sabato, settembre 30, 2006

Non lo fo (solo) per piacer mio

A furia di difendere l'aborto e di dipingere il matrimonio come un'istituzione obsoleta, per non dire ridicola (un tempo in Francia e in Italia si sarebbe detto "borghese"), la sinistra statunitense, man mano che avanzano le generazioni, si scopre sempre più con il fiato sul collo: collegi elettorali tradizionalmente fifty-fifty con gli odiati conservatori iniziano a pendere sempre più dalla parte dei Repubblicani, e collegi in cui i Democratici potevano contare su una solida maggioranza stanno diventando seriamente a rischio per Hillary Clinton e compagnia.

Tutto si spiega con il fatto che i figli, pur essendo ovviamente liberissimi di votare in maniera opposta a quella dei loro genitori, nella maggior parte dei casi, nel segreto dell'urna, scelgono di seguire il loro esempio. Il motivo, chiaramente, è che l'educazione impartita dalla famiglia, i discorsi sentiti all'interno delle mura di casa e il mix di valori e stili di vita appresi (libertà, autorealizzazione e imprenditorialità piuttosto che uguaglianza, solidarietà, welfare) contano. Eccome.

Negli Stati Uniti (e probabilmente non solo), tra destra e sinistra vi è un crescente gap demografico, dovuto alle differenze nel tasso dei matrimoni e nel tasso di fertilità. Sia per tradizione sia per un consapevole marketing politico, i repubblicani tendono ad attrarre gli elettori più propensi a sposarsi e a fare figli. I democratici, al contrario, attraggono elettori meno favorevoli al matrimonio e meno portati alla procreazione. La propensione a sposarsi e quella a riprodursi sono ovviamente legate l'una all'altra. Si possono certamente fare figli senza essere sposati, ma chi si sposa nella quasi totalità dei casi lo fa avendo in mente un progetto che comprende anche future generazioni. Chi non si sposa, un simile progetto può averlo come può non averlo. Inoltre, anche elettori tendenzialmente progressisti, una volta sposati e diventati genitori, tendono a guardare alla politica con uno sguardo più conservatore. Mentre è assai più difficile che una coppia di conservatori, una volta sposati e messa su famiglia, inizino ad apprezzare i temi tradizionali della sinistra.

Non solo. In quanto tendenzialmente antiabortisti, i repubblicani avranno più chances di portare a termine l'eventuale gravidanza, laddove i democratici si sentiranno moralmente assai più liberi di valutare se abortire o meno.

E' un trend ovviamente lento, i cui effetti però iniziano a intravedersi. Da due inchieste (sul fertility gap e sul marriage gap) appena uscite su Usa Today si apprende che:

1) Dei 50 collegi elettorali con la più alta percentuale di elettori sposati, i Repubblicani oggi ne controllano ben 49. I Democratici, appena 1;

2) Dei 50 collegi elettorali con la più alta percentuale di elettori adulti che non sono mai stati sposati, i Democratici ne controllano la totalità: 50;

3) Dei 61 collegi in cui meno di metà degli adulti sono sposati, i Democratici ne rappresentano 59, i Repubblicani 2;

4) I Repubblicani rappresentano collegi al cui interno vivono 39,2 milioni di minorenni: 7 milioni più dei Democratici;

5) Dei 30 collegi elettorali in cui la percentuale di bambini che vive con genitori sposati è inferiore alla metà, i Democratici ne rappresentano la totalità: 30;

6) Nelle elezioni presidenziali del 2004, George W. Bush sconfisse John Kerry con quindici punti di distacco tra gli elettori sposati e perse per 18 punti tra gli elettori non sposati.

Come dice la sondaggista Anna Greenberg, «le maggiori differenze nella politica americana sono la religione, la razza e lo status matrimoniale». I Democratici sono formidabili macchine acchiapavoti tra i singles, i gay e gli abortisti. I Repubblicani fanno altrettanto con le famiglie tradizionali. La differenza è che i secondi si riproducono con facilità, i primi tendono a farlo assai meno. Nel lungo periodo, questo potrebbe fare la differenza.

Per saperne di più:
"The Roe Effect - The right to abortion has diminished the number of Democratic voters", sul Wall Street Journal
"No More Babies (Left) To Kiss", su The Right Nation

Etichette: ,