martedì, aprile 10, 2007

Un ministro, tre scimmiette

di Fausto Carioti

Tre scimmiette al prezzo di una. Davanti agli imam che incitano alla violenza, Giuliano Amato non vede, non sente e non parla. Sono passati dieci giorni da quando Annozero, la trasmissione di Michele Santoro, ha mostrato, grazie a una telecamera nascosta, quello che avviene nelle due moschee salafite di Torino. In questo periodo il ministro dell’Interno avrebbe potuto valutare la gravità di quelle immagini (non è difficile, bastano un videoregistratore e un traduttore dall’arabo, e al Viminale risultano avere entrambi) e decidere se espellere i due imam, come una norma voluta dalla sinistra nel 1998, la legge Napolitano-Turco, gli permette di fare. Invece sono stati dieci giorni buttati. Nelle due moschee non vi è stata alcuna ispezione da parte della polizia, i magistrati lasciano intendere che a loro sembra tutto normale e Amato mostra di non avere la volontà politica necessaria per affrontare la questione. E questo nonostante nel frattempo Annozero abbia tirato fuori nuove immagini, che rendono ancora più indifendibile la posizione dei due predicatori d’odio.

Nella moschea di via del Cottolengo il signor Kohaila, imam marocchino di 44 anni, era stato filmato mentre predicava di «non integrarsi con gli occidentali», stare ben lontani dagli «infedeli» ebrei e cristiani e «tenere sottomessa» la donna. Tra le pubblicazioni distribuite nella sua moschea vi erano i bollettini di Al Qaeda scaricati da internet, nei quali si spiega che gli atei «si uccidono e basta» e si loda la capacità dell’organizzazione di Osama Bin Laden «di assorbire i colpi nonostante gli arresti, che non significano niente, perché Al Qaeda è più forte». Immagini analoghe erano state registrate nella moschea di via Saluzzo.

Davanti a simili prove, mostrate su Rai Due giovedì 29 marzo, i due imam si sono presentati negli uffici della Digos per reclamare la loro innocenza. Kohaila ha reagito indignato con i giornalisti: «Ho centinaia di testimoni del fatto che predico tolleranza e pace». E infatti trecento islamici, frequentatori abituali della sua moschea, hanno messo per iscritto che «il signor Kohaila non ha mai fatto discorsi di tipo minaccioso nei confronti degli occidentali». Le ultime parole famose: poche ore dopo, dagli studi di Annozero è saltato fuori un video dell’imam che prima, mancando un’adeguata traduzione, non era stato mandato in onda. Mostra l’imam che sbraita «Allah uccida tutti i politeisti», ricorda ai presenti che Maometto ha assicurato che «gli estremisti», cioè ebrei e cattolici, «saranno distrutti», e invoca la distruzione dello Stato d’Israele: «Dio porti alla vittoria i nostri fratelli in Palestina». Tutto molto islamicamente corretto: negli “hadit”, le frasi di Maometto cui ogni musulmano deve ispirarsi, si legge che «la guerra è inganno». Ciò comporta, tra le altre cose, che gli islamici sono tenuti a mentire dinanzi agli infedeli, quando questi rappresentano una minaccia.

Tutto il materiale filmato è ora nelle mani della Digos e della Procura torinese, da dove però fanno sapere che, al momento, «non vi è alcun indagato in relazione ai fatti raccontati da Annozero». La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti, privo di un titolo di reato. Del resto, i magistrati non avevano notato nulla di strano nemmeno nel comportamento del predecessore di Kohaila, Bouiriqi Bouchta, che l’allora ministro Beppe Pisanu dovette espellere nel 2005 per «grave turbamento dell’ordine pubblico e pericolo per la sicurezza dello Stato». Insomma, è tutto nelle mani di Amato: per cacciare i due serve una scelta politica che solo lui può prendere. Intanto, ci facciamo la Pasqua con l’imam che ci vorrebbe morti.

Da sottolineare il silenzio della componente libertaria del centrosinistra. Che ci tiene a marcare la propria distanza dallo statalismo del governo Prodi, ma sembra disinteressata a vicende come quella portata alla luce da Annozero. Eppure la storia e la cronaca insegnano che le prime vittime dei fanatici islamici, anche in Europa, sono le donne (come Ayaan Hirsi Ali, collaboratrice di Theo Van Gogh, somala, nera e atea, costretta a fuggire dall’Olanda) e gli omosessuali (come il sindaco di Parigi Bertrand Delanoë, accoltellato da un musulmano nell’ottobre del 2002). Ma di questi tempi, per certa sinistra, l’unico nemico di donne e omosessuali sembra essere il Vaticano.

© Libero. Pubblicato l'8 aprile 2007.

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