mercoledì, agosto 24, 2005

Gli immigrati e le culle: come ti riscrivo la verità

Da popperiano, non credo ai complotti. Credo però nella smania di certi giornalisti progressisti di prendere a calci la realtà per farla entrare nei loro bei schemini preconfezionati. E credo nella sciatteria di quelli che preferiscono copiare una notizia dalle agenzie e incollarla in pagina che andare a controllarla di persona. Così adesso noi ci divertiamo. Perché adesso facciamo un piccolo viaggio nel giornalismo italiano. Alla scoperta di una notizia falsa, falsa come una banconota da quindici euro. Una notizia finita sulle prime pagine dei giornali. Una notizia importante, perché riguarda ciò che siamo, il nostro futuro, i nostri figli.
Il 27 giugno 2005 l’Istat, Istituto centrale di statistica, pubblica il bilancio demografico nazionale del 2004. Un documento di nove pagine, con cadenza annuale, in cui si calcolano i nuovi nati e i nuovi entrati nel Paese, si sottraggono i morti durante l’anno e gli emigrati, si fa qualche aggiustamento statistico e si tirano le somme. Se avete tempo leggetevelo: è istruttivo. La notizia, stavolta, è una piccola bomba: il “saldo naturale”, cioè, secondo la definizione Istat, “la differenza tra il numero dei nati in Italia o all’estero da persone residenti ed il numero dei morti, in Italia o all’estero, ma residenti in Italia”, è positivo. Insomma, in Italia si è ricominciato a fare figli e il numero dei nuovi nati supera quello dei morti. Per la prima volta dal 1992.
L’Ansa, la principale agenzia giornalistica italiana, quella che copiano tutti (non Libero, visto che ci serviamo da altri), scrive che “le culle tornano a riempirsi o almeno non sono più vuote come accadeva a metà degli anni '90, ma un aiuto decisivo viene dagli immigrati. Infatti, per ogni italiano che nasce ci sono almeno due bimbi figli di immigrati che vengono alla luce”. Almeno due. Almeno. Nel riassunto delle notizie della giornata si legge: “Culle non più vuote; per ogni italiano due immigrati”. Tenete a mente questo dato, è importantissimo: due nuovi bebè su tre sono figli di cinesi, filippini o africani. Vuol dire che, nella classe dei vostri figli, su venticinque alunni i figli di italiani saranno appena otto.
Il messaggio passa. Il giorno dopo la grande maggioranza dei giornali racconta agli italiani che, su tre culle, due ospitano un figlio di immigrati. Qualcuno mette la notizia in prima. Tutti scrivono che è grazie agli immigrati che il bilancio demografico nazionale sta in piedi. Liberazione, l’organo di Rifondazione, fa il suo mestiere e spara il titolone in prima: “L’Italia cresce. Grazie ai figli dei migranti”.
Perché quei numeri non sono neutri. Sono numeri che hanno una forte valenza politica e culturale. Se a fare figli sono solo gli immigrati, se due culle su tre sono loro, allora prima o poi dovremo prendere atto che non vi è alternativa al modello del multiculturalismo. Siamo vecchi e stanchi, condannati al declino come tutto l’Occidente: facciamo spazio al nuovo che avanza. Del resto, come potremmo aver ricominciato a fare figli (prodotto dalla lavorazione semplice ma dalla manutenzione assai costosa), se in questi anni di governo Berlusconi ci siamo tutti impoveriti, se siamo privi di fiducia nel futuro e tutte quelle altre cose che leggiamo ogni giorno su Corriere e Repubblica?
Due su tre, il 66 per cento. Solo che non è vero. Sono numeri falsi. Nel rapporto Istat non esistono da nessuna parte. Da nessuna parte si dice che due neonati su tre sono figli di immigrati. Così come da nessuna parte è scritto che solo grazie agli immigrati il saldo tra nati e morti è positivo. Perché non è così. Ecco cosa c’è scritto: “Negli ultimi 5 anni (…) l’incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati della popolazione residente in Italia è più che raddoppiata, passando dal 3,9 per cento del 1999 all’8,6 per cento del 2004 (dato stimato)”.
Capito? L’8,6 per cento. Non il 66. L’8,6, ovvero due bambini in una classe da 25. Certo, gli immigrati hanno un tasso di prolificità maggiore di quello italiano. Però anche le donne italiane hanno ripreso a fare figli: “L’aumento di fecondità osservato negli anni più recenti (è) dovuto alle donne di età compresa tra 30 e 40 anni. Si tratta di donne che stanno verosimilmente recuperando parte della fecondità non realizzata nelle età giovanili, contribuendo in tal modo all’incremento del tasso di fecondità totale”.
Insomma, la notizia era che le italiane stanno invertendo un trend ultradecennale e tornano a mettere su famiglia. Mettetelo accanto al ritorno della famiglia e dei valori negli Stati Uniti, che ha portato George W. Bush al suo secondo mandato, aggiungete l’esito del referendum sulla procreazione assistita in Italia e la presenza di un Papa forte e carismatico su ognuno di questi temi, sommate il tutto e guardate il quadro che ne viene fuori. Decisamente insopportabile per il progressista medio italiano. Meglio, allora, adagiarsi sul vecchio luogo comune degli immigrati che fanno tanti figli. Un articolo già scritto e letto centinaia di volte, comodo comodo, dentro al quale la sinistra si avvolge come Linus nella sua coperta. E pazienza se la verità è altrove. Tanto, nessuno lo saprà mai.

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