mercoledì, febbraio 08, 2006

Se la sinistra si attacca alla canna

di Fausto Carioti
A parte che uno spinello in pubblico ormai è come un topless sulla spiaggia di Riccione, vale a dire che non scandalizza più nessuno, anzi ti ispira un moto di umana pietà qualora l’esibizionista di turno abbia più di cinquant’anni, e a parte che una canna ha ammesso di essersela fatta pure Gianfranco Fini, e sai che sballo e sai che trasgressione, la domanda è: a quale scopo gli esponenti dell’Unione ieri hanno partecipato alla “spinellata” davanti a Montecitorio? Gratta gratta, rispunta il vecchio vizietto della peggio gioventù modello Ecce Bombo: sbattere in faccia agli altri il proprio “vissuto”, il proprio privato, le proprie frequentazioni, il proprio corpo, nella presunzione che al resto del mondo gliene freghi qualcosa. Ma il resto del mondo li guarda, sbadiglia e tira dritto.
Fanno così con tutto. L’omosessualità è diffusa a destra come a sinistra. Però un candidato omosessuale di destra è un candidato e basta, e non ci racconta chi frequenta sotto le coperte. Mentre il candidato omosessuale di sinistra smania per dirci che si candida in quanto omosessuale, ti fa il gioco di parole sulla sua “diversità”, come Nichi Vendola ha fatto sui suoi manifesti. E non capiscono, per cantarla con Lucio Dalla, che oggi l’impresa eccezionale è «essere normale». Perché si può essere gay ed essere contro i pacs, così come si può essere etero e voler legittimare le unioni omosessuali. Si può essere proibizionisti dopo aver fumato qualche spinello e si può essere antiproibizionisti per profonde convinzioni liberali come Antonio Martino, il quale di certo - come il suo maestro, il nobel per l’Economia Milton Friedman - non saprebbe distinguere un etto di hashish da una vaschetta di Nutella andata a male. Ma la sinistra italiana questo concetto tanto banale non riesce a farlo proprio: sono ancora vittime dei loro vecchi slogan, per cui alla fine “tutto è politica”. Non hanno capito nemmeno che i loro stessi elettori sono - giustamente - i primi a fregarsene di simili noiosissimi cliché. Il diessino Franco Grillini, che dell’argomento se ne intende, dice che gli omosessuali «sono tra il cinque e il dieci per cento» della popolazione. Ebbene, anche se i gusti di Ivan Scalfarotto, candidato depresso alle primarie dell’Unione, erano noti a tutto il popolo della sinistra, questo non gli ha consentito di superare lo 0,6% dei voti. Perché - questo è il bello - si può essere omosessuali e votare per un candidato etero, o viceversa. Se tutti quelli che hanno acceso uno spinello o hanno tirato su con il naso un po’ di polverina dovessero essere antiproibizionisti, negli ultimi trent’anni avremmo avuto governi monocolore composti dai soli Radicali. Ma gli elettori dimostrano di avere molta più fantasia e molti più interessi di chi pretende di rappresentarli.
Insomma, la sinistra - partecipando a quella Woodstock dei poveri cui si è assistito ieri davanti a Montecitorio - voleva sensibilizzare gli elettori sulla necessità di cambiare la nuova legge sulle droghe, ma ha finito per compiere l’ennesimo gesto di disobbedienza infantile. Poteva fare di più e di meglio. Ad esempio poteva chiedere al proprio candidato premier, Romano Prodi, una bella dichiarazione chiara e forte sull’impegno a cancellare subito la legge nel caso l’Unione vinca le elezioni. Così gli elettori avrebbero appreso che l’Unione, almeno su una-cosa-una, ha le idee chiare. Potevano fingere di essere una coalizione politica matura e responsabile, pronta a governare, che rispetta le leggi dello Stato anche se non le condivide, perché sa che questo deve fare chi si presenta agli elettori per andare al governo, da dove peraltro potrà riscrivere tutte le norme che vuole. Facendo come hanno fatto ieri danno invece l’impressione di pensarla come Silvio Berlusconi, il quale si dice convintissimo che questi al governo non ci andranno mai. Quelli di ieri sembravano già rassegnati, interessati come erano al premio di consolazione. «Che bello, due amici, una chitarra e uno spinello. E una ragazza giusta che ci sta. E tutto il resto che importanza ha?».

© Libero. Pubblicato l'8 febbraio 2006.

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