venerdì, giugno 22, 2007

In difesa della dignità del presidente del Consiglio

Piccolo appello in difesa della dignità del presidente del Consiglio, Romano Prodi, e della carica che ricopre. Un appello di due parole, rivolto a lui medesimo: si dimetta. E' l'unico modo che ha per evitare di subire l'ennesima umiliazione per mano dei "suoi". L'altra volta fu Massimo D'Alema, stavolta è Walter Veltroni.

Nel caso non si fosse capito, stanno defenestrando Prodi. Anzi, lo hanno già scaricato. Buttato via come una vecchia ciabatta. Il presidente del Consiglio per primo sapeva benissimo quanto questo rischio fosse forte. Perciò aveva chiesto che alla guida del partito democratico non fosse messo un "segretario" o un "presidente" forte, ma un semplice speaker. Una scelta diversa sarebbe stata il segnale che erano pronti a fargli le scarpe. E poi voleva che i tempi non fossero così rapidi: sarebbe suonato come un ceffone all'attuale leader della coalizione. Perché andare di fretta quando le elezioni politiche - calendario alla mano - si faranno solo nel 2011? Stringere i tempi sarebbe stato un atto di sfiducia plateale nei confronti del governo e delle sue pretese di durare l'intera legislatura per portare a termine il programma. Prodi stesso aveva detto che lui, tra quattro anni, non si sarebbe candidato. Insomma, era dispostissimo a farsi da parte, ma chiedeva solo di farlo senza subire umiliazioni, nei modi e nei tempi "naturali".

E invece. E' andata che il leader del Pd l'hanno fatto subito, e l'incarico lo daranno a una figura che più forte non si poteva: quel Veltroni detestato da tanti, pieno di limiti (soprattutto agli occhi degli elettori del Nord), ma pur sempre ultima carta giocabile per salvare la sinistra italiana dal baratro. A ottobre sarà leader del partito democratico, ma è scontato sin d'ora che sarà il candidato premier del centrosinistra alle prossime elezioni. Tutti, Massimo D'Alema compreso, adesso si aggrappano al sindaco di Roma come cozze allo scoglio durante la tempesta. Veltroni è l'ultima speranza di ciò che resta dell'Unione. Prodi è la zavorra dalla quale liberarsi il prima possibile.

Davvero difficile che Prodi non l'abbia capito. Per questo, se non vuole passare alla storia come una macchietta senza partito candidata due volte come testa di paglia dai post-comunisti (che nel secondo caso per fargli piacere si sono inventati persino qualche milione di inesistenti elettori alle primarie dell'Unione) e poi da questi puntualmente scaricata e rimpiazzata appena non gli serviva più, faccia un gesto forte, di alta dignità politica. Ha sempre detto di non essere "un uomo per tutte le stagioni", di non voler fare "il Re Travicello" e altre cose simili. Bene. Adesso ci faccia capire se diceva sul serio o scherzava. Ds e Margherita, preparandogli lo "scivolo", il pensionamento anticipato, hanno fatto l'unica scelta razionale per provare a sopravvivere. Adesso sta a Prodi fare la cosa giusta. Si dimetta, esca a testa alta da palazzo Chigi prima che quelli che ce l'hanno messo lo caccino via con ignominia. Se non lo fa per se stesso, lo faccia almeno per l'istituzione che rappresenta.

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