lunedì, giugno 25, 2007

Il velo islamico sì, l'anello cristiano no

Si può pensare quello che si vuole della verginità prematrimoniale (personalmente ritengo che chi la pratica si perda qualcosa, ma siccome è una scelta che paga sulla sua stessa pelle, e non su quella altrui, affari suoi). Però non dovrebbero esserci dubbi sul fatto che chi la sceglie ha tutto il diritto di essere rispettato. Eppure, in un mondo in cui ogni esempio di "diversa sensibilità culturale", dal pantheismo al burqa, dallo zoroastrismo al culto di Wicca sino a Scientology, è difeso e spesso incoraggiato (è così bello poterci beare di come siamo ben disposti verso la diversità altrui, e quindi moderni), la verginità prematrimoniale sembra essere uno dei pochi esempi di "dissonanza" da reprimere.

Accade a Londra (hat tip: Michelle Malkin). Dove una scuola ha vietato alle studentesse di indossare il cosiddetto "anello della purezza". Un banalissimo cerchietto d'argento che sta a indicare l'impegno dei giovani cristiani a non avere rapporti sessuali prima del matrimonio (anello che, detta come va detta, svolge anche una sua indubbia funzione sociale nel "mercato" delle relazioni tra i due sessi: chi è in cerca di avventure facili, una volta visto l'anello capisce subito che deve rivolgersi altrove, risparmiando così tempo e fatica).

Ovviamente - e qui è il punto della faccenda - nella scuola gli studenti islamici sono autorizzatissimi a indossare indumenti - come il velo femminile, il hijab - che indicano in modo ancora più chiaro l'appartenenza religiosa di chi li porta e la volontà di marcare le distanze con l'altro sesso.

«La vera ragione per questa estrema ostilità verso chi indossa l'anello della purezza è l'avversione nei confronti del messaggio di astinenza sessuale, che è "contro-culturale" e contrario all'atteggiamento della società e alla politica del governo. Questo messaggio della tradizione giudeo-cristiana viene soppresso», ha scritto Lydia Playfoot, la ragazza protagonista della vicenda.

Difficile darle torto. Essendo la cultura dominante nell'establishment politico e culturale quella di derivazione sessantottina, non c'è da stupirsi che quello cristiano sia oggi l'unico messaggio religioso "contro-culturale". Commento di un lettore sul London Telegraph: «Avesse deciso di presentarsi a scuola con un osso infilato nel naso, probabilmente glielo avrebbero permesso». Difficile dare torto anche a lui.

Stesso argomento (più o meno), su questo blog: La ballerina inglese che sfida la censura del politicamente corretto.

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