i più cari ai neoconservatori americani autori della “dottrina Bush”). Per la cronaca, i dieci milioni di iracheni che si sono recati alle urne sono pari al 63% degli aventi diritto, e il 78% di loro ha detto “sì” alla nuova Costituzione. Le consultazioni elettorali in Iraq, scrive Allam impugnando questi dati, «si sono ripetute durante l’anno, con una partecipazione sempre crescente: come se quel popolo avesse deciso di dare una lezione non solo al terrorismo, ma al mondo intero e soprattutto a coloro che negli ultimi tre anni non hanno fatto che dubitare sulle questioni del secolo: democrazia e mondo arabo, democrazia e islam, esportazione della democrazia». Una perifrasi che serve a dire l’indicibile, e cioè che gli elettori iracheni hanno dato uno schiaffo alla sinistra italiana e alla linea seguita sinora dallo stesso quotidiano di Ezio Mauro.
L’invito all’auto da fè è comunque esplicito. «A quasi tre anni dall’inizio della guerra», si legge nell’editoriale, «è necessario per il centrosinistra italiano un nuovo sguardo sul Medio Oriente e sul mondo arabo: oggi, che lo si voglia o no, quel mondo sta cambiando perché la guerra in Iraq inaugura comunque quello che è stato chiamato “il momento americano”, e mette in luce l’assenza di un progetto politico europeo sulle grandi questioni che attraversano quella società». Certo, ci sono «palesi errori» nella democratizzazione americana dell’Iraq. Ma «a ben guardare», avverte Allam, «sono errori in cui probabilmente anche l’Europa sarebbe incorsa». È vero, «la questione della legittimità di un’azione di guerra si pone»: ci mancherebbe, stiamo sempre a sinistra. Ma è vero anche «quella domanda non congela la storia: perché la storia va avanti».
Se Repubblica - giornale schierato ma comunque dalla vocazione filoatlantica - si arrende all’evidenza di quei dieci milioni di voti, nella stampa di sinistra italiana restano forti sacche di resistenza irachena. L’Unità e il Manifesto, quest’ultimo in un articolo firmato da Giuliana Sgrena, si aggrappano al numero dei morti statunitensi in Iraq, che martedì ha raggiunto quota duemila, per convincere i lettori che l’operazione americana resta un fallimento. Duemila morti senza il cui sacrificio domenica non ci sarebbe stato alcun referendum: non per tutti, a sinistra, la democrazia degli iracheni pare essere un valore.

© Libero. Pubblicato il 27 ottobre 2005 col titolo "Repubblica ci ripensa. A Bagdad ha vinto la democrazia di Bush".

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