lunedì, febbraio 20, 2006

Il centrodestra e la sindrome del politicamente corretto

Ci sono più cose in cielo e in terra che nella maglietta di Roberto Calderoli. Ma il centrodestra questo non l'ha capito. E' succube culturalmente - il che fa rabbrividire, visto il livello "culturale" della sinistra italiana - e di conseguenza abbozza anche dal punto di vista politico. L'ennesima conferma giunge proprio dalla vicenda che ha visto le dimissioni del ministro leghista. Dal presidente del Consiglio agli editorialisti di alcuni quotidiani vicini alla maggioranza sino ai blogger "d'area" è tutto un biascicare scuse, un mostrarsi imbarazzati, un attribuire a Calderoli più o meno tutte le colpe della instabilità geopolitica del Medio Oriente. E' prevalsa, nel centrodestra, la stessa linea - falsa ma politicamente corretta - del delizioso salottino liberal di Repubblica e dell'Unità: la responsabilità dei morti di Bengasi e di tutti quelli che si stanno aggiungendo è del ministro leghista. Ma un simile teorema è bugiardo come una banconota da quindici euro, e chi nel centrodestra lo prende per buono certifica così la sua sudditanza. Perché il problema, anche se pochi sembrano avere la lucidità di capirlo e gli attributi per dirlo a microfoni accesi, non è Calderoli: sono gli islamici. Per quanto imbecille possa essere stato il gesto del ministro, esso può al massimo, con un grande sforzo della ragione, essere ritenuto condizione necessaria, ma di certo non sufficiente alle reazioni di migliaia di esaltati. Se simili macellerie oggi sono possibili solo in terra d'Islam, intanto, è questa stessa religione che va messa in cima alle cause degli eccidi. Così come un ruolo decisivo lo ha chi sta aizzando i fanatici per i propri scopi politici: o qualcuno crede davvero che nelle edicole dei Paesi islamici sia possibile trovare il "Jyllands-Posten", o che prima di cena il bravo musulmano si guardi la trasmissione di Clemente Mimun?
Quel che è peggio, tutti presi come sono a discutere anche loro della maglietta di Calderoli, della "impresentabilità" degli alleati leghisti e delle responsabilità che Berlusconi riveste nella scelta del guardaroba dei suoi ministri, i bravi centrodestrini politicamente corretti sono riusciti a perdere di vista il dato reale della vicenda. E cioè che in questi giorni masse di fanatici islamici hanno colto l'occasione per ricominciare con il loro sport preferito. La caccia al cristiano è ripresa in Nigeria e in Pakistan, e la situazione è tornata a farsi rovente in Turchia, candidata a entrare nell'Unione Europea (altro esempio di sudditanza politica dell'attuale maggioranza). Mentre la sedicente elite del centrodestra, quella che mette la libertà in cima ai propri valori e a parole disprezza ogni tirannia, non ha di meglio da fare che compiacere la sinistra battendosi il petto e scusandosi per avere un ministro che si diverte a stampare vignette satiriche (ripeto: vignette satiriche, non il testo integrale di Mein Kampf) sulla propria biancheria. Ministro che intanto si frega le mani, convinto - magari a ragione - di essere riuscito ad accattare qualche voto in più. Là scorre il sangue degli innocenti, e noi qui a parlare di magliette. Come se il terrorismo e il fanatismo degli estremisti islamici fossero iniziati con la t-shirt di Calderoli. Che pena.

Post scriptum. Incidentalmente, faccio notare che a Copenhagen sono scesi in piazza a migliaia in favore del dialogo tra le religioni. Posso non essere d'accordo con le loro priorità (a modesto avviso di chi scrive la prima battaglia da fare oggi, in Danimarca come in gran parte dell'Europa, riguarda la libertà d'espressione, e una simile manifestazione suona troppo come una presa di distanza dai vignettisti del "Jyllands-Posten" e dalle loro sacrosante libertà), ma è giusto, democratico e "normale" che abbiano manifestato. A tutt'oggi, non risulta che ci siano state manifestazioni analoghe, nel mondo musulmano, in difesa dei cristiani massacrati e contro i fanatici che li uccidono. Eppure mi pare di tutta evidenza che facciano più male all'Islam simili stragi compiute in nome di Allah che le magliette di Calderoli.

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