giovedì, marzo 01, 2007

Concorso di responsabilità

La responsabilità politica dell’accanimento terapeutico in atto sul governo Prodi non è del solo Marco Follini. Certo, la quota più importante è sua, ma non staremmo qui a parlarne se non ci fosse chi lo ha candidato, pur sapendo benissimo come la pensasse. Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ha un chiaro concorso di colpa.

Primo motivo, storico: che Follini fosse equidistante (o equivicino) tra destra e sinistra l’aveva sempre detto lui stesso. Nel caso si fosse fatto finta di non ascoltarlo, bastava leggere Libero o il Giornale due anni fa per capire come sarebbe andata a parare se si fosse prospettata una situazione come quella di ieri. Che Casini, il quale da una vita fa politica assieme a Follini, non avesse messo in conto una simile ipotesi, risulta davvero poco credibile.

Secondo motivo, progettuale. Casini (e non solo lui) aveva bisogno di tempo. Non può permettersi il lusso di andare alle urne questa primavera. Perché Berlusconi è vivo, e lui vuole tornare al voto con Berlusconi politicamente morto. Perché la Cdl ha un tale vantaggio nei sondaggi che potrebbe permettersi il lusso di presentarsi agli elettori anche non alleata con l’Udc e vincere lo stesso. E Casini vuole essere determinante. Perché Clemente Mastella, Casini e Follini hanno un disegno in comune: tornare al proporzionale, piazzarsi al centro, fare un partito dell’8-10%, lasciare che Unione e Cdl (o come si chiameranno) si scannino tra loro e quindi andare al governo con chiunque abbia vinto le elezioni, dando al governo quella maggioranza parlamentare che Cdl e Unione, da sole, con il proporzionale non riuscirebbero più a dargli. La partita di Casini, Follini e Mastella è quindi la stessa. I loro veri avversari, oggi, sono i campioni del bipolarismo, che poi ne sono anche i figli: Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Ma Berlusconi oggi è all’opposizione, e Prodi ha un piede e mezzo nella fossa.

Avevano bisogno di tempo, i tre centristi, e serviva loro che la riscrittura della legge elettorale fosse inserita tra le priorità dell’agenda politica italiana. Il voto di Follini in favore del governo Prodi ha dato loro tutto questo.

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