lunedì, agosto 28, 2006

Il solito Berlusconi. O forse no

di Fausto Carioti

La speranza è che non si tratti di un esperimento estivo, ma del germoglio di qualcosa di nuovo. I presupposti - non solo tricologici - sembrano esserci. L’ultima puntata del serial, andata in onda prima della pausa estiva, vedeva Silvio Berlusconi detronizzato cercare rifugio in Sardegna, inseguito dalle voci che lo volevano depresso e stufo quanto basta, indeciso sul proseguimento della sua avventura politica. Le cronache estive confermavano: è più interessato a giocare al piccolo vulcanologo che a decifrare le dichiarazioni di Follini. E invece l’apparizione al meeting ciellino lo ha restituito vicino al meglio della forma (che nel suo caso si misura con il metro della guasconeria) e - questa è la novità - disposto a confrontarsi con un forte “concorrente” interno come Roberto Formigoni. Magari è un caso, ma tutto questo è avvenuto dopo che il Cavaliere si è sorbito i faldoni contenenti le proposte che aveva commissionato prima delle vacanze agli uomini più svegli del suo partito. Oggetto del tema: “Come costruire la nuova Forza Italia”. O come rifondarla, se si preferisce. E la speranza è proprio questa: che Berlusconi, approfittando di questa fase politica che lo vede in panchina (e del resto, se non lo fa ora quando?), abbia deciso di rimettere mano alle cose di casa e di aprire le porte del suo partito al confronto, alla libera circolazione delle idee.

Per chi non lo sapesse, nei dibattiti politici vige una regola: mai avere presenti contemporaneamente due personaggi dello stesso partito. Figuriamoci metterli uno di fronte all’altro. Sono gli stessi interessati a rifiutare. Perché in questo modo vengono fuori le differenze tra i due, si dà l’immagine di un partito diviso, cosa che agli elettori non piace. E poi perché chi è leader ha sempre paura che l’altro finisca per fargli ombra. Eppure a Rimini, invece di appiopparci l’ennesimo monologo, Berlusconi ha accettato di confrontarsi in pubblico con lo scalpitante Formigoni. Lo ha fatto con umiltà, verrebbe da dire se stessimo parlando di un’altra persona. E - tanto per essere chiari - Formigoni non ha tirato indietro la gamba: ha accettato il tackle e non ne è uscito affatto sconfitto.

Guarda caso, dalla sortita romagnola del Cavaliere è venuta fuori persino un’idea. Molto semplice, ma molto forte: l’Italia deve essere cattolica e degli italiani, no all’Italia plurietnica che vuole la sinistra. Dove il richiamo all’identità del Paese non ha nulla di bigotto (né potrebbe averlo, vista la provenienza), ma marca benissimo la differenza con quell’Europa imbarazzata dalle proprie radici e neutrale rispetto alle diverse visioni del mondo che si sono impegnati a creare i socialisti continentali e i “cattolici adulti” alla Romano Prodi. È un’idea che può piacere o meno (a chi scrive piace molto), ma che può essere criticata solo perché ha il coraggio di essere così politicamente scorretta, così “fallaciana”. Viste le notizie che passano la cronaca interna e quella internazionale, sarebbe sensato che proprio quello dell’identità italiana diventasse il primo dei contenuti da dare al centrodestra che verrà.

Insomma, è presto per dirlo, ma se la sua apparizione a Rimini era il segnale che Berlusconi sta per trasformare Forza Italia in qualcosa di diverso - un partito non più di plastica, ma fatto di ossa, carne e sangue, nel quale ci si confronta anche duramente e la promozione ai livelli superiori avviene attraverso il meccanismo brutale ma efficace della selezione naturale, e non tramite cooptazione - in un partito vivo, insomma, ne guadagnerà tutto il centrodestra. Che continuerà a dipendere ancora a lungo, nel bene e nel male, da Berlusconi. Nel bene, perché dietro di lui a tutt’oggi non si vede nessun altro in grado di tenere in piedi una coalizione capace di farsi votare da metà degli italiani. Nel male, perché se Berlusconi non riesce a rendere al 110 per cento e se il suo partito arranca, ne esce sconfitta l’intera Cdl e ti ritrovi Vincenzo Visco alle Finanze.

Post scriptum. Sull’Unità di ieri il direttore Antonio Padellaro, in un editoriale dal titolo «Il tramonto del Cavaliere», ha scritto che Berlusconi è sempre più cotto, al punto da non avere più il controllo di Forza Italia. Che sarebbe diventata «un partito allo sbando attraversato da continue lotte intestine che neppure il capo con le minacce di repulisti riesce a controllare», una «armata Brancaleone nella quale sulla questione della leadership tutti preferiscono svicolare, a parte naturalmente Berlusconi convinto di essere ancora il numero uno». Fatti i complimenti a Padellaro per lo scoop (l’esistenza di una lotta per la leadership dentro Forza Italia ai danni di un Cavaliere mezzo disarcionato è una di quelle “notizie” che riesce a pubblicare solo l’Unità), resta la certezza che il problema sia proprio quello opposto. E cioè la mancanza di un confronto politico forte e continuo sia all’interno di Forza Italia, sia tra le anime del partito e Berlusconi. Quanto al viale del tramonto che Berlusconi avrebbe imboccato, è il solito problema che hanno a sinistra: confondono la realtà così com’è con quella che vorrebbero che fosse. Su tutti costoro pesa l’anatema lanciato all’indomani delle elezioni dal diessino Giuseppe Caldarola, che dell’Unità è un ex direttore: «Mettiamo una pietra sopra questa storia del post berlusconismo. È faccenda che riguarderà i nostri figli e i nostri nipoti».

© Libero. Pubblicato il 27 agosto 2006.

Addendum. Umberto era a Rimini e l'ha vista così.

New addendum. Anche il Miscredente era a Rimini e ha filmato l'accoglienza ricevuta da Berlusconi e Formigoni.

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