sabato, aprile 12, 2008

Gli ultimi veleni prima del voto

di Fausto Carioti

L'ultima polpetta avvelenata prima del voto è anche la più infame. Da qualche settimana, nelle ambasciate dei Paesi amici, nelle stanze ai piani alti di Confindustria e in altre sedi di isttituzioni importanti, girano brutte voci sullo stato di salute di Silvio Berlusconi. Con l'avvicinarsi della data del voto, queste voci si sono fatte più insistenti. Per essere più chiari, riguardano il ritorno dello stesso male che Berlusconi, un giorno del luglio del 2000, confidò di avere già sconfitto: «Ho avuto un cancro alla prostata», raccontò. «Ho vissuto mesi da incubo, ma ho continuato a lavorare senza far trasparire nulla. Poi sono stato operato e ce l’ho fatta. E ho ricominciato con più grinta». L’operazione avvenne nella primavera del 1997.

Sono passati undici anni. Oggi - ne abbiamo la certezza - Berlusconi sta benissimo. Però il venticello della calunnia si sta facendo sentire, guarda caso in prossimità dell’appuntamento elettorale più importante della sua vita, quello che dovrebbe sancire la vittoria definitiva del Cavaliere sulla sinistra, aprirgli la strada di Palazzo Chigi e tra cinque anni, se tutto fila liscio, quelle del Quirinale. Con il dovuto tatto, le ambasciate e le sedi delle grandi associazioni cercano di informarsi, usando canali informali: chiamano i giornalisti amici, sondano gli uomini vicini al Cavaliere, provano a capire se la tempra di Berlusconi gli consentirà davvero di governare per altri cinque anni.

Ogni immagine di Berlusconi è analizzata al microscopio, ogni defaillance dà il via a un florilegio di supposizioni infondate. Zoppica sul palco? Non è il menisco del ginocchio destro che cede (la stessa articolazione che Berlusconi si fece operare nel novembre del 1996), ma è la malattia che, in qualche modo, torna a farsi sentire. È ingrassato (come appare in televisione in questi giorni)? Non sono i pranzi e i cocktail e i buffet e le cene elettorali cui è costretto a partecipare da settimane, ma i farmaci che sta prendendo. Ha poca voce? Sì, è dovuto al fatto che si sgola per ore nei comizi (accanto a lui, guarda caso, da qualche giorno c’è l’otorinolaringoiatra del san Raffaele, che inutilmente lo supplica di risparmiare gola e tonsille). Ma forse, s’insinua e si dubita, c’è anche qualcos’altro.

Di vero, in tutto questo, c’è solo che Berlusconi - che in campagna elettorale non è tipo da tirarsi indietro - sta strapazzando il suo fisico ben più di quanto dovrebbe. Lui lo sa, ma sa anche che la sua presenza in ogni angolo d’Italia è indispensabile, e che per riposarsi (ammesso che Berlusconi sappia cosa vuol dire) avrà tempo dopo. Però qualcuno, intanto, prende per verosimili le voci che lo riguardano. E si regola di conseguenza.

Impossibile dire se dietro ci sia una regia tesa a screditarlo nelle sedi che contano. Probabilmente no. Di certo, però, queste voci, note a tutti gli addetti ai lavori, fanno un gran comodo agli avversari del PdL. Walter Veltroni non parla - ci mancherebbe - della malattia di Berlusconi, ma ogni volta che può allude alle condizioni fisiche del suo rivale. Lo fa a modo suo: obliquo. Da qualche tempo, gli argomenti forti dei comizi del candidato premier del Pd sono l’età e la tenuta fisica di Berlusconi. Un giorno il pensionato Veltroni dice che «con stasera siamo arrivati alla tappa 71 del mio viaggio in Italia, più o meno l’età del mio principale avversario». Quello dopo ricorda a chi lo ascolta che «nel 2026 avrò la stessa età che ha oggi il mio avversario». Passa qualche ora e fa sapere all’Italia che lui ha «voglia, energia, il tempo giusto della vita» per fare il premier. A differenza di Berlusconi, s’intende: «Lui è un leader logorato, io no», assicura.

La buona notizia è che domani si vota. E che, assieme alle elezioni, termineranno veleni, calunnie e allusioni.

© Libero. Pubblicato il 12 aprile 2008.

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