venerdì, agosto 19, 2005

Prodi legittima i terroristi

di Fausto Carioti
Porgono le terga ai carnefici e la chiamano pace. Se romani e milanesi, chiusi nella metro, pensano ai pendolari di Londra e abbozzano uno scongiuro o una preghiera ogni volta che vedono uno zainetto, se il terrorista Osman Hussain, uno degli autori degli attentati islamici del 21 luglio a Londra, ieri è stato scoperto a Roma, dove si presume si trovasse non per fare il turista, un ringraziamento particolare va rivolto al premier pacifista spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero e, da ieri, al suo aspirante emulo al fiocco di culatello, Romano Prodi. Le due reliquie di quello che fu l’Ulivo mondiale hanno fornito alla premiata macelleria islamica Laden & Zarqawi qualche buon motivo in più per occuparsi di noi. Con una differenza: lo spagnolo ha già fatto tutti i danni che ci poteva fare, il suo imitatore imbolsito è appena agli inizi. Il professore bolognese, nel tentativo di sfilare il voto di qualche no global e fan di Carlo Giuliani a Fausto Bertinotti nella gara delle primarie (perché a questo siamo, ai furbetti del centro sociale), ieri mattina è riuscito a trovare una giustificazione alta, nobile e progressista per le bombe che, in qualche centro islamico, mani premurose hanno già confezionato per noi, e che il somalo arrestato in serata nella capitale magari aveva già deciso dove piazzare (ingabbiato lui dovrà provarci qualcun altro, ma manodopera volenterosa e a buon mercato da quelle parti non manca mai). Di più: Prodi, con infelice voce dal sen fuggita, ha fatto capire alla mano armata di Allah che il copione spagnolo potrebbe ripetersi anche in Italia. Tale e quale.
Il suo modello, Zapatero - ormai l’unica vera icona pop della sinistra italiana, pronta per essere stampata su magliette, accendini e diari - ha la responsabilità morale di aver assicurato agli assassini di Al Qaeda che la loro strategia di sangue è azzeccata. Ordinando il ritiro delle sue truppe dall’Iraq, il primo ministro spagnolo ha confermato la convinzione islamica che l’Europa, debole e spaventata, è il ventre molle dell’Occidente e che, colpiti con violenza uno per uno, gli anelli europei della coalizione antiterrorismo sono pronti a rompersi. Anzi, al loro interno c’è chi non aspetta altro e ha la bandiera bianca già stirata, accanto al decreto di rimpatrio immediato per i soldati in Iraq e al finanziamento per la costruzione di una dozzina di moschee. «Le stragi pagano, massacrateci e noi europei faremo tutto quello che volete voi», recita il messaggio inviato da Zapatero alle centrali musulmane del terrore, e così infatti è stato interpretato. Sistemata la Spagna, ora tocca agli altri. Se prima dell’arrivo del premier iberico l’Italia era nel mirino, da quando Madrid ha suonato la ritirata a Roma è partito il conto alla rovescia, e il super ricercato somalo arrestato ieri era qui per ricordarcelo. La mozione Zapatero, intanto, è stata già approvata a pieni voti dai fondamentalisti londinesi. Con la differenza che la sinistra non è tutta eguale, e Tony Blair è fatto di ben altra pasta rispetto al premier spagnolo, come confermano a suo onore gli sputi che si becca ogni giorno da nove decimi della sinistra italiana.
Ma almeno Zapatero potrà dire di aver agito per risparmiare il sangue dei suoi connazionali, anche se a spese di quello altrui. Proditero no, Proditero le bombe islamiche che hanno messo in serbo per noi è riuscito a giustificarle. Testuale: «Se il centrosinistra andrà al governo i militari italiani saranno ritirati come contingente di occupazione». Frase che ha scatenato le prevedibili scene di estasi da parte di comunisti e Verdi, che per un attimo dietro lo sguardo lesso di Romano hanno intravisto lampeggiare gli occhioni languidi di José Luis Rodríguez. Il messaggio di Prodi è duplice. Primo: cari bombaroli di Allah, la sinistra è già pronta ad accettare le vostre richieste, così come lo era Zapatero. Ora, però, sta a chi ascolta decidere se e come portare l’equazione “Spagna uguale Italia” sino in fondo, bombe comprese. Secondo: l’opposizione a Berlusconi condivide tutto quello che di male avete detto sui nostri soldati in Iraq.
Il dizionario della lingua italiana, del resto, traduce la voce “truppe d’occupazione” come «invasione militare d’un Paese» e fa, ovviamente, l’esempio dell’«occupazione tedesca». Ecco cosa sono per Prodi i soldati italiani in Iraq: invasori, come i nazisti. Se le cose stanno così, i carabinieri uccisi a Nassiriya, in quanto «contingente d’occupazione», non possono che essere stati massacrati giustamente dai terroristi. I quali, già che ci siamo, dovremmo chiamare senza più ipocrisie «valorosi partigiani». Così come le loro avanguardie europee, compreso l’apprendista macellaio arrestato ieri a Roma, che hanno il merito di portare, a colpi di bombe sui mezzi pubblici, la lotta di liberazione in casa dell’«invasore».
Per essere coerente sino in fondo, a Prodi non resta, una volta eletto capo del governo (magari con un piccolo aiuto “alla spagnola” da parte dei partigiani islamici), che introdurre una nuova imposta - potrebbe chiamarla “tassa Bush-Berlusconi”, sai che gusto - per risarcire i danni provocati dall’occupazione nazifascista italiana a quello che un tempo era il fiorente e libero paese governato dal compagno Saddam Hussein. Oltre, s’intende, a trovare una sede all’altezza per Osman Hussain e gli altri esponenti della coraggiosa resistenza islamica (le stanze non mancano, dato che il numero dei compagni dell’Anpi, per tristi ragioni anagrafiche, è destinato a ridursi) e a dare loro un assegno di guerra a carico dell’Inps. I soldi necessari al vitalizio potrà toglierli dalle pensioni degli “invasori” che hanno partecipato alla missione Antica Babilonia: come noto nella Repubblica italiana, fondata sui valori della Resistenza e della Liberazione, i nazifascisti sconfitti non hanno diritto di cittadinanza.

© Libero. Pubblicato il 30 luglio 2005.

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