venerdì, giugno 08, 2007

Bush a Roma. Sarebbe uno scontro di civiltà. Se solo ce ne fossero due

Da una parte il primo presidente americano che ha avuto il coraggio (o l'ingenuità) di non rimpiazzare un dittatore con un altro, nella convinzione che la democrazia si possa esportare. Dall'altra quelli che della democrazia se ne fregano. Perché ritengono che solo alcuni abbiano il diritto di averla: gli altri - gli iracheni, gli afgani - chi se ne frega. E hanno anche la faccia di dire che i razzisti non sono loro.

Da una parte chi ha fatto tornare le ragazze afgane nelle scuole. Dall'altra quelli che se fosse per loro al governo ci sarebbero ancora i talebani. Però si riempiono la bocca con la causa femminista.

Da una parte chi continua a pagare, con la vita dei propri soldati, un po' di sicurezza anche per noi. Come ha sempre fatto. Dall'altra quelli che vogliono scappare via, abbandonando quel barlume di democrazia e di civiltà che è appena nato (ed è costato così tanto) nelle mani dei tagliagole.

Da una parte quelli che vanno orgogliosi di ciò che stanno facendo i soldati italiani, americani e i loro alleati. Dall'altra quelli che quei soldati gli vanno bene solo da morti, così possono gettarli in faccia ai loro avversari politici. E fanno a quei morti l'ultimo affronto, il più vergognoso: perché fingono di non sapere che in quella missione ci credevano così tanto da metterci in gioco la loro stessa vita.

Da una parte quelli che conoscono la storia e la geografia e sanno che Israele è l'unica democrazia del Medio Oriente, l'unico posto in cui gli arabi possono toccare con mano la società aperta. Dall'altra quelli che Israele la vogliono cancellare dalle cartine geografiche. Oppure si "accontentano" di boicottare le sue aziende, i suoi cittadini e le sue università. Che poi equivale a uccidere comunque lo Stato d'Israele, ma in modo più politicamente corretto.

Da una parte quelli che sanno che il libero mercato è lo strumento migliore per produrre ricchezza, e l'unico mezzo in grado di redistribuirla in base ai meriti. Dall'altra quelli che il capitalismo lo odiano perché meriti non ne hanno mai avuti, e sono così ottusi e arroganti da pretendere la redistribuzione di una ricchezza che, fosse per loro, non sarebbe mai stata prodotta.

Da una parte quelli che sanno che la libertà è un bene fragile e prezioso, che si paga col sangue e non è mai conquistato per sempre. Dall'altra quelli che Raymond Aron definiva «privi di pietà per le debolezze delle democrazie, disposti a giustificare i più turpi delitti, purché commessi in forza di una giusta dottrina».

Da una parte quelli cui dobbiamo oggi la nostra libertà. Dall'altra quelli che non hanno ancora risposto alla domanda: «Scusa, ma tu che sei pacifista e ripudi la guerra "senza se e senza ma", Hitler come te lo saresti tolto dalle palle?».

Verrebbe da definirlo uno scontro di civiltà. Se solo le civiltà a confrontarsi fossero due, e non una sola.

Addendum di domenica 10 giugno. Sullo stesso argomento, questo il post pubblicato al termine della manifestazione:
Bush a Roma: edizione pre elettorale del Tg1

See also:
"Le ali della libertà", su 1972
"Welcome, Mr. President", su The Right Nation
"Bush in Italia e la retorica dei comunisti", su Giulia NY

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