giovedì, agosto 10, 2006

Come si cambia

Giovanni Lindo Ferretti lo seguo da anni, mi piace da sempre. Ho tutti i suoi dischi, compresa qualche incisione rara. All'inizio cantava cose tipo "Voglio rifugiarmi sotto il patto di Varsavia, voglio un piano quinquiennale e la stabilità" e "Allah è grande e Gheddafi è il suo profeta". Intervistato da Pier Vittorio Tondelli, nel 1984, spiegava così come la pensavano i suoi Cccp-Fedeli alla Linea: «Siamo filosovietici e non filorussi. Amiamo le repubbliche asiatiche, amiamo l'Islam... Non esiste un punto centrale del filosovietismo che ci affascina: i fascini sono molteplici. Se i Cccp non esistessero, chiederemmo asilo politico in qualsiasi stato dell'Urss». Tre anni dopo, spiegando perché aveva deciso di prendere la tessera del Pci, scriveva sull'Unità: «Riposa in pace, compagno Stalin, non sono disposto a sostituirti nel mio cuore, né a lasciare un buco vuoto».

Pochissime interviste, zero presenzialismo. Testi e concerti mai facili, sempre sofferti. Cambia il mondo, cambia il nome del suo gruppo: i Cccp diventano Csi. Nel 2003 la strada del non ritorno è imboccata: si chiamano Pgr, Per grazia ricevuta. Nel marzo di quell'anno trovo una sua intervista sul Quotidiano nazionale, in cui conferma di essere ormai agli antipodi dei luoghi comuni modello Liga-Jova-Pelù. Tira fuori pensieri come questo: «Quella sul pacifismo al tempo della guerra è una riflessione che è profondissima in me, cui dedico profondamente me stesso da anni e anni. Una cosa ho visto coi miei occhi: ho visto i cecchini di Mostar sparare sui civili e organizzare weekend in cui invitavano altri cecchini a sparare sui civili. Poi sono passati due aerei Nato, e i cecchini non sparano più. Vedo in questo pacifismo degli slogan un becero clericalismo fatto di verità assolute: e le verità assolute sono il contrario della dimensione umana; è il pacifismo intessuto dei "senza se e senza ma", un peccato clamoroso. Perché non esiste un mondo che sia senza se e senza ma. I se e i ma appartengono alla vita politica, alla vita religiosa, alla vita umana».

Oggi, sul Foglio, la sopresa più bella. Una lunga lettera figlia del dolore e di un'intelligenza alta e inquieta, in cui nemmeno una parola è messa lì a caso. Merita di essere letta tutta. La pagina è questa, la colonna è quella di destra.