lunedì, ottobre 30, 2006

Storie di gay e di imam

Mentre il muftì della moschea di Sydney spiegava agli australiani che «le donne senza velo provocano gli stupratori», dall'altra parte del mondo, a Manchester, l'imam della principale moschea della città, Arshad Misbahi, illustrava a uno psicoterapeuta, John Casson, il suo modello di società multiculturale.
Casson said: "I asked him if the execution of gay Muslims in Iran and Iraq was an acceptable punishment in Sharia law, or the result of culture, not religion. He told me that in a true Islamic state, such punishments were part of Islam: If the person had had a trial, at which four witnesses testified that they had seen the actual homosexual acts."

"I asked him what would be the British Muslim view? He repeated that in an Islamic state these punishments were justified. They might result in the deaths of thousands but if this deterred millions from having sex, and spreading disease, then it was worthwhile to protect the wider community."

"I checked again that this was not a matter of tradition, culture or local prejudice. 'No,' he said, 'It is part of the central tenets of Islam: that sex outside marriage is forbidden; this is stated in the Koran and the prophet (peace and blessings be upon him) had stated that these punishments were due to such behaviours.'"
In parole povere, l'imam di Manchester ritiene perfettamente giustificabile la condanna a morte degli omossesuali, in quanto prevista dai precetti dell'islam (chi è interessato all'argomento può leggere questa fatwa su IslamOnline, dove si spiega che il modo islamicamente corretto di risolvere la questione è la lapidazione). Del resto, il libro di Bruce Bawer riporta numerosissimi casi di gay-bashing, avvenuti di recente in nord Europa, ad opera di gang di giovani musulmani.

Questa notizia, però, a differenza delle dichiarazioni del muftì di Sidney, non ha fatto il giro del mondo. Al contrario, è stata tenuta ben nascosta, anche in Inghilterra. Io l'ho trovata sul blog di Bawer (semplicemente il miglior osservatorio sull'islam in nord Europa), il quale, a sua volta, l'ha pescata su Gay Community News. E' stata quindi ripresa da Robert Spencer su Jihad Watch e da Little Green Footballs. Per il resto, silenzio. Il circuito dei mainstream media se ne è fregato. Laddove è chiaro che se la stessa frase fosse uscita dalla bocca di un vescovo di Santa Romana Chiesa sarebbe stata in cima ai notiziari di tutte le emittenti del mondo.

Come mai? La spiegazione di Bawer (purtroppo credibilissima) è che chi poteva e doveva diffonderla ha ritenuto di non farlo: è politicamente scorretto dire che uno dei principali imam inglesi vuole vedere morti tutti gli omosessuali e, ci si creda o no, nel mondo dei media simili autocensure sono mostruosamente efficaci.

Tragedia nella tragedia, a questa congiura del silenzio hanno partecipato i giornalisti omosessuali inglesi. Bawer (a sua volta omosessuale dichiarato, ma orgogliosamente immune dal virus del politicamente corretto) porta alla luce, infatti, anche quest'altra notizia: in un summit segreto che ha coinvolto i massimi dirigenti della BBC, la televisione pubblica inglese, gli stessi "executives" hanno ammesso che la loro televisione ha un forte pregiudizio negativo nei confronti della Chiesa cristiana e un altrettanto forte pregiudizio positivo verso l'islam. E' emerso anche che buona parte dei posti chiave sono stati assegnati a omosessuali, mentre le minoranze etniche risultano di gran lunga sovrarappresentate.
The Daily Mail reported Sunday on the secret London meeting of key executives, called by BBC chairman Michael Grade and hosted by veteran broadcaster Sue Lawley. The report revealed that many senior executives are deeply frustrated with the corporation’s commitment to “political correctness” and liberal policies at the expense of journalistic integrity and objectivity.

BBC executives admitted the corporation is dominated by homosexuals. They acknowledged that ethnic minorities held a disproportionate number of positions and said the BBC deliberately encourages multiculturalism and is more careful to avoid offending the Muslim community than Christians.

Tossing the Bible into a garbage can on a comedy show would be acceptable, they said, but not the Koran, and if possible they would broadcast an interview with Osama Bin Laden, giving him the opportunity to explain his views.

The BBC is not impartial or neutral,” said Andrew Marr,senior political commentator with the corporation. “It’s a publicly funded, urban organization with a abnormally large number of young people,ethnic minorities and gay people. It has a liberal bias not so much a party-political bias. It is better expressed as a cultural liberal bias.”
Proprio la BBC, nei cui organi direttivi gli omosessuali ricoprono un peso così elevato, si è guardata bene dal dare un qualche rilievo alle dichiarazioni dell'imam di Manchester. Di quelle frasi naziste (chiamiamo le cose con il loro nome) ha dato conto con ben due giorni di ritardo, per di più "tagliando" la notizia in maniera da fare uscire l'imam nel modo migliore possibile: insinuando nel lettore il dubbio che lo psicoterapeuta stesse mentendo, dando voce a un difensore dei diritti degli islamici senza far parlare alcun difensore dei diritti degli omosessuali, guardandosi bene dal registrare il parere di un esperto di questioni islamiche, il quale avrebbe dovuto confermare che la pena prevista dai musulmani ortodossi per gli omosessuali è la morte.

Commento di Bawer: «Se davvero la BBC è controllata dagli omosessuali, io, in quanto omosessuale, provo vergogna e disgusto per ognuno di loro». Applausi.

(A proposito. In Italia sarebbe il caso che il coro delle vestali pronte a indignarsi ogni volta che papa Ratzinger apre bocca spendesse due o tre parole per attaccare con pari vigore chi predica l'eliminazione fisica degli omosessuali, magari risparmiandosi certi imbarazzanti sofismi che dovrebbero dimostrare l'equivalenza morale tra la posizione del Vaticano e quella di Ahmadinejad).

Post scriptum. C'è voluto un anno, ma alla fine l'Associated Press ha iniziato ad ammettere, tra le righe e sempre attribuendo certe parole così scomode ai poliziotti interpellati, che sì, gli scontri di Parigi sono opera di giovanotti che gridano "Allah Akbar" mentre lanciano pietre sulle auto della polizia, e che forse chiamarla "Intifada permanente" non è poi così sbagliato. Certi problemi a maneggiare la questione islam non li hanno solo alla BBC.

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