mercoledì, settembre 03, 2008

Walter fa il duro, ma sbaglia indirizzo

di Fausto Carioti

La notizia buona: Walter Veltroni esiste ancora. Ieri si è materializzato per pochi istanti, durante i quali ha esternato sulla scarcerazione degli ultrà arrestati dopo la partita Roma-Napoli. La notizia cattiva: visto ciò che ha detto, avrebbe fatto meglio a restare zitto. Quelli del Pd che si lamentano tanto perché l’ex sindaco di Roma è un leader assente, la prossima volta ci pensino bene prima di evocarlo. In un colpo solo l’uomo che si vanta di condurre un’opposizione seria, ragionata e non pretestuosa, è riuscito a: 1) mostrare a tutti di ignorare il funzionamento basilare delle istituzioni, attribuendo al governo responsabilità che sono solo della magistratura; 2) contraddire il principio per cui «le sentenze si rispettano e non si commentano», sino a poche ore fa uno dei pochi punti fermi rimasti alla sinistra; 3) destabilizzare ulteriormente i suoi elettori, proponendo ricette formato «tolleranza zero» il cui ingrediente principale è il manganello dei celerini.

Per una volta, le parole di Veltroni meritano di essere riportate per intero: «La scarcerazione dei teppisti responsabili dei gravi incidenti prima e dopo la partita Roma-Napoli è un fatto gravissimo. Il segnale che si lancia è pesantemente negativo. Evidentemente dagli atti del governo si evince una morale: duri con quelli che non votano, come gli immigrati, e deboli con quelli che votano». Il succo politico è chiaro: Veltroni sceglie un argomento a forte impatto emotivo, quello della sicurezza, per attaccare frontalmente il governo Berlusconi e provare a recuperare parte di quel ceto medio che lo aveva già salutato prima delle elezioni e che dopo il voto sembra aver avviato un esodo biblico. Tutto legittimo: la politica è come la cucina, ci si arrangia con quello che si trova in dispensa, e di questi tempi nel Pd, ora che la mortadella non c’è più, si fa festa raccattando le briciole degli altri.

Si dà il caso, però, che la «scarcerazione dei teppisti» non abbia proprio nulla a che vedere con gli «atti del governo». Veltroni fa bene a fare la voce grossa, ma deve uscire da largo Chigi, passare sull’altra sponda del Tevere e andare a strillare sotto piazzale Clodio, dove ha sede il giudice monocratico la cui sentenza ha fatto uscire dal carcere gli ultrà arrestati. Il governo non ha avuto alcun ruolo in questa decisione, né avrebbe potuto averlo. Delle due l’una: o Veltroni ignora persino le regole più semplici della separazione tra poteri, oppure le conosce benissimo e ha deciso di fregarsene, perché ha paura di prendersela con i magistrati, perché ha tanta voglia di prendersela con Berlusconi e perché conta sul fatto che gli elettori non sono in grado di capire il suo bluff. Non si sa da quale delle due ipotesi il segretario del Pd esca peggio.

Il ministro dell’Interno, comunque, ieri ha fatto il possibile per accontentarlo. Roberto Maroni ha annunciato «tolleranza zero» nei confronti degli ultrà, che da adesso in poi saranno considerati «un’associazione a delinquere, criminalità organizzata». Coloro che hanno partecipato agli scontri di domenica saranno individuati e non potranno assistere ad alcuna gara sportiva almeno per i prossimi due anni. Il ministro ha anche accusato la questura e la prefettura di Napoli di aver dato una «errata valutazione degli avvenimenti», insomma di non aver capito nulla di quello che stava per accadere, e ha vietato a tutti i tifosi partenopei organizzati di seguire la loro squadra in trasferta per l’intero campionato. Chi voleva il pugno di ferro è stato accontentato.

L’ex sindaco di Roma, a questo punto, dovrebbe essere felice. Certo, contro i violenti si può sempre fare di più. Sul serio Veltroni intende scavalcare il governo a destra? Vuole davvero vedere in televisione i poliziotti in tenuta antisommossa che placano i tifosi più scalmanati massaggiandoli sui denti con il manganello, come avviene in certi stadi inglesi? È pronto ad applaudire i reparti della celere che mettono in riga i «teppisti» ricorrendo a quei metodi che i suoi compagni di partito chiamano “cileni”? Perché se è questo quello che Veltroni vuole, lo dica: per una volta avrà dalla sua parte tanti elettori del centrodestra. I problemi, purtroppo per lui, saranno solo con gli elettori del partito democratico.

© Libero. Pubblicato il 3 settembre 2008.

Etichette: ,