martedì, agosto 22, 2006

Con un enorme cerino acceso in mano

Massimo D'Alema prima dice a Repubblica che «l'Italia non è sola». Poi prega la presidenza di turno dell'Unione Europea di convocare «al più presto» una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri «per definire modalità e mandato della missione europea in Libano». Cioè per capire se assieme a all'Italia c'è davvero qualcun altro. Un Arturo Parisi sempre più perplesso chiede alla Ue: «Ma quanti sono gli "scarponi" degli altri Paesi?» (scarponi, cioè soldati. Non soldi, crocerossine, doganieri o aiuti umanitari: soldati). Francesco Rutelli avverte che l'Italia si farà carico della difficile sfida libanese solo davanti «ad una chiara, netta assunzione di responsabilità e di modalità condivise della comunità internazionale, delle parti in causa e dell'Unione Europea». Il quotidiano della Margherita prende atto del duro risveglio: «Noi siamo tornati in Europa, ma lei nel frattempo non c’è più». Sono altrettanti segnali del fatto che nel governo e nella maggioranza l'aria è ormai pesantissima: all'entusiasmo iniziale si sta sostituendo la cupa consapevolezza che militarmente, e quindi anche politicamente, la missione rischia di essere tutta sulle nostre spalle, visto che solo l'islamica Turchia appare disposta a inviare un numero consistente di «scarponi» in Libano (la Spagna di Zapatero dovrebbe cavarsela con un contingente di rappresentanza; la Francia fa melina; il resto d'Europa risulta non pervenuto; la Russia, grande speranza di Prodi, deve ancora dare segnali concreti). E la proposta di assumere la guida della missione acquisisce sempre più i contorni di una polpetta avvelenata destinata a gravare di nuove responsabilità una coalizione pronta a sgretolarsi appena qualcuno dovesse dire che quello che ci attende in Libano, più che al "peace keeping", assomiglia al "peace enforcing", come è evidente anche dal rifiuto che Hezbollah oppone alla richiesta di deporre le armi.

A complicare le cose c'è che di bipartisan, in questo momento, esiste solo la facciata. Dietro il quadretto idilliaco dei due schieramenti pronti-nonostante-tutto-a-dialogare-nei-momenti-difficili, c'è una opposizione di centrodestra che non ha scordato la monopolizzazione delle cariche seguita alle elezioni, e che ha la forte tentazione di azzannare al collo la maggioranza al primo passo falso, che potrebbe avvenire già questa settimana in sede europea. Mercoledì 23 agosto si riunisce a Bruxelles il Comitato Ue per la politica e la sicurezza (Cops). Venerdì 25 toccherà alla riunione dei ministri degli Esteri della Ue chiesta da D'Alema. In queste due sedi si capirà chi e come affiancherà l'Italia in Libano.

Nella Cdl molti sono convinti che o l'accordo in sede europea non si raggiunge, o - più probabile - si arriva a un'intesa rabberciata che lascia comunque tutti gli oneri a carico degli italiani. Nel primo caso si avrebbe la prova che Prodi ha giocato con le vite dei nostri soldati in modo sconsiderato, con troppa fretta, che la politica estera italiana non esiste e che Prodi nella Ue (lui, ex presidente della commissione) ha lo stesso carisma di un ravanello. Nel secondo caso, i problemi di Prodi si trasferirebbero tutti sul fronte interno.

E non è detto che in Parlamento il presidente del Consiglio possa contare sull'appoggio della Cdl, dove si va ingrossando il partito dei falchi intenzionati a non levargli le castagne dal fuoco. Se Gianfranco Fini, imitato da tanti esponenti dell'opposizione, dice che «la dimensione europea della missione Onu in Libano è elemento politicamente essenziale per decidere la partecipazione di un forte contingente militare italiano», significa che, in assenza di questo elemento, la Cdl è intenzionata a non votare il decreto che dovrà autorizzare la missione. A questo punto, starà a Prodi decidere se vale la pena di fare un nuovo braccio di ferro con la sua maggioranza e giocarsi la faccia e la poltrona nell'ennesima votazione al cardiopalma al Senato.

Update importante. Le Nazioni Unite provano a fare chiarezza e dicono quello che era ovvio a chiunque, tranne che alla sinistra italiana. "Libano, regole ingaggio Onu consentono ampio uso forza", su Reuters News.

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