lunedì, aprile 14, 2008

Waterloo 2008

Prima considerazione, a urne ancora calde, sulle elezioni politiche appena concluse. Dal parlamento italiano scompaiono i comunisti ed è ridotta a un ruolo assolutamente secondario l'unica forza democristiana che ha scelto di correre da sola: l'Udc. La marginalizzazione delle due forze politiche e culturali che hanno segnato il dopoguerra italiano è un evento epocale, la cui portata sarà valutabile in modo compiuto solo tra qualche tempo.

Seconda considerazione: la legge elettorale attuale funziona anche al Senato. Dicevano in tanti, soprattutto a sinistra, che era una schifezza di legge, non in grado di garantire la governabilità. Era diventato un luogo comune, sempre sulla bocca anche dei più raffinati politologi. Ma era una solenne cavolata. La scorsa legislatura è stata caratterizzata da un Senato in equilibrio perché era stato in equilibrio il voto degli italiani. Stavolta che gli italiani si sono espressi in modo chiaro, premiando la coalizione di Berlusconi con uno scarto di circa otto punti, il PdL e i suoi alleati hanno ottenuto, anche alla camera alta, una vasta maggioranza. Quando la polvere si sarà posata, la coalizione berlusconiana conterà su almeno 170 senatori, quella veltroniana probabilmente su meno di 140. I senatori a vita potranno godersi il loro meritato riposo.

Terzo. Poche storie, Walter Veltroni ha fallito. La soglia di decenza del Pd, quella al di sopra della quale il suo operato sarebbe stato promosso, era fissata al 35%. Veltroni non è arrivato al 34%. Puntava a fare del Pd il primo partito italiano. Ma è costretto a guardare il PdL dal basso di oltre quattro punti di distacco. Viste le abitudini della casa, gliela faranno pagare. Non subito, perché devono prima trovare il nome dell'uomo con cui sostituirlo. I papabili sono due, Pierluigi Bersani ed Enrico Letta (sai che sballo). Tanto non c'è fretta, la legislatura che si apre rischia di essere lunga.

La quarta considerazione riguarda l'astensionismo. Il popolo della sinistra e del centrosinistra da tempo non si trovava davanti a un'offerta così ampia: Partito democratico, Sinistra arcobaleno, Partito socialista, Partito comunista dei lavoratori, Sinistra critica, Partito Comunista Marxista-Leninista. Eppure molti degli elettori di sinistra hanno rifiutato tutte le loro proposte e si sono rifugiati nell'astensionismo, misurabile attraverso lo scarto di votanti tra queste elezioni e quelle del 2006. Colpa di Veltroni, di Fausto Bertinotti e di tutti gli altri, perché non sono stati in grado di convincere i loro potenziali elettori e si sono rivelati incapaci di smarcarsi dall'imbarazzante immagine dei disastri prodiani. La Waterloo della sinistra italiana si spiega soprattutto così.

Quinta considerazione. La vita del prossimo governo dipenderà dalla Lega, mai politicamente forte come oggi. Un bel banco di prova per Silvio Berlusconi, ma anche per il partito di Umberto Bossi e la sua classe dirigente, stretti tra l'impegno di assicurare lealtà all'alleanza di centrodestra e il bisogno di assecondare in qualche modo le aspettative e le pulsioni degli elettori. Il futuro del governo e dell'alleanza si gioca qui.

Sesta e ultima riflessione. Ovvia, la più banale. I sondaggi di Veltroni erano una barzelletta propagandistica e gli exit poll (spiace per chi li ha finanziati) si confermano fatti con i piedi. Ancora una volta (è la seconda elezione di fila) l'unico che spaccia sondaggi attendibili è Berlusconi. Il mio parere è che il Cavaliere se li inventi, o comunque dica in pubblico (come fanno tutti gli altri) i numeri che più gli fanno comodo. Fatto sta che lui ci azzecca.

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