mercoledì, aprile 23, 2008

Greenpeace e la scienza: il racconto di Patrick Moore

Quello di Patrick Moore è un nome assai noto tra chi si occupa di ambiente. Fu uno dei fondatori di Greenpeace, che ha lasciato nel 1986. Ha appena raccontato sul Wall Street Journal i motivi del suo addio a Greenpeace. E' una lettura istruttiva.
Nel 1971 si stava radicando in Canada un'etica ambientalista e pacifista, e io decisi di partecipare. Appena ottenni il mio dottorato in Ecologia, misi assieme il mio background scientifico con le forti capacità mediatiche dei miei colleghi. Coerentemente con le nostre tesi pacifiste, fondammo Greenpeace.

Ma dopo ho imparato che il movimento ambientalista non sempre è guidato dalla scienza. (...) Dapprima, molte delle cause che portammo avanti, come l'opposizione ai test nucleari e la protezione delle balene, scaturivano dalle nostre conoscenze scientifiche di fisica nucleare e biologia marina. Ma dopo sei anni passati come uno dei cinque direttori di Greenpeace International, mi resi conto che nessuno dei miei colleghi direttori aveva alcuna formale competenza scientifica. Erano o attivisti politici o imprenditori dell'ambiente. Alla fine, la tendenza ad abbandonare l'obiettività scientifica in favore delle agende politiche mi obbligò a lasciare Greenpeace nel 1986.

Il punto di rottura fu la decisione di Greenpeace di appoggiare la campagna internazionale contro l'uso del cloro. La scienza ci mostra che aggiungere cloro all'acqua da bere è stato la più grande conquista nella storia della sanità pubblica, che ha consentito la virtuale scomparsa di malattie legate all'uso dell'acqua, come il colera. E la maggior parte dei nostri farmaci sono basati sulla chimica del cloro. In parole povere, il cloro è essenziale per la nostra salute.

I miei ex colleghi ignorarono la scienza e appoggiarono la campagna contro l'uso del cloro, obbligandomi ad andare via. Nonostante la scienza sia giunta alla conclusione che non esistano rischi conosciuti - e che ci siano grandi benefici - nell'uso del cloro nell'acqua potabile, Greenpeace e altre associazioni ambientaliste si sono opposte al suo uso per oltre vent'anni.
Il resto del racconto di Moore è qui.

Sullo stesso argomento, l'ottimo articolo di Benedetto Della Vedova per l'Occidentale: «Se la prima edizione dell’Earth Day fu dunque dedicata al global cooling, da qualche anno protagonista dell’evento è il global warming, il suo esatto opposto. Un particolare curioso ma poco rassicurante, che testimonia come la questione ambientale sia dominata da un approccio più emotivo che scientifico, un coacervo ideologico fatto di diffidenza per la scienza e la tecnologia, nostalgia per l’autarchia e vagheggiamenti sulla necessità di politiche denataliste».

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