giovedì, settembre 11, 2008

Stati Uniti-Italia: it ain't easy

Il governo italiano assicura che l'incontro tra Silvio Berlusconi e il vicepresidente americano Dick Cheney è finito a tarallucci e vino. Dalla loro, hanno le dichiarazioni ufficiali dei due leader. Ma le frasi ufficiali lasciano il tempo che trovano. Il Financial Times oggi fa una ricostruzione diversa dell'incontro, che mi convince assai di più anche perché coincide con le informazioni in mio possesso, parte delle quali già riversate in alcune cose che ho scritto di recente. Il quotidiano inglese scrive che
«Mr Cheney condemned Russia's "unilateral efforts to alter by force of arms Georgia's internationally recognised boundaries" and reiterated that Nato had agreed on eventual membership for Georgia and Ukraine.

But Mr Berlusconi responded without a word of criticism against Russia, while Mr Cheney looked down at his shoes and avoided eye contact. The US delegation, in Italy for five days, had pushed for clear endorsement of its position from Mr Berlusconi.

Once a favoured ally rewarded for his support of the US invasion of Iraq, Mr Berlusconi has seriously irritated the Bush administration by his handling of Russia's invasion of Georgia. (...)

Concerns grew in Washington that Italy was undermining unity when Franco Frattini, Italy's foreign minister, went to Moscow last Thursday - when Mr Cheney was in Georgia and Ukraine, and ahead of European Union peace efforts by Nicolas Sarkozy, the French president, now among Washington's favourites.

Bush administration hawks are alarmed by Italy's close energy relationship with Russia, particularly the "strategic partnership" between Moscow's Gazprom and Italy's part state-owned Eni, and the South Stream pipeline they intend to build to take Russian gas across the Black Sea.

Gazprom's entry into Libya is being facilitated by an asset-swap with Eni where Gazprom will take half of Eni's take in the Elephant oil field in exchange for Eni taking part of Russia's Arctic Gas.

Glen Howard, head of Washington's Jamestown Foundation, a security research institute, says the Bush administration "wants to drive a stake through the heart of Putin's highly touted South Stream".

"You take Italy and Eni out of the equation and Putin's hopes for the energy subjugation of Europe will be put on hold indefinitely"».
La buona notizia (per Berlusconi) è che la prossima amministrazione americana, qualunque sia il suo colore, almeno inizialmente farà una forte apertura di credito nei confronti dell'Europa, dando vita così a una nuova partita, dalla quale il governo italiano avrà solo da guadagnare. Se poi dalla Russia dovessero davvero arrivare, nei confronti del prossimo presidente americano, quei segnali di distensione che molti a Washington si attendono, la posizione italiana sullo scenario atlantico potrebbe apparire meno eccentrica di quanto sia oggi.

Resterà comunque irrisolto il problema principale del nostro paese, che ne condiziona l'intera politica internazionale: la fortissima dipendenza energetica dall'estero, soprattutto dal gas marchiato Gazprom.

Chi è interessato a capire come siamo arrivati a questo punto, e al ruolo che i gasdotti hanno in questa partita, forse potrà trovare utili i seguenti post:
Il ricatto del gas russo
Putin alla guerra per il monopolio del gas
Cosa dirà Bush a Berlusconi

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